NUOVA CONFERMA CHE IL RIGORE TEDESCO NON PAGA - TROPPI PIEDI STORTI, IL BAYERN BUTTA VIA LA COPPA: SCONFITTO DAL DISCHETTO - LA FINALISSIMA AVEVA LA STESSA VIVACITÀ DI UNA PARTITA A BRISCOLA ALL´OSPIZIO. POI, PERÒ, SI È MESSA IMPROVVISAMENTE A ULULARE E IL CHELSEA DI DROGBA E DI MATTEO SE L´È PRESA AI RIGORI - CERTO, LA BELLEZZA DEL CALCIO È UN´ALTRA COSA….

Maurizio Crosetti per La Repubblica

La finalissima aveva la stessa vivacità di una partita a briscola all´ospizio. Poi, però, si è messa improvvisamente a ululare e il Chelsea se l´è presa ai rigori, bevendo ettolitri di birra gelata nella coppa d´argento. E´ Drogba l´eroe omerico: prima pareggia all´88´, poi segna l´ultimo penalty del destino. Nel 2008 il Chelsea scivolò dal dischetto e da allora aspettava la sua vendetta, "in questa vita o nell´altra". Certo, la bellezza è un´altra cosa.

Strana notte davvero, prima catatonica e poi quasi leggendaria, quando Bayern e Chelsea hanno deciso di smettere con la pallamuro e provare invece col football, con il calcio matto e bellissimo che è come un gattone che dorme: quando lo svegliano di colpo, sono salti e graffi all´impazzata. Indecifrabile sfida dai due volti, quasi tutta di un grigiore coloratissimo, ma solo perché i tifosi erano tutti vestiti o di rosso o di blu e si sono dati da fare con canti, feste e bevute dall´alba a notte fonda.

Quasi niente di questa passione si è però trasferito in campo per almeno 83´, quando i rossi e i blu parevano gli ometti del calciobalilla, più o meno con il medesimo livello di fantasia. Poi, le luci inattese e tutta la follia dello sport tra gol estremi e rigori sbagliati (ahi, Robben).

Il Chelsea è stato a lungo inguardabile, ha pensato a difendersi dal primo all´ultimo minuto, con l´unico obiettivo di tirare a campare sperando in un golletto e nei supplementari: difatti. Tra squalifiche, anzianità, prepensionamenti e debolezze varie, Roberto Di Matteo non poteva non incarnare la più trita versione del catenaccio italico. Forse non aveva scelta, ha persino messo un terzino aggiunto - Ryan Bertrand al debutto assoluto, zero minuti in Champions fino a ieri sera - per contenere un po´ Robben. Al resto ha pensato la testa dura di Drogba.

Il Bayern ha perso la sua finale in cortile, obbligato ad abbattere il muro bluastro. Ci ha provato in tutti i modi, aggirando, pazientando, aggredendo, ma i due tiri in porta contro uno nel primo tempo raccontano da soli la pochezza dello spettacolo. Con un possesso palla di 60 contro 40, i bavaresi hanno messo paura a Cech una volta soltanto, con Robben al 21´.

E sarà anche vero che ci sentiamo un po´ tutti orfani di Messi e Cristiano Ronaldo, ma da parte di chi aveva azzerato tanta bellezza ci si aspettava qualche palpito in più: vale la pena eliminare Barcellona e Real Madrid, con difese a oltranza, per giocare a non giocare nella notte lucente della finalissima? Certo, l´epilogo ha un po´ riscattato il resto, solo un po´.

Si sa che il calcio è totalmente matto e spariglia le carte con uno starnuto, se vuole. Così, la briscola di Champions diventa un palpito tachicardico in una manciata di istanti. Gol dei rossi all´83´, pareggio dei blu all´88´. Prima, il teutonico Muller schiaccia di testa e infilza Cech con un rimbalzo da palla di gomma. Poi, quando il delirio bavarese sembra già ubriaco fradicio di gioia, il leone solitario Drogba alza nel cielo l´altissimo ruggito: pure lui usa la testa, avvitandosi come il più classico dei centravanti e sbattendo il pallone dentro la rete.

A questo punto, il Bayern ha rivisto i fantasmi del 1999, quand´era in vantaggio per 1-0 sul Manchester United e riuscì a perdere la Coppa in tre minuti, senza neppure bisogno dei supplementari. Che stavolta, invece, si ramificano nella notte, concedendo subito un gigantesco sussulto al 94´: rigore per il Bayern, Drogba stende Ribery ma Cech blocca il tiro di Robben, suo antico compagno di squadra. Schemi saltati, ora si va di pancia e di nervi, è calcio elettrico fino all´ultimo pallone, all´ultimo sospiro e all´ultimissimo rigore di un leone nero, magnifico.

 

ROMAN ABRAMOVICH Roberto di matteoDrogbaNOZZE DROGBA DA CHI Roberto di matteoDidier Drogba Da LEspresso

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