guy debord - la societa dello spettacolo

OLIVIERO BEHA: “60 ANNI FA USCIVA IL LIBRO DI DEBORD ‘LA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO’ IN CUI C’E’ LA FRASE ‘LO SPETTACOLO È IL CAPITALE A UN TAL GRADO DI ACCUMULAZIONE DA DIVENIRE IMMAGINE’. SEMBREREBBE LIMITATO A DAGOSPIA. NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO: E’ UN DISCORSO POLITICO E ANTROPOLOGICO”

Oliviero Beha per il “Fatto Quotidiano”

 

oliviero behaoliviero beha

Non è stato solo il 60° anniversario dei Trattati europei, il cui spunto principale è stato più o meno il cambio evolutivo di penna per firmarli (per merito delle forze dell' ordine e magari della mosceria del tutto fortunatamente senza incidenti): poi mediaticamente ci ha pensato Papa Francesco "Avete dimenticato la fatica di abbattere il Muro di Berlino".

 

No. Era anche lo stesso anniversario dell'uscita in Francia del saggio epocale di Guy Debord La Società dello Spettacolo (oggi Baldini & Castoldi), un secolo dopo Il capitale di Marx. Tante sono le cose che rendono moderno, attuale, fruibile questo testo del filosofo francese marxista situazionista, che andrebbero rilette anche nelle parti e nelle tesi palesemente superate.

 

GUY DEBORD - LA SOCIETA DELLO SPETTACOLOGUY DEBORD - LA SOCIETA DELLO SPETTACOLO

Ma prendiamo la frase "Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine": sembrerebbe qualcosa di limitato alla deriva recente di Paolo Sorrentino al cinema o in tv dopo i fasti iniziali oppure a Dagospia, che ritengo il sito di informazione più curioso d'Italia ancora oggi (anche se passato dai retroscena agli scenaretro per come tira l'orizzonte anale).

 

Niente di più sbagliato: dilatando la frase di Debord di 60 anni fa, quindi, poco meno che coetanea dei Renzi sr e dei Boschi sr, ai disonori della cronaca per tutti i pasticci di questi tempi, si arriva ai fattacci di questi giorni. E non parlo né di quella nera né di quella giudiziaria di cui bravamente e più che giustificatamente si occupa questo giornale.

GUY DEBORDGUY DEBORD

 

Guai a non farlo: casomai si può discutere i pesi, le misure, i modi, i bersagli. Ma il discorso trascinato da Debord è politico, antropologico, economico e di costume. Se avessero - gli eroi dei nostri giorni - letto uno straccio di quelle pagine, forse prima di piombare nella mancanza di reputazione, nel menefreghismo più bieco nei confronti di tutti quelli che non gli sono utili, avrebbero manifestato una briciola di dubbio e di consapevolezza.

 

Andatevi a riprendere anche solo la "narrazione" (usano le parole come vestiti) di questi ultimi 15 giorni, fra quello che è successo in Parlamento tra Lotti e Minzolini, le beghe impresentabili delle società partecipate dallo Stato, il ministro Madia che copia sulla falsa riga del ministro Fedeli oppure le recentissime nuove esternazioni di Poletti che evidentemente è un ufo del comprendonio. Qui la Società dello Spettacolo è diventata la società del cattivo odore senza neppure bisogno dei Tribunali.

Nell attesa legge Dagospia Nell attesa legge Dagospia

 

La domanda che io credo si dovrebbero porre tutti o quasi i rappresentanti di questo sfacelo è con che occhi guardano i loro figli, se ne hanno, che cosa insegnano loro, dove pensano di poter arrivare se non resistere dove sono o cercare di riprendersi come Renzi i bussolotti di una volta?

 

Quello che sembra lontano mille miglia dalla loro comprensione e che stanno amministrando male, alla Debord in sedicesimo, un popolo sfinito che sta perdendo la sua ultima memoria di valori e che tra poco, molto poco, riterrà tutto ciò normale. Un Paese come il nostro che ha smarrito qualunque logica arriverà a pensare che non si può vivere meglio di così.

GUY DEBORD GUY DEBORD

 

La società dello spettacolo nella sua versione odierna è la società dell' ignoranza, della mancanza di sforzo per raggiungere qualcosa, dell' assenza di ogni metodo che non sia quello della sodalità "mafiosa" fra famigli e simili, in modo che il cattivo odore rimanga dentro.

 

E ripeto che paradossalmente tutto ciò pur avendo a che vedere con l'illegalità diffusa, potrebbe addirittura esserne solo lambito e il discorso materiale e immateriale sarebbe all'incirca lo stesso: il re è nudo, danno la caccia al bambino e vanno avanti come treni non rendendosi conto che qualcuno ("daranno la colpa ai rumeni") gli ha già rubato le traversine di rame che li faranno deragliare.

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