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OROSCOPIAMO CON MELISSA P - DAL SESSO DI “100 COLPI DI SPAZZOLA” AL MANUALE DI ASTROLOGIA: ORA LA PANARELLO VUOLE RACCONTARE GLI UOMINI IN BASE AL SEGNO ZODIACALE

Fabio Giuffrida per http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

 

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Melissa P. torna in libreria con “2015 – Un anno d’amore” edito da Mondadori: un manuale d’astrologia nel quale la giovane scrittrice catanese spiega l’influsso dei segni sull’identità maschile. Un libro totalmente differente da quelli finora pubblicati: non è né un romanzo né un saggio e non tratta argomenti erotici come quelli affrontati nella sua prima opera, “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”. Oggi Melissa P. abita a Roma, è felicemente fidanzata e adora il suo lavoro.

melissa panarello 2015 un anno d'amoremelissa panarello 2015 un anno d'amore


Melissa, da un’autobiografia “scandalo” ad un manuale di astrologia. Stavolta di cosa si tratta?
«Con questo nuovo libro voglio spiegare alle donne chi sono gli uomini che hanno accanto, analizzando i loro segni zodiacali. Badate bene, non è una guida per “difendersi” dagli uomini, anzi: è un modo per scoprire tutti i segreti che loro non ti diranno mai; io, poi, con i ragazzi, ho sempre avuto un ottimo rapporto, mi piacciono le persone “opposte”».

 

I più maliziosi dicono che i tuoi libri non siano stati scritti da te…
«Fino al terzo libro non credevano che fossi io. Adesso, con la pubblicazione di questo manuale sull’astrologia, qualcuno ha parlato persino di “ghostwriter”. Sapete perché? Il vero problema è sempre stato il mio nome. Se firmassi con un altro nome, probabilmente sarebbe diverso, nessuno mi attaccherebbe prima di leggere l’opera. E, invece, ci sono tantissimi pregiudizi. Io, tra l’altro, non pubblico libri soltanto per guadagnare, lo faccio perché mi piace raccontare. Fin da bambina sognavo di fare la scrittrice e, visto che ci sono riuscita, mi sento realizzata».

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Ma tra i tuoi desideri c’era anche quello di diventare suora…
«Sì, volevo fare la suora perché ho avuto un’educazione religiosa: l’asilo dalle francescane e le elementari dai gesuiti. Mi piaceva com’erano vestite, adoravo il fatto che stessero tutto il giorno in silenzio, pregando e coltivando l’orto. Mi sembrava il tipo di vita adatto a me, poi…».

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Poi è arrivato “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” e la tua vita è radicalmente cambiata…
«Un giorno mandai una bozza del mio libro a tutte le case editrici ma non mi rispose nessuno, eccetto Fazi. Sono quelle cose che capitano quasi per magia, per caso, come succede nell’amore. In realtà, mesi prima, avevo iniziato a leggere alcuni capitoli del mio libro, a ricreazione, nella mia classe. Dopo la pubblicazione di “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” la mia vita è cambiata totalmente: in primis sono arrivati l’indipendenza economica e il trasferimento in un’altra città. Poi ho girato tutto il mondo per fare promozione, infatti i primi anni sono stati adrenalinici, non mi rendevo conto di cosa mi stesse accadendo».

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Ti penti di aver “dato in pasto” ai lettori la tua vita privata? Se tornassi indietro, pubblicheresti il tuo primo libro?
«Non mi pento di quello che ho fatto, quel libro mi ha consentito di fare tutto il resto, compreso quest’ultimo manuale di astrologia. Oggi, però, non lo pubblicherei ma non per vergogna ma semplicemente perché quella storia non sarebbe più parte della mia vita, non potrei fingere una vita che non ho più. “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” ha avuto più successo in Italia che negli altri 42 paesi dove è stato distribuito. Sapete perché? L’Italia è moralista, di conseguenza un Paese così spia di più dal buco della serratura. Nei paesi più liberi, invece, il mio libro ha venduto di meno. Ancora oggi mi chiedo perché la gente debba darmi della “poco di buono” anche se scrivo un libro di astrologia… Solo perché ho cominciato con un romanzo di altro genere? Tutte critiche che, comunque, mi sono scivolate addosso».

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Infine è stato fatto anche un film su “Melissa P.”, come l’hai presa?
«Il libro e il film non possono mai essere la stessa cosa. A me, piuttosto, ha dato fastidio che l’abbiano intitolato con il mio nome suggerendo che quella fosse la mia storia vera, in realtà era un film che non c’entrava niente con la mia storia e che, però, si chiamava come me. Mi ha deluso e danneggiato».
 

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