paolo di paolo erri de luca repubblica

“SAREBBE IDIOTA PENSARE CHE NON AVERE AL FESTIVAL ERRI DE LUCA MI FACCIA PIACERE” – PAOLO DI PAOLO SCRIVE A DAGOSPIA E SPIEGA CHE DA CONDIRETTORE DEL FESTIVAL "SALERNO LETTERATURA" HA PROPOSTO A DE LUCA, DOPO LE POLEMICHE SULLE DICHIARAZIONI SU GAZA DELLO SCRITTORE, DI "FARE USCIRE L'INCONTRO DALLA CORNICE DELLA PROLUSIONE, IN MODO DA ESSERE MENO SOTTO RIFLETTORI “STRUMENTALIZZANTI”: "È COSÌ DIFFICILE DA CAPIRE? NON ESSENDO UN DITTATORE, HO REGISTRATO PERPLESSITÀ, MALUMORI, ANCHE RIFLESSIONI DOLOROSE E  RADICALI CHE I CINICI SEMPRE DI TURNO LIQUIDANO COME INSIGNIFICANTI. LA PROLUSIONE NON È UN EVENTO FRA 200 PERSONE, MA L’EVENTO DI APERTURA. SIAMO TUTTI LÌ. ISTITUZIONI, SPONSOR. E SI SAREBBE FACILMENTE TRASFORMATO IN QUALCOS’ALTRO" – IL CORSIVETTO AL VELENO E SENZA FIRMA CONTRO DI LUI (CALCATO SU UN TWEET DI LUCIANO CAPONE DEL "FOGLIO") MESSO IN PAGINA DA "REPUBBLICA" E LA RISPOSTA DI DI PAOLO...

 

https://www.dagospia.com/politica/gaza-si-litiga-in-famiglia-repubblica-pubblica-boxino-velenosissimo-476443

 

 

Lettera di Paolo Di Paolo a Dagospia 

 

Caro Dago, 

PAOLO DI PAOLO

«Abbiamo letto con sorpresa le parole con cui Paolo Di Paolo...», dice il corsivo senza firma pubblicato dal giornale su cui scrivo da dieci anni e su cui sognavo di scrivere da ragazzino, quando ritagliavo i pezzi di Zucconi e il paginone di cultura. Posso subito fare eco: ho letto con sorpresa che "abbiamo" (ma chi?) letto con sorpresa, eccetera.  

 

La penna anonima e pungente parla – facciamo subito rima, siamo poeti – del mio apparato digerente: immagine greve quanto adattissima, mi pare, ai giornali dell’altro fronte politico («il Di Paolo 2, dotato di minore tolleranza ma, in compenso, di un formidabile apparato digerente»).  

 

Il corsivetto, oggettivamente inconsueto, mette in relazione un mio post di sconcerto di fronte al linciaggio verbale ai danni di Erri De Luca dopo le dichiarazioni su Gaza e sionismo riprese dal “Foglio” e la polemica sulla mancata partecipazione di De Luca stesso al festival SalernoLetteratura (di cui sono da anni codirettore artistico).

 

erri de luca

Il corsivetto è praticamente calcato su un simpatico tweet di Luciano Capone, firma del Foglio, riportato fra gli altri da Anselma Dell’Olio, che ironizza sul mio nome e cognome, che ahimè non è d’arte e su cui vengo preso per il culo dai tempi della scuola media.  

 

Scrivo qui non tanto per rispondere al corsivetto di cui hai dato notizia, ma per avere l’occasione di chiarire ulteriormente. Il Di Paolo 1, per stare alle definizioni di Rep, ha trovato e continua a trovare aberrante quell’onda di insulti e minacce di roghi ai danni di De Luca. La trova, cioè la trovo aberrante pur non condividendo in nessun modo le opinioni dello scrittore sulla questione palestinese. E ne ho scritto perché mi faceva impressione vedere gente che sta nel mondo dei libri parlare di libri da bruciare o da mettere al bando. 

 

IL BOXINO ANONIMO DI REPUBBLICA CONTRO PAOLO DI PAOLO

Il Di Paolo 2, che co-dirige SalernoLetteratura, si è trovato – non essendo un dittatore – a condividere, come è giusto che sia, con tutto il gruppo di lavoro, con i sostenitori del festival, i volontari, in parte anche con i cittadini che seguono la rassegna, la difficoltà di ignorare le dichiarazioni dell’ospite a cui avevamo affidato la PROLUSIONE (scrivo maiuscolo come fanno i boomer su Facebook; leggi: evento di apertura solenne, inaugurazione dell’intera rassegna).  

 

Ho registrato perplessità, malumori, anche riflessioni dolorose e giustamente radicali che i cinici sempre di turno liquidano come insignificanti. La prolusione non è un evento fra duecento, ma l’evento di apertura. Siamo tutti lì. Istituzioni, sponsor. E si sarebbe facilmente trasformato in qualcos’altro.  

 

Avrebbe generato un orizzonte d’attesa sballato, in grado di spostare violentemente l’asse della riflessione concordata con De Luca (sul suo rapporto con la poesia, a partire da un verso di Alfonso Gatto, poeta salernitano morto cinquanta anni fa, sulle parole, la forza della letteratura in tempi inquieti).  

 

erri de luca scalatore

La proposta – discutibile, criticabile, quello che ti pare, accetto tutto – fatta a De Luca è stata semplicemente quella di fare uscire l'incontro dalla cornice della prolusione, in modo da essere meno sotto riflettori, diciamo così, “strumentalizzanti”. E da evitare che l’evento di apertura di una rassegna con duecento ospiti – una specie di editoriale, un viatico, un “timbro” – risentisse di dichiarazioni che io e molti come me non abbiamo condiviso. È così difficile da capire?  

 

Di più: la fondazione intitolata a Gatto aveva prima informalmente e poi formalmente manifestato il suo legittimo disagio nel legare un evento nato nel ricordo del poeta all’ospite in questione. Poiché non sono solo, per fortuna, a decidere e poiché bisogna confrontarsi a lungo, tentando di mantenere buona fede e rispetto di chiunque, siamo arrivati - non senza mal di stomaco - a quella complicata, vogliamo dire ancora una volta discutibile?, ipotesi. Che GIUSTAMENTE o comunque LEGITTIMAMENTE De Luca ha rifiutato. Forse l’avrei fatto anche io. Ma chapeau, dico qua, al suo garbo e alla sua misura: perché ha addotto solo motivi personali e non ha aggiunto mezza parola. Poi la questione da qualche parte e è uscita e c’è stato quel che c’è stato.  

 

PAOLO DI PAOLO ERRI DE LUCA

Ma c’è stato soprattutto il far finta di non aver capito. Puoi anche crocifiggerci imputandoci eccesso di prudenza, o ideologismo, ma censura no. Figurati che io sono, a differenza di quasi tutti, dell’idea che pure gli artisti russi (di regime o no che siano) possano stare alle Biennali e dove vogliono. A differenza perfino dei miei, nostri contestatori di queste ore, che sugli artisti russi alla Biennale hanno posizioni diverse. La tipica corrente alternata sulla libertà d’espressione.  

 

Mi prendo ancora due righe, tanto siamo online e non c’è da stampare carta, per aggiungere che Erri De Luca l’ho cercato e l’ho conosciuto quando avevo diciott’anni. Lo invitai nella mia scuola perché avevo amato e amo molti suoi libri. Anzi, credo di averne letti un buon 90%. Credo che “Non ora, non qui” e “In alto a sinistra” siano libri bellissimi, che “Montedidio” abbia pagine e immagini folgoranti... Non c’entra niente? C’entra. Perché chi difende o finge di difendere De Luca a malapena ha letto un suo articolo. E questo lo sa pure lui. Ed è con lui che avevo cominciato, settimane fa, a imbastire la prolusione in forma di dialogo.  

erri de luca scalatore 2

 

Cioè, me ne stavo occupando personalmente. Quindi sarebbe idiota pensare che non averlo al festival mi faccia piacere. Mi dispiace, invece. E ti dico di più: molti degli esagitati contestatori di queste ore, che parlano di censura e/o apparati digerenti, non hanno voglia di mettersi nei panni di nessuno. Nemmeno nei panni di un umano o di un’accolita di umani che, poveracci, organizzano una rassegna culturale negli anni Venti di questo secolo, e non sono chatbot o intelligenze artificiali, ma fottuti umani come loro, che possono sbagliare – ho messo avanti mille dubbi dall’inizio alla fine – e possono anche, però, dover scegliere.  

 

PAOLO DI PAOLO

Hai presente l’espressione? Un caso di coscienza. Possono ancora esistere, o no? O siamo diventati tutti stronzi annichiliti e basta? Ma poi mi dico che lo sanno, lo sanno benissimo, è solo uno stupido osceno mortifero gioco delle parti, gente in giacca e cravatta che non ha più niente da perdere e che rischia solo di annoiarsi avendo scavalcata la mezza età.  

 

Per dire: De Luca non si annoia, sono sicuro, e sai perché? Perché ha una vita interiore.  

Molti di questi che si sono espressi nelle ore dell’ennesimo tiro al piccione non ce l’hanno, una vita interiore, non ce l’hanno più o non l’hanno mai avuta. Dubito perfino che abbiano un inconscio. Stanno lì, scrollano i telefoni ribollenti di messaggi che confermano il loro potere così insulso, in fondo, e così insignificante e transitorio nella storia dell’universo. De Luca, su questo, credo la pensi come me, perché lo fa sentire nei suoi libri.  

erri de luca scalatore 1

 

Se lo avessi davanti, comunque, gli direi: Erri, mi dispiace, mi dispiace intanto che la pensi così su Gaza, o quantomeno mi dispiace che tu ti sia espresso così dopo Gaza, perché quello che succede laggiù è un abominio insopportabile e angosciante che continua e grida vendetta alla storia e chiede conto alla coscienza del mondo, e perché nessuno mette in discussione lo Stato di Israele più di quanto non lo faccia lo Stato di Israele stesso, uno Stato fattosi platealmente e smargiassamente omicida, e mi dispiace, te lo assicuro,

 

mi dispiace che parlare di Alfonso Gatto e della poesia sarebbe stato complicato o è comunque diventato tale, se non impossibile, mi dispiace che è venuto fuori questo bel casino che nessuno si augurava, mi dispiace soprattutto che ti difendano molti ipocriti, gente che anni fa ti avrebbe crocifisso, mi dispiace che ti insultino molti ottusi intolleranti, mi dispiace. Mi dispiace per la malafede, che tu non ci hai messo, e non mi pare ci metti mai, ma gli altri, quelli che non hanno una vita interiore, sì. E non se ne vergognano.  

PAOLO DI PAOLOerri de luca no tav

 

 

erri de luca a processo

 

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