MARKETTONI - BERSANI DA FAZIO. MONTI DA GRUBER. RICCARDI DALL’ANNUNZIATA. DELLA VALLE DA FLORIS. DE BENEDETTI DA LERNER. COSÌ FAN TUTTI – IL “COLLOQUIO” DI BARBARA D’URSO CON IL BANANA ELETTORALE NON POTEVA CHE ANDARE COSì E LEI E’ STATA PERFETTA - “SO CHE SONO UNA GNOCCA DA FAR PAURA E CON L’INVIDIA CI GIOCO”….

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

La metamorfosi è completa. Ora che per fisiognomica e repertorio Silvio Berlusconi è definitivamente trasmutato in Sabina Guzzanti, anche Barbara d'Urso può tornare Maria Carmela. L'ex ragazza consapevole dei propri mezzi: "So che sono una gnocca da far paura e con l'invidia ci gioco". Il volto ora sofferto, ora survoltato, da usare come scudo umano nelle occasioni più tristi del pianeta tv (conduzioni di reality, pomeriggi con rissa, domeniche del villaggio, monologhi del caro leader). Il dipendente che conosce le regole.

La conduttrice pagata per recitare da parafulmine fantozziano (il Pd chiede l'intervento dell'Agcom) sugli sbiaditi lampi del conflitto d'interesse. La postina del verbo che non ha smarrito l'indirizzo della gratitudine. Se Fiorello, dimèntico di aver esordito proprio con santa Barbara, la paragona ironico a Ilda Boccassini: "Complimenti, non ho mai visto un'intervista così incalzante, quasi cattiva", lei nasconde i petardi sotto il tappeto e porge l'altra guancia.

L'ha fatto anche domenica. Scambiandosi i tacchi con Berlusconi senza mai girarli di fronte al prìncipe e al principio. Maria Carmela ha sempre avuto una parola sola. E se tramonta l'appiglio professionale la sola presenza di "Silvio" dimostra che una speranza per Barbara e i suoi fratelli, ancora esiste: "l'esclusiva" annunciata su Twitter naufraga. Tra le confidenze enfatiche "Le mie amicheeee", le vocali impazzite: "Tortino al cioccolato caldoooo", "Soufflè di ricottaaaaaa", le notizie esclamative: "Due incontri impensabili e molto, molto forti!!!" e i profetici timori: "Se sopravvivo alla puntata di domani posso andare in Australia a piedi e con un cesto in testa".

Mentre B, ieri in monologo da Del Debbio su Rete4 ("Chiedo scusa agli italiani per le riforme incompiute", "il 50% dei nostri candidati non hanno mai fatto politica", "aboliremo l'imu") prepara la prossima tappa del teatrino elettorale Porta a porta, l'amichevole Dacia di Bruno Vespa, stasera, in Rai, Barbara aspetta che la tempesta passi. Domenica si era data senza risparmio. Una legittima convergenza di amorosi sensi. In uno studio tv, il mesozoico incontrava il paleozoico e ne riconosceva la comune radice. La scalata in parallelo. L'irreversibile declinare di un universo di tv generaliste, pupazzi, consigli per gli acquisti e televendite. I tempi di Telemilano58.

Quelli in cui nei ricordi di Maria Carmela, padre lucano e madre aspromontina, Silvio era lo Zio d'America e come disse a Vittorio Zincone: "Aveva un pullman grigio che usava come studio ambulante con un biscione sulla fiancata. Passavamo 12 ore al giorno nel sotterraneo del Jolly Hotel, a Milano2. Lui faceva le pulci alle trasmissioni". Mediaset, anche se la dinastia di Silvio è "una famiglia" è casa sua, più di quanto non sia Arcore. Dove - nonostante i libri scritti in gioventù sulle nascoste virtù di qualche notevole italiano: "Sembra che Eva Grimaldi sotto le lenzuola sia mitica: fa soccombere l'uomo e assume lei stessa il ruolo di maschio" - le ombre di Villa San Martino sbiadivano davanti a un "non c'ero".

In aula, in un'udienza del processo Ruby, a interrogarla, in uno specchio rovesciato, c'era Ghedini. Lei, fedelissima, era stata al copione della Real casa: "Mai stata a cena ad Arcore, solo una volta a pranzo, una decina d'anni fa". Canovaccio pudìco, in linea con le intrusioni discrete per le interviste negli ormonali spogliatoi della Casertana del presidente Cuccaro: "Rimasi fuori, entrò solo il fotografo". Caste come le copertine di Playboy in cui, nello stesso numero che segnalava interviste a Oriana Fallaci e disegnava per Maria Carmela strisce di futuro: "È nata una star", si restituiva l'immagine di una innocente fanciulla napoletana. Un'illusione di sensi da un abito di pelle rossa.

Una promessa indefinita, generosa, colorata come i suoi amori warholiani: Memo Remigi, Vasco Rossi, Miguel Bosè, persino. Sarà per questo che a Barbara la politica non interessa e il giudizio sui litigi tra Silvio e i giornalisti di Canale 5 ancora meno. "Non vorrei entrare in queste dinamiche. Non sono mica sciocchi. Se lo hanno fatto ci sarà stato un buon motivo", disse all'epoca del calcio in culo a Enrico Mentana.

Maria Carmela premette spesso: "Io che sono madre". Ci sono degli obblighi. Ci sono delle priorità. Bersani da Fazio. Monti da Gruber. Così fan tutti. In fondo: "Alla Mondadori sono contenti, io ci ho preso gusto: altri due libri", se si può invitare Sgarbi che minaccia di denudarsi e zio Michele perché negare una sedia all'uomo a cui tutto si deve? Fuori dallo schermo si fanno incontri pessimi. Si litiga con Brachino e Corona. Ci si espone agli screanzati da tastiera. Lei scrive: "Protestooo! Prenderei il treno Italo se solo ci fossero gli orari" e Redfashion, che di Aldo Busi non ha la leggiadria: "Quando raccontai di mio padre, Barbara D'Urso fu brava nell'accompagnarmi con le parole, e i silenzi, giusti", ribatte cafone: "Hai rotto il cazzo, ma vaffanculo te e Italo". In tv è tutto finto. Come nelle favole. Biancaneve ha aperto le porte al lupo. E il lupo, non ha chiesto permesso.

 

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