federico rampini julia roberts george clooney kevin costner robert redford

GRANDI DIVI, ENORMI PARACULI – FEDERICO RAMPINI SPERNACCHIA LE STAR DI HOLLYWOOD E LE LORO IPOCRISIE: “ALLE CELEBRITY STA STRETTO IL MESTIERE DI ATTRICI E ATTORI. VOGLIONO ESSERE CONSIDERATE MILITANTI POLITICHE, PALADINE PER LA SALVEZZA DEL PIANETA O DELLE MINORANZE” – DA JULIA ROBERTS TARDO-FEMMINISTA CHE VUOLE FARSI PERDONARE PER “PRETTY WOMAN” A KEVIN COSTNER REPUBBLICANO PENTITO FINO A ROBERT REDFORD CHE MORALEGGIA RICORDANDO LA GIOVINEZZA E OGGI SI DEFINISCE UN “FILANTROPO A TEMPO PIENO”. ALMENO GEORGE CLOONEY SI È PENTITO…

Federico Rampini per il “Corriere della Sera”

 

julia roberts in erin brockovich

«Ma noi due non ci siamo già incontrati da qualche parte?» Sono passati dieci anni da quando Julia Roberts mi ipnotizzò con quella battuta. Era nella suite dell'hotel Casa del Mar dove avevamo appuntamento per l'intervista, a Santa Monica in California. Non mi aspettavo il vecchio trucco con cui generazioni di maschi hanno agganciato una donna sola al bar o a un party. La Roberts, «il sorriso più famoso di Hollywood» (una leggenda sosteneva che quella bocca smagliante fosse assicurata, come le gambe di Cristiano Ronaldo), l'aveva sicuramente sperimentata su altri giornalisti prima di me. Spiazzato, l'intervistatore è in ginocchio subito. Avevo di fronte una grande professionista delle interviste, oltre che della recitazione.

 

FEDERICO RAMPINI

In 22 anni di carriera americana, cominciata in California, mi sono occupato di politica, economia, relazioni internazionali. Le puntate a Hollywood le ho vissute come un piacevole diversivo da affrontare con umiltà: intervistando le star precisavo di non essere un esperto di cinema. Così scoprii a mia volta un trucco. Alle celebrity dello spettacolo sta stretto il mestiere di attrici e attori. Vogliono essere considerate militanti politiche, sociali, ambientaliste, paladine per la salvezza del pianeta o delle minoranze. La 54enne Roberts fu una eroina anti-inquinamento ne Il Rapporto Pelikan (1993) ed Erin Brockovich (2000). Nella costruzione della sua immagine i ruoli impegnati hanno bilanciato i film che l'hanno resa milionaria come sex symbol, vedi la escort di Pretty Woman del 1990.

 

george clooney julia roberts ticket to paradise

Del nostro incontro a Santa Monica nel 2012 ricordo i messaggi impegnati del remake politicamente corretto di un classico di Walt Disney. «È la versione femminista di Biancaneve», mi disse la Roberts che nel film recitava la parte della regina cattiva: impegnata in una competizione feroce con la figliastra adolescente per strapparle il maschio-oggetto, il Principe Azzurro. Noi uomini in quel film siamo idioti da manipolare. Julia ci trattava con magnanimità: «Da parte del maschio ammettere la propria debolezza è segno di maturità».

 

Eravamo all'apice del femminismo americano, le ragazze surclassavano sistematicamente i maschi nelle classifiche accademiche. «Certo che le ragazze vanno sempre meglio», confermò, per aggiungere che la preoccupava l'offensiva della destra conto il diritto all'aborto.

 

Repubblicano pentito

julia roberts

Altra star «bianca e di mezza età», altro esemplare del politicamente corretto che estraggo dalle mie frequentazioni hollywoodiane: Kevin Costner. Lo intervistai nel 2016 in occasione di un bel film antirazzista, Il diritto di contare. Ispirato da una storia vera, quella di tre donne afroamericane, campionesse di calcolo matematico arruolate dalla Nasa agli albori della gara per la conquista dello spazio, ma umiliate nell'America segregazionista e misogina dei primi anni Sessanta.

 

«Tutto risale alla nascita di questa nazione, fondata sullo schiavismo, da cui oggi ereditiamo dei problemi giganteschi», mi disse Costner, riprendendo un tema caro al movimento Black Lives Matter che otto anni fa stava acquistando un'egemonia culturale con la Critical Race Theory (secondo cui le istituzioni americane sono tuttora impregnate dell'eredità schiavista). Repubblicano pentito, Costner che oggi ha 67 anni da giovane tifava per il leader conservatore Ronald Reagan; nel 2008 e nel 2012 appoggiò le due campagne elettorali di Barack Obama.

Hatfields McCoys la miniserie tv con Kevin Costner

 

Gran parte dell'intervista lui la dedicò al suo impegno ambientalista: «Ho investito in una società che ripulisce gli oceani dalle maree nere degli incidenti petroliferi. Il mio interesse si estende all'alimentazione umana, come possiamo cambiarla per vivere meglio e rispettare l'ambiente». Mentre elencava le sue missioni progressiste allineate con l'agenda Obama, pensavo alla sua giovinezza repubblicana.

Kevin Costner and Christine Baumgartner GOLDEN GLOBE jpeg

 

Ci fu un'epoca in cui non era scontata l'egemonia della sinistra a Hollywood, quando la destra nel mondo dello spettacolo poteva contare su campioni come John Wayne, Shirley Temple, James Stewart, Charlton Heston, Clint Eastwood, fino ad Arnold Schwarzenegger. I progressisti alla Jane Fonda, Paul Newman e Warren Beatty erano l'opposizione, la contro-cultura. Da almeno un ventennio i rapporti di forze si sono ribaltati in modo drastico, fino all'ostracismo contro i conservatori. Oggi la Walt Disney produce cartoni animati dove dominano le minoranze sessuali, le eroine ed eroi devono essere di colore o immigrati.

 

Cena imbarazzante

george clooney

Un altro dei miei incontri hollywoodiani fu con George Clooney a Pasadena nel 2019. Per lui la politica è una passione ereditaria, suo padre Nick era un reporter televisivo. Il più bel film diretto da Clooney è Good Night and Good Luck, la storia vera dell'anchorman della Cbs Edward Murrow che negli anni Cinquanta si schierò contro la «caccia alle streghe» istigata dal senatore Joseph McCarthy, la persecuzione di chi era sospettato di simpatie comuniste.

 

Quando Clooney ha capito che ero un corrispondente accreditato alla Casa Bianca, addentro alla politica prima che al cinema, ha dimenticato di dover promuovere la serie tv Comma 22 , la ragione del nostro incontro. Mancava un anno alla fine del mandato di Donald Trump e Clooney ne approfittò per una puntata nella politica italiana: «Il prototipo di Trump lo avete inventato voi, l'originale fu Silvio Berlusconi, populista e spudoratamente ricco».

 

federico rampini fa la maratona

Poi l'affondo contro il trumpismo: «Vedo all'opera una sorta di crisi isterica delle masse. Per ritrovare una sanità mentale, sarebbe bene che l'America desse l'esempio. Abbiamo bisogno di un presidente che rappresenti il meglio dei nostri valori morali. E la smetta di trattare gli immigrati come terroristi».

 

Allora Clooney era reduce di un piccolo scandalo tipico della Hollywood radicale. Lui e la seconda moglie anglo-libanese Amal Alamuddin, celebre avvocatessa per i diritti umani, avevano fatto da anfitrioni per due eventi a sostegno della campagna elettorale di Hillary Clinton. Le loro cene per la raccolta fondi a San Francisco e a Los Angeles avevano biglietti d'ingresso fino a 350.000 dollari a persona.

 

Un episodio tipico di quel connubio fra star milionarie del cinema, miliardari di Big Tech o dell'alta finanza, e partito democratico. Di che confermare i sospetti delle classi lavoratrici sulla deriva dei democratici verso le élite. In seguito Clooney fece autocritica definendo «soldi osceni» quelli che aveva raccolto per la Clinton.

 

Pensionato del cinema

george clooney amal alamuddin.

Un pioniere delle generazioni di star politicamente corrette è Robert Redford, oggi 86enne. Il nostro incontro otto anni fa cominciò con una sua dichiarazione d'amore per l'Italia, e commossi ricordi di giovinezza: studiava arte a Firenze. Poi volle sottolineare le sue credenziali antiche: «Il mio impegno ambientalista risale agli anni Settanta. In alcuni Stati del West, dalla California allo Utah, delle aziende energetiche volevano costruire ben undici centrali a carbone. Riuscii a organizzare una protesta con l'appoggio di Dan Rather, il leggendario anchorman della Cbs».

 

Redford da giovane fu il reporter investigativo Bob Woodward in Tutti gli uomini del presidente sullo scandalo del Watergate. Quando lo intervistai Trump stava lottando per la sua prima nomination repubblicana e l'attore era angosciato da quella che definiva «la destra più estremista di tutti i tempi». Parlammo del mondo dei media, era uscito Truth dove Redford interpretava proprio la parte di Rather, ma in una vicenda senza lieto fine: lo scandalo che doveva affondare George Bush per gli imbrogli con cui aveva schivato il servizio militare durante la guerra del Vietnam, e invece aveva distrutto la carriera dell'anchorman.

 

robert redford 1

Redford fece atto di umiltà: «Devo confessarle che non uso neppure un computer, tantomeno Facebook». Si schernì dicendosi poco competente per parlare del nuovo universo dei media «irriconoscibile rispetto agli anni di Nixon e anche di Bush». Si disse angosciato per la scomparsa di figure arbitrali, al di sopra delle parti, «come Rather o Walter Cronkite, quegli anchormen che personificavano The News, incarnavano una credibilità delle notizie, erano fonti autorevoli e rispettate».

 

Oggi, pensionato dal cinema, Redford preferisce essere «attivista e filantropo» a tempo pieno. Di recente Clooney, ormai 61enne, ha di nuovo confessato qualche dubbio sugli effetti delle crociate politiche hollywoodiane, ammettendo che possono aver contribuito alla polarizzazione estrema dell'America: «L'intera nazione, negli ultimi cinque anni è stata immersa nell'odio e nella rabbia, e a volte anch' io ho fatto la mia parte».

 

robert redford 5

È un barlume di autocritica raro di questi tempi. Un'eccezione, in un panorama ideologico del mondo dello spettacolo e della cultura dove domina il conformismo. Il pensatore comunista Antonio Gramsci sarebbe incuriosito dalla «egemonia culturale» che la sinistra estrema ha saputo costruire nella Mecca mondiale del cinema. Karl Marx si congratulerebbe con il suo motto: «Ben scavato, vecchia talpa».

robert redford brad pitt spy game JULIA ROBERTSjulia roberts pretty womanjulia roberts 3julia roberts 4julia robertsjulia roberts 1julia roberts 7julia robertsjulia roberts 3

federico rampini

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?