“PIZZA E SPAGHETTI? TUTTE SCHIFEZZE, MEGLIO I PIZZOCCHERI” – VITTORIO FELTRI DECANTA IN UN LIBRO, SCRITTO A QUATTRO MANI CON IL CRITICO GASTRONOMICO TOMMASO FARINA, LA SUPERIORITA’ DELLA CUCINA DEL NORD: "NON MANGIO NE’ CARNE, NE’ PESCE, SOLO DUE UOVA AL GIORNO. HO SCOPERTO CHE TUTTI I CENTENARI MANGIANO POCO. I MIEI APPUNTAMENTI LI ORGANIZZO AL RISTORANTE. PER ESEMPIO, ALBERTO STASI, QUELLO CHE È CONSIDERATO L’ASSASSINO DI CHIARA POGGI E NON LO È, UN PAIO DI VOLTE AL MESE LO PORTO A “IL BARETTO” DI MILANO. COME ANDRÀ A FINIRE? INTANTO ORMAI QUESTO RAGAZZO TRA POCO USCIRÀ PER FINE PENA. CERTO GLI PIACEREBBE CHE…”

Vittorio Feltri per https://www.corriere.it/cook/ - Estratti

 

Direttore, che cosa c’entra lei con la cucina?

vittorio feltri

«Io ragiono con la testa da giornalista. Mai nessuno ha scritto un libro sulla cucina del Nord: si parla solo di Puglia, Sicilia, Napoli. Ma anche qui c’è una cucina di livello da raccontare: giusto restituirle dignità. E dico di più. Con Farina scriveremo un altro libro, Le ricette facili del Nord. Sceglieremo i piatti assieme».

 

La cucina italiana però è diventata grande nel mondo grazie a pizza e spaghetti al pomodoro, nati al Sud.

«Tutte schifezze».

 

Se dovesse allora identificare la cucina italiana con una ricetta, quale sarebbe?

«I pizzoccheri. Sono molto buoni. Da bergamasco li ho scoperti quando il Corriere mi mandò da inviato a seguire l’alluvione in Valtellina».

 

Di lei, comunque, si racconta che sia un parco mangiatore. Si dice che bastino tre bocconi per saziarla.

«Sono un inappetente. Ho sempre mangiato cose frugali che mi servissero per il sostentamento. Sa di che cosa mi nutro ogni giorno? Un uovo a mezzogiorno e uno la sera: lo metto in un bicchiere, verso il Marsala, con una forchettina giro, infine bevo. Poi un bicchiere di latte, a pranzo e a cena. Non mangio altro, né carne né pesce».

 

Quindi è un vegetariano?

«Non mi definisco. C’è un motivo sanitario che mi impedisce di mangiare il pesce: il mare è pieno delle deiezioni degli 8 miliardi di persone che abitano questa terra. I pesci vivono lì dentro. Perciò evito di mangiarli».

 

vittorio feltri

E la carne?

«Non mi va di ammazzare gli animali. Io li amo tutti. Anche i topi. Ne ho persino allevato uno piccolino in casa anni fa, quando lavoravo al Corriere. Finivo tardi, mia moglie mi lasciava sempre qualcosa da mangiare in sala da pranzo. Una sera alzai lo sguardo, e sulla poltrona di fronte a me trovai un topolino che mi guardava: aveva gli occhietti che sembravano capocchie di spillo, mi fece simpatia. Così sminuzzai un po’ di grana e glielo portai. Per tre mesi tutte le sere, puntuale, il topolino veniva a farmi visita. Da bambino, comunque, mangiavo quello che passava il convento, poi capii: mia nonna aveva dei coniglietti, mi piacevano molto, ma lei ogni tanto ne ammazzava uno per mangiarlo. Una cosa disgustosa. Ma c’è un altro motivo per cui non mangio molto».

 

Quale?

vittorio feltri

«Ho scoperto che tutti i centenari mangiano poco. Chi vive a lungo mangia solo una o due uova al giorno (nella libreria dietro la scrivania del suo ufficio c’è il volume Il metodo Cilento. I cinque segreti dei centenari, ndr). Poi bevo un paio di caffè, qualche volta faccio l’aperitivo».

 

Al ristorante, però, va volentieri.

«Certo, andare al ristorante con qualcuno è molto piacevole. È una forma conviviale che non tramonterà mai. Non importa quello che mangi. A me piace far sedere le persone a tavola. I miei appuntamenti li organizzo sempre al ristorante. Per esempio, Alberto Stasi, quello che è considerato l’assassino di Chiara Poggi e non lo è, un paio di volte al mese lo porto a “Il Baretto” di Milano. Lui può uscire dal carcere di giorno perché lavora come contabile in un’azienda.

 

alberto stasi - le iene

Quando accadde il fatto, ero il direttore di Libero, mi resi subito conto che con il delitto non c’entrava niente. Come andrà a finire? Intanto ormai questo ragazzo tra poco uscirà per fine pena. Certo gli piacerebbe che venisse riconosciuta la sua innocenza. Comunque, io ho sempre scritto di lui, anche prima delle recenti notizie. Perciò lo invito a pranzo a “Il Baretto”, è la mia seconda casa. È un locale pacato, che fa il riso al salto migliore che abbia mai mangiato. E qui mi preparano il mio uovo. L’aperitivo, invece, lo faccio al “Bar Basso”, mi piace lo spritz».

 

Ci sono stati anni, però, in cui ha mangiato più volentieri.

«A Bologna, da direttore del Quotidiano Nazionale, scoprii un mondo nuovo per me. Lì ci sanno fare con il cibo. A mezzogiorno non avevo niente di meglio da fare che andare per ristoranti con Giancarlo Mazzuca. Mi piacevano i cappelletti».

vittorio feltri tommaso farina cover

 

Il miglior ristorante d’Italia?

«“Da Vittorio” a Brusaporto. Conoscevo Vittorio Cerea, mangiavo da lui quando aveva il ristorante a Bergamo. Andavo la domenica sera con i figli».

 

E quando era al «Corriere» dove mangiava?

«Il “Rigolo” era un punto di riferimento. Anche “el Tombon de San Marc”. Con Montanelli, invece, andavamo a “La Tavernetta” di via Fatebenefratelli. C’era un tavolo tutto suo, in un angolino. Lui mangiava pochissimo, come me, due spaghettini e via. E faceva un gesto tipicamente contadino: teneva il fiasco del vino sotto il tavolo, come faceva mio nonno. Versava da bere e poi lo rimetteva sotto, era buffissimo. Stare con lui era un piacere: non si dava arie, era un vero signore».

alberto stasi

 

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