IL CINEMA DEI GIUSTI - SIETE PRONTI PER L’”ALBERT NOBBS” DI GLENN CLOSE, UNA DONNA TRAVESTITA PER TUTTA LA VITA DA CAMERIERE IN UN HOTEL DI DUBLINO DEI PRIMI DEL SECOLO, PER DIFENDERSI DALLA VITA, MA ANCHE PER NASCONDERE LA PROPRIA SESSUALITÀ E I PROPRI DESIDERI? - UN GRANDE FILM LESBICO LESIONATO DALLA REGIA TROPPO MODERNA DI RODRIGO GARCIA, FIGLIO DI GARCIA MARQUES, CHE NON AIUTA GLENN CLOSE A LIMITARE CERTI MANIERISMI DA OSCAR…

Albert Nobbs di Rodrigo Garcia. In uscita il 10 febbraio.

Marco Giusti per Dagospia

Dopo un'infanzia funestata dallo Scaramacai di Pinuccia Nava, possiamo digerire anche l'Albert Nobbs di Glenn Close. E' vero che qualcosa di disturbante nel suo Albert Nobbs c'è. Forse la bombetta magrittiana, qualche ritocco di troppo, la costruzione di un personaggio da Oscar per sfidare la rivale Meryl Streep, anche lei truccatissima come Margareth Thatcher, una regia troppo moderna di Rodrigo Garcia, il figlio di Gabriel Garcia Marques che ha fatto fortuna a Hollywood...

Certo, in mano al vecchio Istvan Szabo, il regista di "Mephisto" e di "Being Julia", che aveva iniziato anni fa il progetto (assieme alla sceneggiatrice Gabriella Prekop), saremmo stati più vicini all'Europa di inizio novecento. Ma, comunque la si veda, il personaggio di Albert Nobbs, una donna travestita per tutta la vita da uomo, anzi da cameriere in un hotel di Dublino dei primi del secolo, per difendersi dalla vita, ma anche per nascondere la propria sessualità e i propri desideri, deve essere disturbante.

E poi Glenn Close, con lo stesso personaggio a teatro, nel 1982, aveva vinto anche il premio Obie nel 1982, nel pieno cioè della sua grande stagione teatrale e prima dei suoi successi cinematografici ("Il grande freddo" è del 1983 e "Attrazione fatale" è del 1988). Il progetto, insomma, viene da lontano e Glenn Close, che oltre a interpretarlo, ha prodotto e scritto il film, assieme al novelliere irlandese John Bainville, sa bene di cosa si parla.

Il testo teatrale era a sua volta ripreso da una novella dello scrittore irlandese George Moore (1852-1933), attivissimo a cavallo dei due secoli come seguace del realismo alla Zola, con storie di prostitute, lesbiche, cameriere incinte abbandonate da uomini senza cuore, amico di Oscar Wilde, anticipatore di James Joyce e molto legato agli impressionisti francesi. Notevoli i ritratti che gli ha fatto Manet.

Nel film, molto adatto ai pomeriggi delle signori inglesi, quelle irlandesi sono furiose del fatto che non si chiamino attrici irlandesi per ruoli di irlandesi, si respira comunque l'aria del tempo e il mondo di Moore, i set ricostruiti a Dublino e i costumi sono bellissimi e tutto il cast funziona perfettamente, a cominciare dalla strepitosa Janet McTeer come il muratore Hubert Page, anche lei donna travestita da uomo, anche lei candidata all'Oscar (ma già ebbe una nomination da protagonista per il da noi ignoto "Tumbleweeds" nel 1999).

Ma è favolosa anche Mia Wasikowska, la Alice di Tim Burton, come cameriera ingenua che si fa mettere incinta da un rozzo ragazzotto, Aaron Johnson, e civetta con Albert Nobbs, che sogna con lei una vita di coppia come quella del suo amico/amica Hubert Page.

Notevole come sempre, in più è veramente irlandese, il grande Brendan Gleeson nel ruolo del dottore che vediamo bere e scopare come un dannato per tutto il film. Ovvio che il cuore della storia sia tutto nel desiderio represso di Albert Nobbs di una qualche sessualità, il desiderio di una famiglia nasconde un innamoramento non dichiarato verso il proprio sesso, e la recitazione di Glenn Close è di conseguenza tutta nel costruire un personaggio totalmente chiuso e concentrato nel nascondersi.

Strarecita da oscar, ovviamente, mentre l'Hubert Page di Janet McTeer è decisamente più divertente. Ma insieme, vestite da donne sulla spiaggia, incapaci di muoversi da donne, ci rimandano ai grandi travestimenti femminili di Laurel e Hardy che erano molto più vicini di Glenn Close al mondo trans gender di Moore.

Del resto anche nel grande film lesbico, e allora totalmente conturbante, di Robert Aldrich, "The Killing of Sister George", Beryl Reid e Susannah York si travestono da Laurel e Hardy per la grande scena nel bar lesbo di Londra (era il vero Gateway Club). Purtroppo la regia di Rodrigo Garcia, da anni molto attivo in tv ("In Treatment"), non aiuta Glenn Close a limitare certi manierismi e spinge molto sul lato psicanalitico, forse troppo moderno per il racconto di Moore. Nomination anche per il make up.

 

 

MARCO GIUSTI LOCANDINA DEL FILM ALBERTO NOBBS jpegGLENN CLOSE IN ALBERT NOBBS GLENN CLOSE IN ALBERT NOBBS jpegGLENN CLOSE IN ALBERT NOBBS GLENN CLOSE IN ALBERT NOOBS jpegGLENN CLOSE DURANTE IL TRUCCO PER ALBERT NOBBS jpeg

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