IN PRINCIPIO ERA L’ORINATOIO DI DUCHAMP. POI VENNE LA MERDA D’ARTISTA DI PIERO MANZONI. MA COME POSSIAMO DEFINIRLA? GESTO ECLATANTE, ARTE, ARTE DI MERDA O SEMPLICEMENTE MERDA?

Andrea Colombo per ‘Libero Quotidiano'

In principio era l'orinatoio di Duchamp. Poi venne la merda d'artista di Piero Manzoni. Icone di un'epoca, scandalo per i benpensanti, arte oltre l'arte, rottura degli schemi estetici dell'uomo occidentale. La grande mostra a Palazzo Reale permette di ripensare la figura di quest'uomo, morto a 29 anni e che pure rivoluzionò il dibattito artistico internazionale, con un percorso di sperimentazione visiva che ha il suo culmine appunto nella merda d'artista. Ma come possiamo definirla? Gesto eclatante, arte, arte di merda o semplicemente merda?

«È un gesto di libertà che sacralizza il corpo dell'uomo, che in questo caso è l'artista, ed è la dimostrazione che non c'è niente da buttare», spiega il critico Achille Bonito Oliva, che degli artisti contemporanei che giocano con la provocazione è un grande esperto.Manzoni è stato un «artista coraggioso, libero, ironico che ha spostato l'attenzione dall'opera a chi la crea», continua. Quindi l'operazione dell'artista lombardo segue, in qualche modo, ma 50 anni dopo, l'orinatoio messo in mostra da Duchamp.

«È in linea, ma è a completamento dell'opera di Duchamp »,dice ancora Bonito Oliva. «L'artista francese nobilita l'oggetto, lui nobilita le feci, la parte più maleodorante dell'uomo, nel tentativo di concentrarsi sulla centralità dell'artista nella società di massa». Certo, Manzoni non è il Duchamp italiano. L'aspetto celebrativo della mostra sembra a tratti eccessivo, lui stesso,burlone qual era, si starà forse rivoltando nella tomba al pensiero d'essere additato come un genio. «Duchamp è l'antenato nobile», dice Bonito Oliva, «Manzoni invece un artista dandy che non si è mai vantato delle sue opere, ma tutto ciò che ha fatto ha creato uno stile unico, e quindi è giusto celebrarlo».

L'affluenza molto bassa,circa 300persone al giorno, per una sede espositiva così importante dice però qualcosa sui gusti del pubblico milanese, che forse non apprezza l'aspetto provocatorio di certa arte contemporanea, soprattutto quella di Manzoni, la cui verve polemica va inserita nel contesto delle avanguardie del dopoguerra. Di certo per Manzoni, suggestionato in gioventù dal dadaismo, dal surrealismo e dall'informale, l'arte deve essere «carne viva, versione diretta, scottante e inalterata della più intima dinamica dell'artista, delle sue emozioni più segrete».

In tale visione si collocano le 90 scatolette di merda d'artista. I coperchi dei barattoli sono numerati dallo 001 allo 090. Su di essi è applicata un'etichetta in italiano,francese e tedesco: «Merda d'artista -Contenuto netto gr.30 -Conservata al naturale -Prodotta e inscatolata nel mese di maggio 1961».

I 30 gr. di escremento sono venduti al prezzo corrente dell'oro. Agostino Bonalumi racconta che lo spunto d'inscatolare le proprie feci nacque dopo una discussione avvenuta al bar Giamaica a proposito del fatto che un noto collezionista milanese si rifiutasse di acquistare le creazioni di Manzoni e dei suoi amici: «Allora Piero incavolato incominciò a dire: "Quelli vogliono la merda e io gli do lamerda"».

Nel libretto Breve storia della merda d'artista di Flaminio Gualdoni (Skira, pp .56, euro 7) si ripercorre la vicenda dei celebri barattoli. La critica d'arte Francesca Alinovi definì la merda d'artista «una reliquia», un «oggetto di culto». Dalla data della sua realizzazione, l'opera è stata circondata da un alone leggendario riguardante il suo contenuto, l'intento dell'artista, l'escalation di prezzi. È oggetto di leggende e, naturalmente, di ironie, polemiche e rifiuti feroci. Il più emblematico quello di un deputato dc e pittore dilettante,tale Guido Bernardi, che in un'interrogazione parlamentare, che sembra l'opera di un letterato più che di un benpensante scandalizzato, scrive: «Poiché la materia esposta - anche se inscatolata a tutela dell'igiene pubblica - è frutto obbligato di una normale digestione, l'interrogante chiede al ministro quali garanzie il pubblico abbia circa l'autenticità dell'opera dell'artista».

E conclude: «L'interrogante chiede infine al ministro interessato come giudica l'uso che la Galleria Nazionale d'Arte Moderna fa da troppi anni del denaro del contribuente italiano e se non sia il caso di tirare finalmente la catena». Del wc s'intende. Lasciando così che la merda d'artista confluisca nelle fogne.

 

PIERO MANZONI MERDA DARTISTA Fontana di Marcel Duchamp PIERO MANZONI CON UNA MODELLA Manzoni Piero Manzoni Merde dArtist Mario Pirani Achille Bonito Oliva Achille Bonito Oliva e Rosy Greco

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