liliana cosi nureyev

QUELLA REGINA PAZZA DI RUDOLF NUREYEV PRENDEVA A CEFFONI LE COLLEGHE – L’ETOILE LILIANA COSI, PARTNER AMATISSIMA DEL BALLERINO RUSSO, RACCONTA IL RAPPORTO CON IL PISELLONICO E MANESCO NUREYEV: "MI CONSIGLIAVA IL DIADEMA  PER I CAPELLI EPPURE AVEVA UNA FAMA TERRIBILE. ERO A TRIESTE QUANDO DIEDE UNO SCHIAFFO A UNA RAGAZZA CHE SUL PALCO GLI AVEVA INAVVERTITAMENTE TOLTO SPAZIO. MA CON ME È STATO SEMPRE AFFETTUOSO. EVIDENTEMENTE MI STIMAVA, MI RISPETTAVA” 

Egle Santolini per “la Stampa” - Estratti

liliana cosi nureyev

 

Telefoni a Liliana Cosi, noti che la sua foto profilo su Whattsapp è un cigno bianco e ti trovi immersa in una potente atmosfera di simboli e richiami spirituali: «Ma lo sa che giorno è oggi? Precisamente sessant'anni fa debuttavo al Bolscioj nel Lago dei Cigni. Ha fatto bene a chiamarmi». La signora è un caso unico nel mondo della danza internazionale. 

 

Cresciuta alla Scala di cui poi diventerà étoile, perfezionatasi alla scuola russa in piena guerra fredda, partner amatissima di Rudolf Nureyev, è una fervente cristiana convinta che Gesù s'incontra in ogni essere umano e che il suo esempio possa essere seguito anche danzando sulle punte, «per regalare al mondo bellezza». Ma Cosi è stata anche la prima e la sola a licenziarsi dalla Scala, per inseguire un suo sogno. Domani le consegnano a L'Aquila il premio alla carriera "Cento passi". 

 

rudolf nureyev

E i primi di quei cento, che poi sono stati forse cento milioni? 

«Sulle piastrelle di casa, in via Vanvitelli a Milano. Avevo otto anni e per la prima volta mi ero messa le punte. Siccome alla fine mi hanno chiesto il bis, i miei si sono convinti a farmi fare il provino alla scuola della Scala. Su 350 ci hanno scelte in una ventina, e alla fine ci siamo diplomate in cinque». 

 

Anni di ferro. 

«Ma se fosse stato tutto quel sacrificio mica ci sarei rimasta. A me piaceva, piaceva moltissimo. Però crescendo mi sentivo come divisa a metà: quando ballavo ero felice, completa, e in Chiesa, io che non venivo da una famiglia di credenti, trovavo pace. Ma fuori facevo fatica a legare con gli altri. C'era un ragazzo che mi faceva la corte, ogni tanto pensavo che sarebbe stata quella la mia strada, una famiglia e dei bambini, ma poi me ne stavo per conto mio. Mi chiamavano la superba. 

No che non lo ero. Ma distaccata, certamente sì. 

Pensavo a quella frase di San Paolo, "la divisa del cristiano è la gioia", e mi ci sentivo così lontana. La lettura di Santa Caterina, del "Dialogo della Divina Provvidenza", mi ha aperto una prospettiva diversa: Dio aveva scelto una persona umana e parlava con lei. 

liliana cosi

Poi è arrivata la Russia». 

 

Quella atea degli Anni Sessanta. E lei che aveva appena trovato Dio, un bel paradosso. 

«Il diavolo e l'acqua santa, proprio. Arrivo su segnalazione della mia insegnante alla Scala, Esmée Bulnes, per un programma di scambio culturale. Da ballerina di fila mi trasformano in prima ballerina, mi assegnano il Lago che del repertorio è il top. Imparo il russo in un attimo, mi sento a casa. Sono "la milanesina del Cremlino", e lei non sa che dolore provo, oggi, quando al telegiornale vedo che al Cremlino ci sta quello là, e penso al dramma dei russi e degli ucraini. Ma Putin non è la Russia. Prego ogni giorno per la conversione del patriarca Kirill, conosco anche un pope ortodosso convertito al cattolicesimo che si è rifiutato di schierarsi per la vittoria, di benedire le armi, come vuole Kirill. Ma torniamo a quei tempi lontani. Ogni giorno andavo a messa nella chiesina di San Luigi dei Francesi. Proprio vicino alla sede del KGB. Chissà quanto mi hanno spiata». 

 

Già, non è che l'Urss fosse il paradiso. 

«Io non ho conosciuto l'Urss, ma i russi. Gente naturalmente cristiana, spirituale, attenta al prossimo. Ti prendono in casa anche se hanno un letto solo da condividere. Ed è a Mosca che ho trovato una soluzione. Non riuscivo a capire come Gesù si conciliasse con la danza e con un mondo così difficile e pieno di invidie. Ma la mia insegnante mi ha portato al club degli artisti e mi ha citato una frase di Stanislavskij: "L'arte eleva lo spirito dell'uomo"». 

 

(...) 

liliana cosi

Arrivano i grandi successi, le Giselle, le Giuliette. Arrivano le leggende. Rudolf Nureyev? 

«Prima di tutto un professionista eccellente. E poi, con me, sempre gentile. È stato lui a scegliere di danzare con me, di solito lo faceva con Carla Fracci che era più grande (classe 1936, la Cosi è del 1941). Andiamo alla Rai per registrare il pas de deux della Bella addormentata e mi consiglia quale diadema indossare nei capelli: questo ti sta meglio. Mai successo fra primi ballerini». 

Eppure aveva una fama terribile. 

«Ero a Trieste quando diede uno schiaffo a una ragazza che sul palco gli aveva inavvertitamente tolto spazio. Ma con me è stato sempre affettuoso. Evidentemente mi stimava, mi rispettava». 

 

Yves Saint Laurent bacia Rudolph Nureyev rudolf nureyev a li galli 1Rudolf Nureyev-foto Dino Pedriali

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