IL PUNTO G ESISTE E BALLA INSIEME A FLORIS - QUELLA DEL GIOVANE-VECCHIO CONDUTTORE ETERNAMENTE RIDENS È LA PERFETTA RAPPRESENTAZIONE CATODICA DELLA CASTA - A “BALLARÒ” TUTTO È STUDIATO, NON SOLO LE DOMANDE E LE RISPOSTE, MA ANCHE LE ZUFFE E LA RIAPPACIFICAZIONE – DOPO IL LANCIO DELLA POLVERINI, ANCHE LA GRILLINA FEDERICA SALSI CEDE ALLA TENTAZIONE - CHI NON RISPETTA LE REGOLE, VA FUORI…

Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Il punto G esiste. E non l'ha scoperto Beppe Grillo. Il punto G in televisione sta per Giovanni Floris: il Bruno Vespa di centro verso sinistra, giovane e non giovanile, sedativo e non eccitante, maniacale e non travolgente. Ballarò è il nome di un mercato palermitano, popolare e confusionario, e di un salotto ovattato, élitario e comodo. Qualcosa è andato storto. Floris piace a Pier Silvio Berlusconi che voleva arruolarlo a Mediaset, non piace a papà Silvio che, indispettito, persino malato di scarlattina, telefonava in diretta ed esondava a volontà.

Il cortocircuito è terribile: Floris è un maestro a cucire toppe su microscopici strappi politici che potrebbero arrestare la vulgata di Ballarò, stagione numero undici. Non interviene mai durante un dibattito. Non fa considerazioni, non soffoca le balle né raccoglie le perle. Allestito il presepe, pastorelli di destra e pastorelli di sinistra, economisti eterodossi e opinionisti ortodossi, un po' di satira e un po' di sondaggi, 99 schede illustrative e un paio di servizi per riempire, l'ex corrispondente da New York s'inchina a se stesso, immobile, soddisfatto: "Ma che bellu presebbio... Quant'è bello!", diceva Eduardo De Filippo in Natale in casa Cupiello.

Quando scuote la testa, o la china, s'immerge nel copione scritto in maniera pedissequa: la parola a tizio, la replica di caio, un po' di zuffa, poi la pace serafica, ancora rissa violenta, applausi e pubblicità. Carlo Freccero ferma un momento, lo afferra, lo analizza. Cavolo, se ride: "Io m'immagino Beppe Grillo che addenta la farinata, a cena con la moglie, un occhio su Rai3 e guarda Federica Salsi, un'esponente del Movimento, che ammicca a Maurizio Crozza. Che sorride con quel sorriso che rimanda a Renata Polverini".

Orrore? "Come avrà fatto Beppe a non incazzarsi? Appena ti siedi a Ballarò diventi casta. Fai pollaio, reciti, fingi. La tv non è uguale ovunque, ma quella di Floris è dannosa. L'assenza, tenete a mente l'assenza". Cade la linea. E l'assenza si nota. Già, dov'è finita la Polverini? Lasciato il molo di Rai3, dopo aver imbarcato tanti voti, s'è persa in politica. La scomunicata Salsi, che tradiva l'emozione di un esordio, trasmetteva una strana sensazione: "Ma ti omologhi presto. È inevitabile", ecco che torna Freccero. Ballarò ha il merito (o la colpa) di aver raggiunto la maturità televisiva senza trascorrere le fasi di crescita: mai i brufoli, sempre in cravatta e barba rasata. Floris non ammette sorprese.

Non è un meccanismo che conosce. Lui appunta, corregge, prevede. Fa un giro di telefonate, mobilita le segreterie dei partiti e comincia a occupare qualche poltrona di qua e qualche poltrona di là. Li mette di fronte, pronti a duellare, ma lui - per carità - non decreterà un vincitore. Al massimo una voce in collegamento (che si può sempre interrompere), mai una piazza o un presidio.

Quando il Cavaliere superò indenne un processo con l'accusa di falso in bilancio, reato estinto in corso d'opera, Floris pensò di chiosare: "Altero Matteoli ha ragione. Berlusconi è stato 7 volte prescritto e 4 assolto, mai condannato". Gli ospiti, educati, dovevano tacere. E tacquero. Il giovane Giovanni, oggi 45enne, proviene dal centro. Una posizione che gli consente di pendere sugli estremi senza cadere.

Distribuisce embarghi: un tempo per Antonio Di Pietro, imperituro per i Radicali. Professori sì, se bocconiani. Giornalisti no, se rompiscatole. Piero Fassino lo adorava, Francesco Rutelli l'aveva adottato, Giulio Tremonti l'aveva impallinato: "Senti, non fare comizi". Silenzio. Nessuna reazione né protesta. Il copione è rigido. Chi partecipa, lo accetta. Floris concede e pretende. Concede un pubblico-tifoso al seguito, minimo 40 posti in tribuna, i portavoce dietro ai politici per i suggerimenti, il sostegno sonoro è tassativo. Pretende un ruolo definito, non emendabile a telecamera accesa: il provocatore fa il provocatore, il buonista fa il buonista.

Crozza non riesce a fare sempre Crozza: a La7 funziona meglio, libero. Firmata la carta d'intenti, Floris consegna il sediolone cartonato. In affitto. La sindacalista Polverini ha conquistato la Regione Lazio dal primo piano di Saxa Rubra. Plasticamente, Porta a Porta è al terzo livello. La Polverini fu consigliata da Gianfranco Fini e serviva per coprire due fronti: il governo di Berlusconi e l'allora An.

Irene Tinagli prometteva una carriera mediatica eccellente: pescata in Italia Futura di Montezemolo, doveva fornire i suoi elementi di economia mescolati con le sue ambizioni politiche. Una miscela perfetta. Poi l'incidente. La Tinagli deraglia, va oltre i binari di Floris e viene espulsa. Lui sperimenta: vuole Raffaele Bonanni di Cisl, a volte Anna Maria Artoni di Confindustria, l'onnipresente sottosegretario Gianfranco Polillo, l'amico e sindaco Matteo Renzi (che non rifiuta mai Ballarò), il ministro serioso Vittorio Grilli, un pizzico di Massimo Giannini e una spolveratina di Miguel Gotor.

Quelli che devono spiegare tante cose - da Renata Polverini a Roberto Formigoni - corrono da Giovanni per non spiegarne nemmeno una. La compagnia è sempre attiva, martedì l'hanno vista in 4 milioni e mezzo. Fa male o fa bene disertare? Nando Pagnoncelli, protagonista irrinunciabile, stupisce: "La Polverini è stata un prodotto di Ballarò. Non tutti riescono perfettamente, a volte vengono sostituiti. Se vai spesso da Giovanni arrivi a una certa popolarità. Non posso criticare Grillo, però, il Movimento va più forte se ignora la tv". Per gli inviti, contattare Floris. Le domande all'ingresso.

 

SORRISETTO DI GIOVANNI FLORIS BEPPE GRILLO IN SICILIA DOPO LA TRAVERSATA A NUOTO DELLO STRETTO DI MESSINA piersilvio berlusconi maria de filippiFederica SalsiRENATA POLVERINI Tremonti Giulio Antonio Di PietroGIANFRANCO FINI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…