rufus wainwright

DÉJA VU - È ARRIVATO QUEL MOMENTO DELL'ANNO IN CUI RUFUS WAINWRIGHT CI RICORDA DI NON ESSERE PIÙ UN DROGATO TESTA DI CAZZO MA UNA VECCHIA SCIURA COL PLAID SULLE GINOCCHIA CHE VIVE NEGLI HAMPTONS E ADORA L'OPERA: ''HO COMPOSTO 'PRIMA DONNA' PERCHÉ SONO UNA DRAMA QUEEN''

Giuseppe Videtti per “la Repubblica"

 

rufus wainwright giovanerufus wainwright giovane

La voce è squillante, allegra. A 42 anni Rufus Wainwright, pop singer di culto e icona gay, è diventato compositore d’opera. Prima Donna , il suo esordio, è stato pubblicato dalla Deutsche Grammophon, l’etichetta che ha già abbracciato le ambizioni colte di Sting e Elvis Costello. L’inizio di una nuova era per il tormentato artista canadese, figlio di Kate McGarrigle e Loudon Wainwright III, blasonati folksinger degli anni Settanta, che ha conosciuto l’inferno della dipendenza e il paradiso del successo, con album osannati come Poses , Want One, e Want Two .

rufus wainwright con il maritorufus wainwright con il marito

 

«La chiamo da Montauk, nello stato di New York, di fronte al mare », esordisce. «Mi godo la famiglia, sono felicemente sposato (con il tedesco Jörn Weisbrodt), ho una figlia bellissima (Viva, avuta con l’affettuosa complicità di Lorca, figlia di Leonard Cohen). Mi sto riprendendo dalle emozioni forti che ho avuto a Atene alla presentazione del “visual concert” di Prima Donna (adattamento dell’opera, con Cindy Sherman e le immagini di Francesco Vezzoli), che sarà a Lisbona e poi a Buenos Aires, e nel frattempo farò un concerto pop voce e pianoforte il 6 novembre al Teatro Regio di Parma (al Barezzi Festival, ndr ) ».

 

rufus wainwright  con il maritorufus wainwright con il marito

Protagonista di Prima Donna è Régine Saint Laurent, matura diva della lirica che programma un disperato ritorno sulle scene. Dopo una lunga gestazione, l’opera è stata incisa dalla Bbc Symphony Orchestra diretta da Jayce Ogren con il soprano Janis Kelly nel ruolo della protagonista. «La musica classica è il mio amore segreto. Ho sempre pensato che l’alter ego della mia voce fosse il violoncello», confessa.

 

«Ma prima di tutto sono una drama queen , questo è il primo motivo per cui sono stato rapito dai plot verdiani e pucciniani». Prima Donna non è uno sfizio passeggero, Rufus sta già lavorando a un’altra opera. «Si chiama Adriano , ispirato al romanzo di Marguerite Yourcenar», annuncia, «sarà il mio terzo cd per la Deutsche Grammophon, la prima dell’opera è fissata per il 2018».

 

E quale sarà il secondo?

rufus   wainwright giovanerufus wainwright giovane

«Un album di sonetti di Shakespeare musicati da me, nuovi arrangiamenti delle musiche che avevo scritto per Shakespeare’s Sonnets , lo spettacolo di Bob Wilson. Sarà pubblicato in occasione dei quattrocento anni dalla morte del Bardo (23 aprile 2016)».

 

È stato un processo doloroso passare dal pop all’opera?

«È stato esaltante, ma nella vita ogni frammento di felicità è legato a un grande dolore, nel mio caso la morte prematura di mia madre dopo una terribile malattia. Ero al suo capezzale durante la scrittura di Prima Donna e sono felice che, seppur debole, sia riuscita ad assistere alla prima in Inghilterra cinque anni fa. Prima Donna è stata la colonna sonora del mio lutto. Poi mi sono sposato, è arrivata la bambina, la vita ha ripreso a scorrere».

rufus wainwrightrufus wainwright

 

Suo padre è fiero di questa sua uscita per la prestigiosa Deutsche Grammophon?

«Ah, questa è un’altra storia. Lui detesta l’opera, lo annoia, lo infastidisce. Ma ormai da anni abbiamo seppellito l’ascia di guerra. Il nostro non è un rapporto affettuoso, ci amiamo a distanza, abbiamo imparato a tollerare le nostre diversità».

 

Maria Callas l’ha in qualche modo aiutata a creare il personaggio di Régine?

rufus   wainwright  giovanerufus wainwright giovane

«In effetti l’idea mi è venuta guardando in tv una vecchia intervista di Lord Harewood, ma non ho voluto scrivere un’opera sulla Callas anche se rimane una presenza costante, soprattutto in momenti speciali come lo scorso 16 settembre ad Atene: Prima Donna è andata in scena il giorno della sua morte (1977), una coincidenza sinistra e romantica».

 

Régine Saint-Laurent è un personaggio che viaggiava da tempo nella sua fantasia?

«Il nome è venuto fuori da due momenti importanti della mia vita: l’amore per Régine Crespin, mitico soprano francese, e Saint-Laurent Boulevard, il locale di travestiti di Montréal che frequentavo assiduamente all’epoca in cui vagavo di bar in bar tutta la notte, tutte le notti. La Crespin mi ha sempre affascinato: le drammatiche acrobazie vocali e una vita da diva un po’ bizzarra da lesbica pericolosamente dichiarata. Ma dentro Régine c’è anche molto di mia madre e di me».

 

prima donna prima donna

Nell’opera si parla della fine di una carriera e di certi penosi ritorni in scena: argomento scottante per un artista.

«Da ragazzo ero pazzo e incosciente, concentrato a contare quanti fan avevo e quanti dischi avevo venduto e quant’ero carino e come dovevo conciarmi per i concerti. Da adulto, l’idea di invecchiare e perdere la voce mi ha reso ossessivo e paranoico. La musica classica è un altro mondo, la storia dice che proprio con la maturità si dà il meglio, pensi a Verdi e Wagner».

 

prima donna  prima donna

A un evento organizzato per “Prima Donna” lei e suo marito vi siete presentati vestiti rispettivamente da Verdi e Puccini. Sono i vostri idoli?

«In realtà lui è tedesco, quindi più intrigato da Wagner. Sono io il verdiano in famiglia, anche se sono stati Puccini e Strauss che più hanno influenzato la scrittura di Prima Donna ».

 

C’è un artista che le ha dato la spinta per tradurre in musica gli sbandamenti della sua adolescenza?

«Una: Nina Simone. L’unica che sia riuscita a fondere la sensibilità classica con pop, jazz, soul, gospel, folk, producendo una musica senza confini, esprimendosi come cantante e pianista con la stessa dignità e la stessa intensità di una diva dell’opera. Ho imparato da Nina Simone e Judy Garland a porgere – se mi consente il termine – una canzone al pubblico».

prima donnaprima donna

 

La famiglia l’ha indotta alla moderazione? Niente più eccessi?

«Quindici anni fa tutto questo sarebbe stato impensabile, vivevo sull’orlo del baratro. Feci il mio coming out nel 1987, quando dichiararsi gay era una specie di condanna a morte; neanche i miei genitori lo accettarono. Ora devo condurre una vita sana per me, Jörn e Viva. Anche una drama queen deve fare in modo di vivere a lungo se ha una bimba di quattro anni nella culla».

matt con rufus wainwrightmatt con rufus wainwright

 

rufus wainwrightrufus wainwright

 

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