sabina ciuffini

“MIKE MI FERMÒ E PENSAI CHE VOLESSE FARMI LA CORTE. MA MI DISSE: ‘COS' HA CAPITO? SIGNORINA, LE STO OFFRENDO UNO STIPENDIO!’. AVEVO 17 ANNI E MEZZO’” – VITA, POSE E COPERTINE DI SABINA CIUFFINI, LA STORICA VALLETTA DI “RISCHIATUTTO”: “AGNELLI MI CHIAMÒ ALLE 6 DEL MATTINO: ‘BUONGIORNO SIGNORINA, MI DICA DI MIKE’. ALL'INCONTRO MI AIUTÒ A CERCARE LA BIRO NELLA BORSETTA” – “LA COPERTINA SU PLAYBOY? GLI AMERICANI MINACCIARONO IL DIRETTORE DI LICENZIAMENTO, PERCHÉ NON ERO NUDA. MIKE ANDÒ SU TUTTE LE FURIE E CI RIMASI DI MERDA. ADESSO MI VIEN DA RIDERE. BERNABEI SI SECCÒ DA MORIRE”

Roberto Faben per “La Verità”

 

SABINA CIUFFINI MIKE BONGIORNO - RISCHIATUTTO

Nella prima puntata di Rischiatutto, il 5 febbraio 1970, viso e minigonna di Sabina Ciuffini conquistarono gli italiani. Trascorso mezzo secolo, il mondo di allora è a stento riconoscibile.

 

Ma il dolce sorriso della valletta di Mike resiste e sa svettare sugli impulsi della malinconia. Forse perché è nata sotto il segno del Leone, precisamente il 4 agosto 1950 a San Juan, in Argentina, da genitori italiani. Pur nell'atmosfera di spaesamento e disincanto di oggi, la fermano per strada, per un autografo e un complimento, giacché essa resta un simbolo di quell'Italia rimpianta, quando la tivù, con le sue figure, faceva sperare che il popolo della penisola fosse un'unica, grande famiglia.

SABINA CIUFFINI OGGI

 

Roma le manca?

«Vivo a Milano da tanto, ma Roma è la mia città. La mia famiglia, purtroppo, non c'è più.

Li ho persi tutti. Lì ho amici, anche se è difficile localizzarli. Ricordo il Piper, le passeggiate attorno a Roma. Poi Mike mi ha portato a Milano. Arrivai nel 1970, era speciale in quel periodo, piena di artisti.

 

Con la mia solita fortuna, capitò che due concorrenti di Rischiatutto, i fratelli Maroni, mi fecero acquistare un albergo in una zona un po' malfamata, a Brera. Avevo un fidanzato appassionato di cucina milanese e dà lì nacque l'Antica locanda Solferino, così non ho mai avuto il tempo di andare per forza in televisione. Ho anche prodotto un cortometraggio, storia di bambini jugoslavi».

 

SABINA CIUFFINI IN COMPAGNIA DI GIANNI AGNELLI

Qual è stata la professione di suo padre?

«Dopo un grande matrimonio, sono scappati a Buenos Aires, e in Argentina siamo nate io e mia sorella. Faceva l'architetto e lì si occupò di case anti-terremoto. Poi tornammo in Italia, avevo tre anni. Divenne un grosso produttore pubblicitario, con Luciano Emmer Conobbi tanti personaggi di Carosello Virna Lisi».

 

Il fatto che Mike l'abbia scovata all'uscita dal liceo classico «Giulio Cesare» a Roma è storia. Ma l'esatto fotogramma di quell'incontro?

«Scendevo dalle scale con i libri di latino. Avevo minigonna e cappotto lungo. Mi fermò, ma subito non lo riconobbi, perché mio padre era un intellettuale e la tivù si guardava poco. Pensai che volesse farmi la corte. Ma lui mi disse: "Cos' ha capito? Signorina, le sto offrendo uno stipendio!". Avevo 17 anni e mezzo».

 

E al provino che successe?

«Eravamo in cinque. Io pensavo scegliessero un'altra, molto formosa, bella. Mike me lo raccontò dopo. La minigonna andava bene con un corpo un po' più esile, provocante.

sabina ciuffini oh mia bella matrigna

Quindi Mike e Voglino dissero: "Prendiamo questa che sorride"».

 

Colore della minigonna?

«Era un miniabito bianco e nero. Modello "Optical"».

 

Come reagì suo padre alla notizia?

«Il contratto lo firmò mia madre, perché ero ancora minorenne. Mio padre era piuttosto severo, di sera non potevo uscire. Ci diceva: "Fin che non avrete uno stipendio qui comando io". Poi intuì il valore dell'occasione e mi lasciò andare a Milano per il programma».

 

Alla prima puntata di Rischiatutto, Mike le chiese cosa faceva. «Sono studentessa di lettere e filosofia» rispose. Vista la sua immediata celebrità, che accadeva quando si recava alla Sapienza?

«Al Teatro delle Vittorie fu uno tsunami. Non capii subito, me ne resi conto quando presi l'autobus. Certe cose non potevo più farle. All'università, quando andai a fare l'esame di sociologia, fui seguita da una schiera di studenti affettuosi che gridavano: "Viva i pensieri di Mike Bongiorno" anziché quelli di Mao Tse-Tung. Non ero interessata alla "famosità". Quelli erano tempi di contrapposizioni e violenza, ma l'affetto nei miei confronti non è mai mancato. Ancor oggi lo condivido con l'immaginario degli italiani. Com' era bello, allora».

sabina ciuffini (2)

 

E adesso com' è?

«Negli anni ho capito che sono stata testimone di un cambiamento dello spirito del tempo. Anche all'interno della Rai, per la quale ho rispetto e gratitudine, la trasformazione non è stata del tutto positiva.

 

Mi dicevano di curare la dizione, dovevamo avere rispetto del pubblico. Il primo e secondo in bianco e nero erano quasi poetici rispetto a oggi. Poi Mike mi disse, cioè mi fece credere, che si sarebbero venduti milioni di tivù a colori e avremmo aiutato gli operai».

SABINA CIUFFINI MIKE BONGIORNO

 

Umberto Eco, in La fenomenologia di Mike Bongiorno, gli diede del mediocre, del piccolo borghese, del semplice, del paternalista

«Mike era molto intelligente e onesto e gli sarò affezionata per sempre. Quando uscì l'articolo di Eco, nello studio c'era imbarazzo ma in camerino mi disse: "Abbiamo fatto il botto". Sapeva che quei rimproveri avrebbero attirato l'interesse del pubblico. La sua tecnica era quella di farsi sottostimare. Mi diceva: «Guarda Sabina, ci sono io, c'è il concorrente, e in mezzo ci sei tu: il pubblico guarda solo te". M' insegnò la controscena, a fare da spalla».

 

Poi lo seguì agli esordi delle tivù private.

«Appena è nata la tivù commerciale hanno innescato un cortocircuito nella mente delle giovani italiane. Bisognava essere competitive, senza scrupoli, con un interesse categorico a prevalere. Dopo un anno a Tele Milano mi disse: "Meglio che lasci stare"».

MARCO PREDOLIN E SABINA CIUFFINI

 

Nel maggio 1974 fu in copertina su Playboy.

«Con Pascuttini (fotografo di Playboy dell'epoca, ndr) non giravo nuda e nella fotografia si vede solo la schiena. Gli americani minacciarono il giovane Paolo Mosca, direttore, di licenziamento, perché non ero nuda. Mike andò su tutte le furie e ci rimasi di merda.

 

Le foto erano belle, non si vedeva niente. "Sabina, il problema non è delle foto, ma dell'articolo" disse. C'erano cose per un pubblico voyeur. Me la sono presa da morire. Adesso mi vien da ridere. Bernabei (l'allora presidente Rai, ndr) si seccò da morire.

 

Eravamo all'ultima puntata di Rischiatutto, per questo mi si vede un po' triste Ho fatto causa alla rivista E anche perso Ma con grande felicità di Paolo Mosca, quel numero di Playboy sbancò il botteghino e non fu licenziato. A me invece tolsero il contratto pubblicitario della Soflan, a Carosello, ma mi scritturarono per quello della Dreher, "la ragazza moderna che beve la birra in costume"».

paolo limiti sabina ciuffini no no no

 

Nel 1976 fece uno strano thriller a sfondo erotico, Oh mia bella matrigna, di Guido Leoni, che a rivederlo, in fondo ha un suo fascino

«L'unico film che ho fatto. Fu un'esperienza molto faticosa. Non ero molto preparata. Infatti poi ho rotto il contratto».

 

Nel 1977, per Tv Sorrisi & Canzoni, intervistò figure notissime e la sua firma fece impennare le vendite.

«Al ristorante in via Solferino con Enzo Biagi, che era severo, gli chiesi un suggerimento per intervistare Gianni Agnelli. Prima borbottò, poi mi disse: "Questa è la mia agenda, sto andando in bagno".

sabina ciuffini

 

In quei cinque minuti copiai il numero del maggiordomo di Agnelli, di Fellini, Andreotti ed Enzo Ferrari. Berlinguer mi mandò una lettera bellissima, che conservo, scrivendomi "il mio Tatò (Antonio Tatò, capo ufficio stampa Pci, ndr) mi dice no".

 

Agnelli mi chiamò alle 6 del mattino: "Buongiorno signorina, mi dica di Mike". All'incontro mi aiutò a cercare la biro nella borsetta. Con Andreotti misi un vestito bianco. "Come la vede l'Europa?" chiesi. "Guardi signorina" mi rispose "vedrà che ci saranno enormi difficoltà; alla natura delle nazioni non c'è rimedio". In redazione sospettavano che qualcuno mi scrivesse gli articoli, ma li scrivevo tutti io».

 

E Fellini?

«Andai a Cinecittà con Petrosino (ex fotografo di Tv Sorrisi & Canzoni, ndr). Mi chiese: "È il tuo uomo?". "Vieni qui", c'era il suo letto. "Siediti". E poi: "Ecco, questa è la tua luce giusta, ricordatelo". Si divertiva, diceva cose pesanti, dissacratorie. Quando arrivava la moglie cambiava completamente e facevano gli spaghetti».

 

Sabina, cosa ricorda dei suoi sogni?

sabina ciuffini playboy

«Fino a qualche anno fa non li ricordavo. Ora faccio sogni avventurosi, pieni di voglia di viaggiare, sono sempre in viaggio, ma non in maniera angosciosa. È come entrare in un altro mondo e ho la sensazione che sia vero».

 

Il suo ex marito era affascinato dal buddismo. Che rapporto ha con il divino? E hai mai pensato di risposarsi?

«Non è stato un matrimonio felice. Ero molto innamorata, ma soprattutto volevo dei figli.

Non mi sono più risposata, vedo matrimoni infelici Lui ha dedicato la sua vita al buddismo, che è una filosofia. Ha seguito il Lama Gangchen Tulku.

 

Siamo cattolici, battezzati. Magari non sono praticante, ma entrare in chiesa è bellissimo. Mi hanno aiutato gli insegnamenti di questo Lama. Mio figlio (Iacopo, 40 anni, l'altra figlia è Ilaria, 36, ndr) mi ha detto: "Siamo discepoli di questo grande uomo". Credo di avere un buon rapporto con il divino».

 

Il percorso del dolore Sua sorella Virginia

sabina ciuffini mike bongiorno

«Era una giornalista. Aveva due anni più di me. La leucemia è apparsa quando aveva circa 42 anni. È morta a 55. Fui felice di poterle donare il mio midollo osseo, compatibile al 99,6% con il suo. Ci sono pochissime probabilità che, anche se hai molti fratelli, uno di essi abbia il midollo compatibile. Il prelievo è un intervento semplice e avviene dalle ossa iliache e non dalla spina dorsale.

 

Virginia doveva morire subito ma così è vissuta altri 15 anni, ha visto la figlia, Eleonora, sposarsi, e nascere il primo nipote, Davide. Basta dare una goccia di sangue e non c'entra l'etnia. Il donatore potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo. E si ammalò anche mio fratello, Mario».

sabina ciuffini vanity

 

Se vuole raccontare

«È stato l'unico in famiglia colpito da una malattia genetica che aggredisce i polmoni, quella di cui morì mio nonno Guglielmo Giannini (scrittore e politico, fondatore del Fronte dell'uomo qualunque, ndr). Mario era un medico, tre bellissimi figli, li ha cresciuti. Si è accorto tardi della malattia. L'unica possibilità era il trapianto di cuore e polmoni. Preferì rifiutare. Aveva 56 anni».

 

Viene spesso da chiedersi a che serve il dolore.

«Non si capisce perché uno si ammala e l'altro no. Il dolore è legato alla condizione umana e con il tempo capisci e sei più consapevole. Ma credo che il più grande dolore sia la guerra e questo è un dolore che non serve proprio a niente».

sabina ciuffini hot

 

Ora qual è il suo più intenso desiderio?

«Vorrei dei nipoti. Me li hanno promessi».

sabina ciuffini film johnny dorelli sabina ciuffiniMIKE BONGIORNO SABINA CIUFFINI RISCHIATUTTO SABINA CIUFFINI MIKE BONGIORNOsabina ciuffini mike bongiornoMIKE BONGIORNO SABINA CIUFFINI sabina ciuffini mike bongiornosabina ciuffini exposabina ciuffini film

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…