gabriele salvatores diego abatantuono

GABRIELE SALVATORES E IL SEGRETO DEI SUOI 40 ANNI D’AMORE CON RITA RABASSINI (EX DI DIEGO ABATANTUONO) – “VIVIAMO IN DUE CITTÀ DIVERSE, IO A MILANO E LEI VICINO LUCCA. LA DISTANZA È FONDAMENTALE, PERCHÉ SPESSO LA REALTÀ DELUDE” – "DOPO LA VITTORIA DELL’OSCAR TROVAI IN BAGNO ZHANG YIMOU, IN GARA CON 'LANTERNE ROSSE', CHE MI DISSE QUALCOSA IN CINESE. NON CAPII NULLA, MA NON ERA QUALCOSA DI AMICHEVOLE" – NANNI MORETTI "BURBERO", IL “GHOSTING” DI SERGIO RUBINI E LO SCHERZO DI PAOLO ROSSI: “LO VIDI MENTRE ASPIRAVA UNA ENORME QUANTITÀ DI POLVERE BIANCA. MI SPAVENTAI MA ALLA FINE SCOPRII CHE…”

Roberta Scorranese per il Corriere della Sera - Estratti del 20 marzo 2024

 

GABRIELE SALVATORES

Il film più bello di Gabriele Salvatores è Gabriele Salvatores: dolcemente affondato nel divano del suo soggiorno milanese, con un maglione nero e il sorriso gentile, racconta di film, viaggi, paure e amori con una qualità cinematografica rara.

 

Maestro, dove tiene la statuetta dell’Oscar conquistato con «Mediterraneo»?

«È dietro di lei».

Mi volto: in una mensola della libreria, seminascosto tra un volume su Fellini e uno su Kubrick, scintilla il cavaliere crociato. Appena visibile.

 

(…)

 

Oggi vorrebbe averne avuto almeno uno?

«Forse sì. Ma con le due donne più importanti della mia vita, Corinna Agustoni e la mia attuale compagna, Rita Rabassini, per motivi diversi abbiamo deciso di non averne. Corinna non ne voleva e Rita, quando ci siamo messi assieme, aveva già Marta».

 

Marta, che è figlia di Rita e di Diego Abatantuono.

«Sì, come molti sanno conobbi Rita frequentando Diego, e sa qual è la cosa divertente oggi? Che per i tre bambini di Marta lui è, giustamente, “nonno”, mentre io sono “nonno bis”. Quel serpentone di Diego, però, si diverte a chiamarmi “bisnonno”».

 

SALVATORES ABATANTUONO

Torniamo al Salvatores con i capelli lunghi.

«Compii diciotto anni nel 1968, quando si contestavano i professori e nelle università si abolivano gli esami per inscenare drammi teatrali. Io mi avvicinai al movimento studentesco tramite Mario Capanna e ricordo bene che cosa voleva dire fare teatro. La mia prima sala prove è stato il centro sociale Leoncavallo.

 

Fondammo l’Elfo nel 1972 e, mi creda, davvero per noi l’arte non era un divertimento o un esercizio di stile, ma era un modo di cambiare il mondo. Ecco perché da quella generazione sono nati registi come Nanni Moretti o Giuseppe Tornatore e, sì, mi ci metto anche io».

 

Autarchici.

«Del tutto. La generazione precedente, quella dei Bertolucci o di Fellini, andava invecchiando, noi dovevamo inventare qualcosa di nuovo. Con Nanni ancora oggi c’è un bel rapporto, anche se quando passai dal teatro al cinema mi accolse con fare burbero.

GABRIELE SALVATORES RITA RABASSINI

“Nanni, sai che abbiamo fondato una società di produzione, la Colorado?”, gli dissi. E lui: “Il Colorado è lontano da Vienna, dove si fa la Sacher”. Pensi che fino a poco tempo fa, ad ogni film che faceva gli inviavo un telegramma».

 

Non tutti lo sanno, ma lei ha ispirato uno dei personaggi più belli di Paolo Rossi, Kowalski. Che rapporto ha con Paolo?

«Lui è geniale, completamente folle, è quello che avrei voluto diventare io se non fossi stato bloccato da questa maledetta ansia. Una volta mentre stavamo girando l’Italia con Comedians , Paolo mi fece uno scherzo: entrai in camerino e lo vidi mentre aspirava una enorme quantità di polvere bianca. Mi spaventai a morte, ma alla fine scoprii che era gesso e farina».

 

In tutti i suoi film, ironia e disperazione camminano fianco a fianco.

GABRIELE SALVATORES RITA RABASSINI 12

«Tutto nasce dalla Milano degli Anni 60 e 70. C’era l’allegria dei movimenti studenteschi ma tutti sentimmo bene il fragore delle bombe nel ’69. Io, nel giorno di piazza Fontana, stavo suonando con la band che avevo allora. Il rumore della musica venne interrotto dal boato e da allora niente fu più uguale. Quel senso di fuga che si legge nei miei film più famosi, altro non è che una strada aperta verso qualcosa d’altro. Un altro Paese, un altro amore».

 

Nella sua autobiografia scritta con Paola Jacobbi, lei racconta i suoi quarant’anni d’amore con Rita. Come si fa a tenere assieme un amore così longevo?

«Perché viviamo in due città diverse, io a Milano e lei in Lucchesia. La distanza è fondamentale, perché, come diceva Fellini, spesso la realtà delude. Il nostro amore, invece, resiste».

 

Una volta però ha rischiato grosso. Lei si infatuò di un’altra e Rita se ne andò.

gabriele salvatores

«Ma lasciò una porta aperta e così io decisi che l’avrei riconquistata. Impiegai due anni: telefonate, lettere, biglietti. Arrivai anche ad acquistare una piccola casa vicina a quella dove abitava lei. Volevo essere una presenza costante ma discreta. Ci sono riuscito e oggi la devo ringraziare perché Rita tiene a bada la mia ansia, mi riporta con i piedi per terra, non si lascia sedurre dai miei voli pindarici».

 

Un attore al quale si sente molto legato sul piano professionale?

«Guardi, nel mio Il ritorno di Casanova ho voluto, tra gli altri, Fabrizio Bentivoglio, che ha saputo mettere in scena molte cose che sono anche mie: le domande sul senso della vita e del tempo che passa, i dubbi su quello che siamo realmente. Poi, certo, ci sono Diego, Ugo Conti, Gigio Alberti e tutta quella compagnia che ha reso famosi i miei film più famosi.

 

È dalle dinamiche di amicizia che si crearono certe scene come la partita di calcio di Mediterraneo: io sono un interista sfegatato, mentre Abatantuono, come è noto, ha il cuore rossonero. Capisce da dove veniva quell’ardore nella sfida? Dalla realtà, una realtà trasfigurata, la radice del cinema».

 

gabriele salvatores cover

Che cosa pensò nel 1992 quando le dissero che aveva vinto un Oscar?

«Ovviamente pensai a uno scherzo ma realizzai appieno solo quando, nei bagni del Dorothy Chandler Pavilion, a Los Angeles, incontrai il regista super favorito che era stato sconfitto, Zhang Yimou, in gara con il meraviglioso Lanterne Rosse. Io, con la statuetta in mano, mi avvicinai per dirgli che mi spiaceva, ma lui si voltò e mi disse qualcosa in cinese. Non capii nulla, ma non era qualcosa di amichevole».

 

Eppure lei ha molti amici.

«Numerosi, anche perché coltivo l’amicizia così come coltivo l’amore, come una piantina da innaffiare con giudizio. Solo un attore, ad un certo punto, mi ha — come dicono i giovani oggi — ghostato, cioè è scomparso da un giorno all’altro senza spiegazioni. Sergio Rubini: con lui ho girato due film e, dopo Denti , lui è sparito. Telefonate, biglietti, messaggi: nulla. Sono persino andato sotto casa sua. Per nessuna donna ho mai fatto questo, forse solo per Rita. Chissà».

 

Di che cosa ha paura oggi?

«Non tanto della morte, quanto della disintegrazione del corpo e della mente. Vorrei avere dieci vite, perché ho ancora tante cose da fare, tante idee da muovere».

GABRIELE SALVATORESmediterraneo di salvatores 2mediterraneo di salvatoresmediterraneo salvatores 1mediterraneo di salvatores mediterraneo salvatores gabriele salvatores (2)il ritorno di casanova di gabriele salvatores - locandina

Ultimi Dagoreport

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”

peter thiel papa leone xiv

DAGOREPORT – PETER THIEL SBARCA A ROMA E PAPA LEONE RUGGISCE AL "CAVALIERE NERO" - IL PONTEFICE AVREBBE DATO MANDATO AL SEGRETARIO DI STATO VATICANO, PIETRO PAROLIN, DI COMUNICARE AI DOMENICANI DELL’ANGELICUM, DOVE SI SAREBBE DOVUTA TENERE LA TRE GIORNI DI CONFERENZE DI THIEL, DI CANCELLARE LA PRENOTAZIONE EFFETTUATA DAL MILIARDARIO-FILOSOFO DELLA TECNO-DESTRA E SUPPORTER DI JD VANCE - IERI LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ SAN TOMMASO D’AQUINO, PER BOCCA DEL RETTORE, PADRE THOMAS JOSEPH WHITE, HA SMENTITO LA NOTIZIA DEL CONVEGNO DI THIEL - LA 'MORAL SUASION' PAPALINA HA GIÀ FUNZIONATO O DAVVERO LE CONFERENZE NON SONO MAI STATE IN PROGRAMMA ALL’ANGELICUM? – LO SCONTRO TRA LA VISIONE TECNO-CATTO-APOCALITTICA, CON IL PALLINO DELL'ANTI-CRISTO ED ECHI ESOTERICI, DEL BOSS DI PALANTIR E QUELLA ANTI-TRUMPIANA E ANTI-MAGA DEL PAPA STATUNITENSE…

donald trump vladimir putin benjamin netanyahu

DAGOREPORT – CI SONO SOLO DUE VINCITORI, AL MOMENTO, DALLA GUERRA IN IRAN, E NESSUNO DEI DUE È DONALD TRUMP: SONO VLADIMIR PUTIN E BENJAMIN NETANYAHU. IL PRESIDENTE RUSSO GODE PER IL PREZZO DEL PETROLIO CHE S’IMPENNA E PER LA RINNOVATA CENTRALITÀ (TRUMP L’HA TENUTO UN’ORA AL TELEFONO A CHIEDERGLI CONSIGLIO) – “BIBI” VELEGGIA NEI SONDAGGI IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE E, MENTRE TUTTI SONO CONCENTRATI SU TEHERAN, INVADE IL LIBANO E S’ANNETTE LA CISGIORDANIA – LA RESISTENZA IRANIANA (HA UN ESERCITO DI MARTIRI PRONTI A MORIRE PER LA CAUSA) E I PAESI DEL GOLFO SPIAZZATI…

andrea orcel banco bpm giampiero maioli brasseur banco bpm giuseppe castagna

DAGOREPORT – AVVISATI QUEI "GENI" DELL'EGEMONIA BANCARIA DI PALAZZO CHIGI: BANCO BPM È PASSATO DALLA PADELLA DI UNICREDIT ALLA BRACE DI CREDIT AGRICOLE – ALTRO CHE ACCORDO: SI È CONSUMATA SOTTOTRACCIA LA ROTTURA TRA L’AD CASTAGNA E I VERTICI DELL’ISTITUTO FRANCESE, PRIMO AZIONISTA DELL’EX POPOLARE DI MILANO – IL NUMERO UNO TRANSALPINO, HUGUES BRASSEUR, CHIAMATO DA CASTAGNA IN SOCCORSO PER RIGETTARE L’ASSALTO DI ORCEL, AVEVA POSTO COME CONDIZIONE PER IL SUO SOSTEGNO LA CACCIATA DEL PRESIDENTE, MASSIMO TONONI, OSTILE AI SOCI FRANCESI, IN VISTA DEL RINNOVO DEL CDA. MA TONONI HA LE SPALLE COPERTE: È LEGATO AL “GRANDE VECCHIO” GIUSEPPE GUZZETTI COSÌ COME GIORGETTI, E SARÀ RICONFERMATO – COSÌ I FRANCESI, INCAZZATISSIMI, PRESENTARANNO UNA LISTA DI MINORANZA, E PUNTANO A OTTENERE FINO A SEI CONSIGLIERI, GRAZIE ALLA NUOVA “LEGGE CAPITALI” – IL TERZO INCOMODO E' UN ALTRO ANTI-AGRICOLE: DAVIDE LEONE, AZIONISTA PESANTE CON L’8,2% , CHE SI AGGREGERÀ ALLA LISTA DI ASSOGESTIONI...

massimo giletti urbano cairo fabrizio corona salvatore baiardo matteo salvini pier silvio marina berlusconi

DAGOREPORT – A FINE GIUGNO È PRONTA UNA CORONA DI SPINE PER MASSIMO GILETTI, GIUNTO ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO BIENNALE CON LA RAI - LA DECISIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO DI TOGLIERSI DAI PIEDI GILETTI NON È LEGATA AGLI ASCOLTI: A SPAZZARLO VIA E' LO SPAZIO CONCESSO NELLA SUA TRASMISSIONE A FABRIZIO CORONA, CHE HA MESSO NEL SUO FRULLATORE DI SCIACALLO CAMUFFATO DA ROBIN HOOD LA FAMIGLIA BERLUSCONI: “DI SIGNORINI NON MI FREGA UN CAZZO. NEL MOMENTO IN CUI RACCONTI CHE MARINA SCENDE IN POLITICA, RACCONTI ANCHE IL SISTEMA SIGNORINI” – L’IRA FUNESTA DEGLI EREDI DI PAPI SILVIO SI SAREBBE FATTA SENTIRE AI PIANI ALTI DELLA RAI ATTRAVERSO DEBORAH BERGAMINI, VICESEGRETARIA DI FORZA ITALIA, LEGATISSIMA A MARINA ED EX FIDANZATA DELL'AD RAI ROSSI – SENZA IL SALVAGENTE SALVINI, ABBANDONATO  ANCHE DAL LEGHISTA ''FACENTE FUNZIONI DI PRESIDENTE'' RAI, ANTONIO MARANO, CON LA MELONI CHE HA UNA CAUSA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA CONTRO CORONA, ORA GILETTI RISCHIA DI FINIRE AI GIARDINETTI A FAR COMPAGNIA A BARBARA D'URSO - VIDEO: FIORELLO A RADIO2 CON “FURBIZIO”

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO