enrico ruggeri

RUGGERI BOOM: "SANREMO? C'E' QUALCOSA DI PILOTATO" - I MAGHEGGI AL FESTIVAL, L'ASSALTO DEGLI AUTONOMI A DE GREGORI AL PALALIDO ("IL TRIONFO DELL'OTTUSITA'"), LA MUSICA PUNK, IL CANTANTE SI RACCONTA IN UN'AUTOBIOGRAFIA: “LA COCA? UN RICORDO TRISTE MA ERA PARTE INTEGRANTE DELLA VITA SOCIALE DI MILANO” - VIDEO

 

Pasquale Elia per il Corriere della Sera

 

sanremosanremo

Fintanto che era solo una canzone, La giostra della memoria è rimasta ferma lì con tutto il suo carico di aneddoti più o meno sorprendenti. Ma quando poi Enrico Ruggeri ha deciso di metterla in moto, allora ha iniziato a girare macinando ricordi che solo ora possono essere svelati sperando che la loro lontananza nel tempo non irriti nessuno.

 

«Mettere per iscritto la mia vita è stato un percorso molto duro, con momenti di autentico dolore», scrive Ruggeri nell' ultimo capitolo di Sono stato più cattivo , la sua autobiografia di 240 pagine che esce oggi per la Mondadori.

«Non mi sono mai aperto veramente con nessuno, fino al momento in cui ho scritto questo libro».

 

C' è un motivo per cui ha scelto di farlo solo adesso?

ruggeri padre e figlioruggeri padre e figlio

«Perché ho compiuto 60 anni e perché probabilmente mi sento meno impacciato nel raccontare di persone che non vivono più in questo mondo e di altre che non vivono più nel mio mondo».

 

E allora via libera alla giostra della memoria , che smuovendo l' aria spazza via quel velo di polvere che si è posato su decine di amori; sul rapporto difficile con il papà depresso; sulle rogne politiche; sui contrasti con le femministe; sulle grane giudiziarie per via di uno spinello; sui retroscena di una Rai che con lui non si è comportata proprio come una mamma; sulla voglia di sfuggire al conformismo della contestazione degli anni 70; sul sogno di sfondare nella musica seguendo la strada (più scomoda) del punk anziché quella (più comoda) del pop.

enrico ruggerienrico ruggeri

 

Peschiamo a casaccio nel mucchio di episodi: nel 1993 con «Mistero» vinse Sanremo e di diritto partecipò all' Eurofestival. È da tempo che circola la voce secondo cui la Rai ha sempre tramato per non aggiudicarsi la manifestazione europea, altrimenti per regolamento avrebbe dovuto ospitare l' edizione successiva...

 

«Non è per nulla una leggenda. Andai in Irlanda per la gara e la funzionaria che mi accompagnava mi disse: "Sono qui per evitare che lei arrivi primo". La Rai non voleva spendere tutti quei quattrini per organizzare l' evento di cui forse non le importava granché, visto che da noi non faceva grandi ascolti in tv».

 

Nel 2003 torna a Sanremo in coppia con la sua attuale compagna Andrea Mirò e nell' autobiografia svela un inquietante retroscena.

«Però vero. Una nota signora dello spettacolo convinse tutta la giuria di qualità a darci zero per aprire la strada del podio a un suo amico».

 

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Il nome?

«Non lo faccio nemmeno nel libro, ma basta andare a spulciare le cronache di allora per scoprire di chi si tratta».

 

Non ha timore di gettare discredito su un monumento nazionale come il Festival?

«Ma io non parlo di frode, piuttosto faccio intendere che magari c' è qualcosa di pilotato. Basta comporre le giurie in un certo modo o far chiudere il televoto a una certa ora e il gioco è fatto.

 

E non credo che esista nemmeno il sistema perfetto per evitare dubbi sull' esito della gara. D' altronde Sanremo fa girare milioni di interessi e qualcuno quel benedetto trofeo se lo deve pur portare a casa».

 

Malgrado l' età più matura, non sembra disposto a concedere molto spazio alla diplomazia. Pentito di questo suo carattere?

«Sono fatto così...

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Quando mi ribellavo alle mode politiche dell' epoca era perché non sopportavo le imposizioni e perché ero convinto che bisognasse scandalizzare il sistema».

 

A restare scandalizzato invece fu lei quando nel '76 al Palalido di Milano fu tra i testimoni degli assalti degli autonomi a Lou Reed e a Francesco De Gregori.

 

«La musica non dovrebbe essere toccata. E in quelle occasioni ho assistito al trionfo dell' ottusità: ma come si poteva accusare Lou Reed di nazismo o De Gregori di essere un borghese?».

 

Lei è stato spesso accostato alla destra.

«Solo perché mi rifiutavo di far parte di un certo establishment che governava Milano».

A lei piaceva anche provocare: scrisse un brano contro le femministe...

«Avevo 19 anni e quello sberleffo mi divertiva».

 

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Ha avuto molti rapporti, da Mariangela D' Abbraccio a Loredana Bertè. Però c' è stata una donna, non così famosa, che l' ha fatta soffrire, a cui ha dedicato «Contessa» ai tempi dei Decibel.

«Quando si scrivono certi brani è come cadere in uno stato di trance: liberi la mente e cerchi di girare alla larga dalla didascalia, nemico principale delle canzoni». Peraltro circolava un' interpretazione sbagliata di «Contessa».

 

«Era stato letto come un pezzo legato al mondo di Renato Zero. Niente di vero, ma l' accostamento mi piaceva e non feci nessuna smentita».

 

enrico ruggeri e i nastri arcobalenoenrico ruggeri e i nastri arcobaleno

Nel suo archivio di guai non mancano le droghe.

«Per colpa di uno spinello finii sotto processo, ma poi fortunatamente fui assolto.

Quella storia adesso fa ridere, ma era un' Italia diversa».

 

E la cocaina?

«In quel caso la faccenda poteva diventare più seria: avevo un mucchio di soldi da spendere e quella polvere era parte integrante della vita sociale di Milano. Ma un giorno decisi di smettere e non l' ho mai più toccata. La cosa che ricordo con più tristezza di quel periodo è che si creava complicità con persone di cui, in uno stato di lucidità, non sarei mai stato amico».

 

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