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CHE COSA SAREBBE SUCCESSO SE LA SERA DELL’8 DICEMBRE 1980 JOHN LENNON NON FOSSE STATO ASSASSINATO? - ALCUNE PUBBLICAZIONI PRESTIGIOSE FORSE NON AVREBBERO SOSTITUITO LE STRONCATURE DEL SUO ULTIMO ALBUM, ‘’DOUBLE FANTASY’’ - NEL LUNGO PERIODO FORSE CI SAREBBE STATA UNA SPECIE DI REUNION DEI BEATLES, CHE PROBABILMENTE NON AVREBBE PORTATO A CHISSÀ COSA - LENNON AVREBBE CONDOTTO UNA VITA LUNGA, FELICE E PIENA, IL MINIMO CHE SPETTA A CHIUNQUE ABBIA DONATO COSÌ TANTA GIOIA A COSÌ TANTE PERSONE - NATURALMENTE, IL ROCK AVREBBE PERSO LA SUA ICONICA FIGURA DI MARTIRE, L’EQUIVALENTE POP DELL’ASSASSINIO DI JOHN KENNEDY, LA CUI SCOMPARSA PREMATURA HA PERMESSO A TUTTI NOI DI CREDERE CHE IL PREZZO DI UN’INDIPENDENZA TANTO ARDUA COME LA SUA FOSSE IL PROIETTILE DI UN ASSASSINO - COSÌ LENNON DIVENTÒ “UNA METAFORA POLITICO-POETICA” ED ENTRÒ NEL NOVERO DEI SANTI DEL NOSTRO TEMPO... - VIDEO

 

 

David Hepworth - "Uncommon People. Ascesa e caduta delle rockstar" - Traduzione di Milena Sanfilippo Nottetempo editore - Estratti

 

yoko ono john lennon

John Lennon non era più tornato nella sua terra natale da quando l’aveva lasciata nel 1971. Nel corso dell’ultimo decennio lui e Yoko Ono avevano adottato lo stile di vita di quelli che i banchieri definiscono individui ad alto patrimonio netto.

 

Per essere uno che una volta aveva fondato tutta la sua vita sulla musica, sembrava che ne facesse facilmente a meno. Per cinque anni imbracciò a stento una chitarra. Per quanto fosse brillante, Lennon aveva anche la capacità di rimanere indifferente a certi aspetti del mondo.

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John e Yoko fecero non poche pressioni sui custodi del Dakota per soffiargli il permesso di occupare l’appartamento 72, liberato dall’attore Robert Ryan nel 1972, per via di una regola che non ammetteva rockstar come inquilini.

 

Complici un paio di garanti ben piazzati, riuscirono a convincere i notabili del Dakota che lui e Yoko conducevano una vita lontanissima da quella delle rockstar. A maggior ragione dopo la nascita del figlio Sean, nel 1975.

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morte john lennon the news standard

La coppia consolidò la propria ricchezza grazie all’impegno di Yoko. La sua famiglia proveniva dal settore degli investimenti bancari e le erano del tutto estranee le remore piccolo-borghesi di Lennon sull’accumulo di denaro.

 

Per prima cosa estesero le loro proprietà nel Dakota fino a possedere cinque appartamenti, alcuni usati come uffici per la loro organizzazione, altri per ospitare i loro tanti beni. Durante una visita, Elton John fu colto alla sprovvista dal fatto che Yoko con tutta evidenza possedeva più vestiti di lui.

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La coppia aveva consulenti finanziari e Lennon ascoltava le loro sagge parole più di quanto avesse mai fatto ai tempi dei Beatles. Investivano in quadri, manufatti dell’antico Egitto e perfino in una premiata razza di bovini da latte che raggiungeva prezzi a sei zeri.

 

I rapporti di John con gli altri membri dei Beatles erano più amichevoli di quanto non fossero stati a partire dalla fine degli anni Sessanta. Si era persino discusso di una sua partecipazione al Concert for Bangladesh di George nel 1971, anche se alla fine non se ne fece nulla.

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yoko ono john lennon nozze

La cordialità tra i due leader dei Beatles non intaccava per nulla la loro competitività. Lennon confrontava il suo patrimonio con quello di McCartney, che aveva ben assicurato il proprio futuro comprando diritti editoriali musicali di valore.

 

Quando John venne a sapere che il suo ex compagno valeva venticinque milioni di dollari, impose a Yoko l’obiettivo di uguagliare quella cifra. McCartney non aveva mai smesso di scrivere canzoni, pubblicare dischi e andare in tour, mentre Lennon aveva cessato di far uscire roba nuova dopo ‘’Walls And Bridges’’ del 1974.

 

john lennon 1980 camera da letto al dakota

Nel 1980 tornò da una lunga vacanza alle Bermuda con Sean durante la quale aveva scritto delle canzoni e registrato un paio di demo senza pretese……

 

Di ritorno a New York, entrò in studio con il produttore Jack Douglas e alcuni turnisti affidabili per iniziare a registrare.…… Il disco uscì il 17 novembre dopo una grande attesa ed ebbe un’accoglienza che fu al massimo tiepida.

 

La colpa non era soltanto delle tematiche. Le registrazioni di John Lennon dopo l’uscita dai Beatles furono molto spesso criticate per i messaggi troppo espliciti dei testi – il solipsismo stridulo degli anni della terapia primaria, gli slogan raffazzonati di Some Time In New York City e ora la domesticità un po’ stucchevole di Double Fantasy.

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ritratto di john lennon by amanda lear

All’apice dei Beatles era in grado di alchimizzare la sua infelicità in canzoni dal suono trascendentalmente felice come “Help!”. La felicità che ora sentiva davvero si traduceva, al contrario, in dischi piatti, meccanici, che suonavano come i prodotti più ripetitivi del sistema degli studi di registrazione americani.

 

La sera dell’8 dicembre 1980 …. John e Yoko non entrarono nel cortile del Dakota. Sebbene Lennon avesse più volte osservato che se qualcuno l’avesse ucciso sarebbe stato un fan, pretendeva comunque di andarsene in giro in una delle città più violente del mondo senza una guardia del corpo.

 

Così incontrò sul marciapiede il suo assassino, il venticinquenne Mark Chapman, per la seconda volta in quel giorno. La prima volta Chapman gli aveva fatto autografare la sua copia di Double Fantasy. La seconda, esplose cinque colpi da un revolver.38 Special dritti alla schiena del musicista. Lennon morì sul colpo. Aveva quarant’anni.

john lennon

 

Uccidendo una rockstar, la personalità per eccellenza, Mark Chapman, un signor nessuno, probabilmente sperava di varcare una soglia. Sperava di poter spazzare via la distanza tra la propria minuscola vita e la vita dell’eroe condotta ai suoi occhi da Lennon.

 

Il suo gesto prefigurò in un modo quanto mai atroce il nostro desiderio sempre più invadente di metterci al centro degli eventi, quando il nostro ruolo dovrebbe essere quello di spettatori o di ascoltatori riconoscenti.

 

JOHN LENNON CON LA CHITARRA ANDATA ALL ASTA A NEW YORK

Mise in rilievo la grandezza raggiunta dalle rockstar e quanto alcune persone pretendessero ancora che quelle figure potessero riparare le loro vite spezzate. Le parole e le azioni delle rockstar non c’entravano nulla. C’entravano le aspettative della gente.

 

Si sarebbe tentati di fermare l’orologio alla seconda settimana del dicembre 1980 per soffermarsi sugli aspetti che gli storici definiscono controfattuali.

 

Che cosa sarebbe successo se John Lennon fosse rientrato al Dakota illeso e fosse arrivato al giorno successivo, che doveva concludersi a Broadway assistendo a The Elephant Man recitato da David Bowie, e al giorno dopo ancora, e a tutti i giorni trascorsi da allora a oggi?

john lennon yoko ono

 

Nel breve periodo, “Lady” di Kenny Rogers magari sarebbe rimasto al numero 1 negli Stati Uniti. Gli album dell’anno sarebbero stati comunque The River di Bruce Springsteen, Remain In Light dei Talking Heads e Get Happy!! di Elvis Costello.

 

I caporedattori di Rolling Stone, People, Time, Newsweek, Maclean’s, Nme, Melody Maker e di centinaia di altre riviste non si sarebbero lanciati in una corsa frenetica per riscrivere gli articoli di approfondimento inondandoli con una marea di ricordi e per corredare gli omaggi in copertina di un bordino nero.

 

Alcune pubblicazioni prestigiose forse non avrebbero sostituito le loro poco lusinghiere recensioni di Double Fantasy con parole di lode più in linea con l’umore luttuoso generale. Sul medio periodo ci sarebbe forse stato il tour di cui Lennon parlava, che magari avrebbe segnato un suo ritorno nel Regno Unito per la prima volta dal 1971.

 

Nell’ultima occasione in cui era salito su un palco, al Madison Square Garden nel 1974 con Elton John, si era sentito male per il nervosismo. Ma quello era stato solo un cameo.

 

Un’apparizione degna di questo nome davanti a uno stadio, in un momento in cui le aspettative del pubblico per le performance live iniziavano a puntare al rialzo, sarebbe stata molto più stressante.

 

Nel lungo periodo forse ci sarebbe stata una specie di reunion dei Beatles, che probabilmente non avrebbe portato a chissà cosa ma sarebbe bastata a togliere un po’ di luccichio al franchise più influente del pop.

 

John Lennon avrebbe condotto una vita lunga, felice e piena, il minimo che spetta a chiunque abbia donato così tanta gioia a così tante persone.

 

Naturalmente, il rock and roll avrebbe perso la sua iconica figura di martire, qualcuno la cui scomparsa prematura ha permesso a tutti noi di credere che il prezzo di un’indipendenza tanto ardua come la sua fosse, nel peggiore dei casi, il proiettile di un assassino, e nel migliore una qualche montatura da parte dell’establishment per metterlo nei guai.

 

omicidio john lennon

La posizione di Lennon, in bilico tra l’essere il leader dei Beatles e il loro detrattore più in vista, gli attirava il sostegno di chiunque si considerasse immune al veleno della popolarità. Lennon è la rockstar a cui le aspiranti rockstar desiderano essere accostate.

 

Chiunque abbia imbracciato una chitarra negli anni successivi alla sua morte ha creduto non tanto di perseguire un fine personale, quanto piuttosto di arruolarsi nell’esercito di John Lennon.

 

yoko ono e john lennon davanti al dakota building

Nelle settimane tra l’omicidio e Natale, mentre le onde radio erano monopolizzate dall’ultimo disco di Lennon, da “Imagine”, “In My Life” e qualsiasi altra cosa sembrasse toccare il giusto tasto di solennità, mentre i programmi di attualità venivano per forza di cose trasformati in discussioni su John Lennon pacifista e artista d’avanguardia, e le folle si raccoglievano da una sponda all’altra dell’Atlantico reggendo candele votive, con le voci unite nei cori di “Give Peace A Chance”, mentre ogni personaggio pubblico, dai politici agli uomini di Chiesa, si esponeva per chiarire che sentiva intimamente la stessa ferita che sentivano tutti gli altri, si percepiva che qualcosa era cambiato.

mark chapman

 

All’indomani di quello che per la musica pop era stato un po’ l’equivalente dell’assassinio di jfk, sembrava giusto considerare il mestiere della rockstar come una faccenda serissima.

 

Il rock and roll arrivò appena un decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la vita era ancora una faccenda prepotentemente seria.

 

Il rock and roll fu un cambiamento, qualcosa con cui i ragazzi potevano divertirsi finché l’arrivo delle responsabilità non li avesse costretti a mettere via le bambinate.

 

Tutto questo prese slancio negli anni Sessanta, quando la musica e i comportamenti della beat generation arrivarono a influenzare ogni pezzetto della società e della cultura.

 

la pistola usata da mark chapman per uccidere john lennon

La morte di John Lennon e il periodo di lutto che ne seguì ci misero di fronte al fatto che, invecchiando, quel mondo di divertimento ed evasione ce lo eravamo portati dietro, non lo avevamo messo via insieme alle cose dell’infanzia.

 

Quella vecchia musica la portavamo impressa addosso e i personaggi che l’avevano creata facevano ancora parte della nostra vita, che gli piacesse o meno. L’encomio del Time dimostrò che il mondo all’insegna del twist & shout veniva ormai ridisegnato come un lungo viaggio verso la luce.

 

mark chapman

Così Lennon, la figura anarchica che si divertiva a fingere di essere un incapace, che non riusciva mai a trattenere una risposta acida, che pensava che il rock and roll non fosse mai migliorato dai tempi di “Tutti Frutti”, diventò “una metafora politico-poetica”.

 

L’articolo aggiungeva che “la sua coscienza spirituale era rivolta all’interno” e solidarizzava con un’intera generazione per la quale, affermava il Time, “svanisce un sogno luminoso”.

 

L’ultima citazione contenuta in quell’encomio era del musicista Steve Van Zandt, che sembrava ugualmente desideroso di eleggere Lennon nel novero dei santi del nostro tempo. “Ha battuto la vita rock’ n’ roll. Ha battuto le droghe, la fama, i danni. È stato l’unico che ha battuto tutto”.

 

Il giorno della notizia, Paul McCartney fu intercettato da una troupe televisiva mentre usciva da uno studio di registrazione. Gli chiesero qual era la sua reazione alla morte del compagno.

 

gli occhiali insanguinati di john lennon

Chiaramente cercavano qualcosa di solenne e pomposo con cui aprire il notiziario. Niente da fare. “È una bella rogna, eh?” rispose McCartney con uno sguardo che diceva tutto. Poi salì in macchina.

mark david chapman 1mark chapman

 

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