1. IN ATTESA DI DIBATTITI CON PLASTICO SULLO SDOGANAMENTO DEL VAFFANCULO SUI SOCIAL NETWORK, SI PUÒ PROFANARE L’INTIMITÀ DEI MUCCINO BROTHERS IN LOTTA, GABRIELE E SILVIO, EVASI DA UN RECIPROCO SILENZIO QUASI DECENNALE PER DELINEARE UN LESSICO FAMILIARE 2.0 FATTO DI ACCUSE DI PLAGIO, FUGHE DA TWITTER, DENUNCE 2. UNO SCAZZO DURISSIMO TRA FRATELLI CHE ECCITA COME MAI LA CHIACCHIERA DEL POPOLO ITALICO DIVISO TRA CHI TIFA PER GABRIELE E CHI SPASIMA PER IL TRENTENNE SILVIO “PLAGIATO” DALLA SUA AMICA E SCENEGGIATRICE, LA SESSANTENNE CARLA VANGELISTA 3. LA BOMBA DI SILVIO: “GABRIELE CONOSCE BENISSIMO I MOTIVI DEL MIO ALLONTANAMENTO E SA CHE RIGUARDANO GRAVI EPISODI VISSUTI NELLA MIA INFANZIA ALL’INTERNO DEL NUCLEO FAMILIARE DI CUI NON PARLO PER DECORO E PER NON NUOCERE ALLA MIA FAMIGLIA”

1. GABRIELE MUCCINO: "LASCIO TWITTER"
La Stampa.it

«Ragazzi mi cancello da twitter. Questa arena non è il mio posto! Non serve a nulla è superficiale e sto meglio senza. Buon proseguimento»: così Gabriele Muccino in un tweet annuncia oggi il suo addio dal social network dopo lo scontro a distanza con il fratello Silvio, con il quale non ha rapporti da quasi 8 anni.

Pochi giorni fa il regista de "L'Ultimo bacio" su Facebook aveva scagliato la prima pietra, accusando di plagio Carla Vangelista, amica e collaboratrice di Muccino Jr., co-sceneggiatrice dei suoi ultimi due film. Silvio aveva respinto le accuse tramite una dichiarazione in cui tra l'altro accennava a «gravi episodi vissuti nella mia infanzia all'interno del nucleo familiare».

Gabriele Muccino non è il primo a decidere di lasciare Twitter. Prima di lui anche Fiorello, poco dopo il successo dello show "Il più grande spettacolo dopo il weekend". Nel marzo 2012 lo showman ha chiuso un account seguitissimo dal quale aveva tempestato l'etere di video, tweet e video-rubriche come l'appuntamento, seguitissimo, dall'edicola sotto casa per la lettura delle prime pagine dei quotidiani. Edicola che poco dopo per fortuna è tornata in linea su un altro account aperto da Fiore. Circa un mese dopo, anche Rudy Zerbi lascia Twitter. «Per rispetto ora metto un Fiorello sulla lapide del profilo di Rudy Zerbi», scrive ironicamente l'ex discografico diventato personaggio televisivo per annunciare la cancellazione del suo account.

Grande risalto è stato dato al saluto di Enrico Mentana per i troppi insulti ricevuti sul social network. Un ritiro arrivato, nel maggio scorso, dopo un lungo botta e risposta con gli utenti sull'opportunità di mantenere l'anonimato in rete. «Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge - ha scritto il giornalista, seguito da oltre 300 mila follower - . Sono contrario ai blocchi, censure private. Twitter è così, o l'accetti o lasci

2. IL POLLAIO DEI MUCCINO
Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

In attesa di sacre tavole e dibattiti con plastico sullo sdoganamento del vaffanculo sui social network, si può profanare l'intimità dei Muccino brothers in lotta, Gabriele e Silvio, evasi da un reciproco silenzio quasi decennale per delineare un lessico familiare 2.0 molto distante dallo scambio epistolare dei fratelli De Filippo.

Peppino chiedeva vènia: "Ora che stiamo per separarci nulla voglio trascurare perché i nostri rapporti tornino normali e logici..." e l'altro, Eduardo, opponeva alla richiesta un muro di irrisione anche filosofica: "Ti pare che dopo anni di veleno amarissimo... un semplice colpo di spugna può cancellare dal mio animo l'offesa e il risentimento? Tu dici: ‘Siamo fratelli'. Certo, credi che tu da estraneo avresti potuto infliggermi le torture morali che sistematicamente mi infliggevi? L'amore fraterno è un sentimento da asilo infantile, credi a me".

I due non si parlarono per quasi quarant'anni chiudendo con una lettera, la finestra sul cortile. Il pollaio dei Muccino (che non si dicono buongiorno da appena otto) ha invece un buco nella Rete e alle accuse reciproche, ai rancori sopiti e ora deflagrati in lunghi post su Facebook, assistono tutti.

Il maggiore imputa pubblicamente al minore una distanza fin dal 2010: "Capisco che il distacco da me, per via dello stesso lavoro, potrebbe significare uccidere il padre. Ma che da tre anni Silvio non chiami i genitori neanche per un ‘buon Natale' è davvero incomprensibile". Il secondo risponde a distanza di tempo evocando inferni domestici da cui fuggire (casa Muccino stessa). In mezzo, una donna, Carla Vangelista, responsabile secondo Gabriele, dell'allontanamento progressivo e irreversibile tra i due. Parlare con i tre è impossibile. Garbati rifiuti. Voglia di concedersi pari allo zero. La storia però è antica.

Nata a Roma, all'intersezione dei quartieri Prati-Delle Vittorie, all'ombra dei bar assaltati dai dirigenti Rai e dei platani di viale delle Milizie. Sede del Liceo Terenzio Mamiani, quello di Silvio, dei misteri di Profondo Rosso di Dario Argento e delle decennali occupazioni invernali in cui sognando un mondo migliore, genitori e prole ritrovavano similarità e fili generazionali . In Come te nessuno mai (1999), secondo film di Gabriele sul tema, la sorella Laura si occupa del casting e Silvio è il protagonista.

Applausi, fama e percorsi che dopo aver camminato ancora per un tratto insieme, lentamente si divaricano. Muccino Sr. racconta gli ultimi baci dei matrimoni in crisi. Silvio, 15 anni in meno, si emancipa, recita con Verdone in un grande successo, vive il tipico riflusso di chi percorre l'adolescenza "davanti a milioni di persone", poi nel 2004 conosce Carla Vangelista.

Esperta di letteratura angloamericana, scrittrice, sceneggiatrice, compagna di uno scrittore. Una luminosa ex "figlia degli anni 70", con la quale Silvio scopre un'amica e secondo Gabriele che la disegna come Mata Hari, la sua rovina: "In pochissimi sanno di chi stia per andare a parlare. Ma poco importa. Si tratta di una ex adattatrice dialoghi, improvvisata scrittrice di discutibile talento che ha sequestrato e rovinato il talento e (opinione personale) la vita di un promettentissimo ragazzo e attore dall'altrettanto promettente futuro a cui ero (sono ancora) profondamente legato".

A parte l'incomprensibile disprezzo per la nobile arte di adattare i dialoghi e un inquietante richiamo al "mondo del cinema romano" che sulla fine dell'amore fraterno tutta la verità saprebbe, Gabriele Muccino dall'America evoca il plagio. E se Vangelista (che ha querelato) stinge nel paragone con Aldo Braibanti, anche lo scontro tra Silvio e Gabriele, arranca e si smarrisce sul terreno del senso compiuto. Comunicati rapidi come piccioni viaggiatori.

Argomenti durissimi: "Dopo 5 anni di assoluto silenzio - dice Silvio - stanco e disgustato dalle sempre più gravi dichiarazioni pubbliche di mio fratello... sono costretto a parlare del mio privato sperando che questo metta fine al suo delirante soliloquio che da anni intasa siti internet e giornali... a spingermi sono le parole, basse e infamanti, secondo le quali sarei stato ‘plagiato' e ‘sequestrato': io, un uomo di 31 anni, e da chi? da Carla Vangelista, un'amica, una scrittrice più che stimata, che collabora con me... non vedo l'artista, che mai mi sarei aspettato cadere così in basso al punto da trascinarmi nel fango del pettegolezzo più bieco, e non vedo neppure il fratello, perché Gabriele conosce benissimo i motivi del mio allontanamento e sa che riguardano gravi episodi vissuti nella mia infanzia all'interno del nucleo familiare di cui non parlo per decoro e per non nuocere alla mia famiglia".

Seguono altri fotogrammi presi in un interno, istantanee che riportano a scene tratte da matrimoni annegati nelle interferenze altrui. Il primo di Gabriele: "Questa del plagio è una vecchia storia a casa Muccino, e ora si sta ripetendo" picchia Silvio: "Pochi anni fa fu proprio lui a tagliare i ponti con la mia famiglia, per costruirsi una vita serena con la moglie di allora. Fu proprio lui a dirmi che sarei dovuto scappare. Ora sembra aver dimenticato. O forse preferisce non ricordare, perché quando il suo matrimonio naufragò, rinnegò tutto quello che aveva detto fino a quel momento e comunicò che era stato plagiato dalla ex moglie".

Poi altre puntualizzazioni feroci e pagine di intima incomprensione trasmutate da segreto dissidio a pasto nudo di una vasta pletora di guardoni, polemisti e umoristi di ritorno. "Da baciami ancora a menami ancora" ironizzano su Twitter. In uno straniante speaker's corner a getto continuo, un'appendice dell'Hyde Park in cui Nanni Moretti dritto sulla sedia teneva un pubblico discorso ai londinesi: "Per noi italiani di sinistra, il modello deve essere l'Emilia Romagna", il ritmo dei rinfacci tra i figli di un dirigente Rai e di una pittrice dipinge scenari agri, quadri a tinte fosche.

Niente del dolore tra i consanguinei Peppo Pontiggia e Giampiero Neri (che nel rifiuto della vicinanza, ebbe l'ardire di cambiare nome) né del Master di Stevenson, né ancora delle violente scorribande viscontiane figlie del passaggio dalla campagna alla metropoli in Rocco e i suoi fratelli. Solo realismo scomposto, senza ricerca della felicità, arte, né parte. Un brutto film. Madonna che silenzio (ci vorrebbe) stasera.

 

 

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