clizia incorvaia

"SEI UN PENTITO! UN BUSCETTA, E IO NON PARLO CON I PENTITI!” - FULVIO ABBATE SCOTENNA CLIZIA INCORVAIA PER LE SUE FRASI AL ‘GF VIP’ CONTRO ANDREA DENVER: “LA CONCORRENTE 'CRESCIUTA A PANE E MODA' E’ INTERPRETE DI UN DEGRADO CULTURALE. INACCETTABILE CONSIDERARLA UNA BATTUTA E #CLIZIAFUORI È IL MINIMO…" - I CARABINIERI D’ABRUZZO: “LA SIGNORA IN BIKINI DOVREBBE FARE MENO BAGNI IN PISCINA, STUDIARE LA STORIA PER RISPETTO DI TUTTE LE VITTIME DI MAFIA...” – VIDEO

 

 

Fulvio Abbate per huffingtonpost.it

 

clizia incorvaia

 

Il film di Marco Bellocchio, “Il traditore”, dedicato alla vicenda umana e criminale di “Masino” Buscetta, “pentito di mafia”, anzi, collaboratore di giustizia, idealmente, ha avuto un minuscolo, eppure notevole, sequel nella “casa” che più sta a cuore ai comunque aspiranti famosi, sotto gli occhi del “Grande Fratello Vip” di Canale 5.

 

Clizia Incorvaia, 33 anni, “cresciuta a pane e moda”, così confessa nelle note personali di Instagram, concorrente di punta del reality, rivolgendosi con pupille furenti a un “collega” del condominio, sempre ai suoi occhi colpevole di averla segnalata per il televoto, con serio e tragico rischio di trovarsi sbalzata fuori dalla dimora, nei giorni scorsi, facendo ulteriormente montare in sé sdegno furibondo a bordo piscina, ha così scagliato il dardo del proprio orgoglio isolano: “Tu sei un maledetto! Buscetta! Pentito! Sei un pentito! Un Buscetta, e io non parlo con i pentiti!”.

 

clizia incorvaia

Parole scandite con veemenza, degna del peggiore orgoglio siculo, il dito ammonitore puntato più volte a indicare, a mitragliare l’ “infamità”, sempre a suo dire, commessa, gli occhi vieppiù colmi di sdegno narcisistico e insieme figlio di certo heimat, verso il co-residente Andrea Denver.

 

Tornando alla quiete del Canale di Sicilia, il resto della bio di Clizia Incorvaia racconta una ragazza cresciuta, appunto, a Porto Empedocle, vicereame di Agrigento, che “concluso il Liceo Classico arrivo nella nebbiosa Milano dall’assolata Sicilia, dopo pochi anni mi laureo in scienze della comunicazione all’Università Cattolica”. Su tutto però, Clizia confessa di essere “una fashionista nata... anzi non vorrei essere presuntuosa ma preferisco “trend setter” ossia una che anticipa le tendenze :-)”.

 

Parole, sogni, stimmate, rimmel, lucidalabbra imbevute d’oro, platino e rodio perfettamente nello spirito di un tempo glamour inquadrato selfie dopo selfie.

 

clizia

Scansiamo le reazioni, le invettive,  la prevedibile e doverosa rabbia “civile” raccolti in pochi istanti in rete dalla trend setter, facendo così levitare l’hashtag #cliziafuori, il minimo che potesse giungerle. Su tutte, le parole dell’Associazione nazionale carabinieri di Carsoli: “La signora in bikini dovrebbe fare meno bagni in piscina, studiare la storia per rispetto di tutte le vittime di mafia”.

 

Forse, ciò che gli uomini dell’Arma d’Abruzzo pretendono da una ragazza bionda cresciuta a Porto Empedocle in una famiglia con bambagia dorata, è ingiusto se non crudele; Clizia infatti vede brillare nel palmarès privato e insieme del gossip un matrimonio con un cantante trendy cui, dopo la nascita di una figlia, Nina, è presto seguito un divorzio altrettanto da “Chi”; dettagli, pura insignificanza, schiuma pregressa, almeno rispetto a questo nuovo affare sempre pubblico che la inquadra, sia pure nell’orrore, la coroncina da non meno protagonista.

 

clizia andrea denver

Intanto, nella tarda giornata di ieri, merito anche della presa di distanza di alcuni sacri sponsor, Mediaset ha diramato una dichiarazione, come dire, austera e insieme attendista: “Il televoto che vedeva coinvolti i concorrenti Clizia Incorvaia, Antonella Elia, Paola Di Benedetto e Andrea Montovoli è stato annullato a causa di un provvedimento disciplinare nei confronti di un concorrente che ha pronunciato frasi inaccettabili”.

 

Parole che annunciano bufera per il “reo” e insieme sibilline, ovvero prendere tempo, sopire, cinismo portatile da impresa commerciale, se non ipotizzare, dài, una via d’uscita, studiare una strategia che renda ipocritamente onore a chi ha combattuto la mafia e alle sue vittime, e insieme suggerire un “non è mai troppo tardi” per chi indicava Buscetta come esempio di empietà etica, un “muffutu” (traduzione per i non siciliani: uno spione) posto che agli occhi del conduttore Alfonso Signorini e di Irene Ghergo, che così presentava le novità dell’edizione: “È un reality estemporaneo, fatto tutto senza copioni. Anche per noi autori e per il conduttore è una sorpresa, non è niente programmato, è tutto possibile!” In ogni caso, la fuoriuscita eticamente poco rimarchevole, con “fango”, della ragazza, ma questi sono dettagli ai nostri occhi insignificanti, priverebbe il format del quadro erotico-sentimentale che si è creato tra lei e un altro concorrente del programma, Paolo Ciavarro, agli occhi di molti utenti, animi semplici, nostalgia da “Bolero film”, una riedizione di Romeo e Giulietta nel contesto reality.

paolo ciavarro e clizia incorvaia 5

 

A dispetto d’ogni scusa da escogitare, ricorrendo perfino a una recita da antimafia cerimoniale da plesso scolastico elementare, rammentando pure che perfino un ministro della nostra Repubblica, anni addietro, ebbe a dichiarare che “con la mafia occorre convivere”, ben oltre tutto questo, ci sia permessa una riflessione “tecnica” sulla dinamica dell’accaduto, dei semplici fatti.

 

Sia detto con la percezione del siciliano che sa riconoscere tutte le posture di certo costume obliquo, se non implicitamente criminale. E qui parlo da palermitano, da persona che reputa di conoscere gesti, sfumature, e soprattutto la prossemica di un mondo, esatto, di un comportamento individuale che assimileremo, se non direttamente alla mafia, comunque alla “mafiosità”, un modo di occupare lo spazio e insieme di chiarire agli altri i propri intendimenti, la propria tracotanza. Non dovrebbe essere difficile da comprendere che si tratti di una condotta che tende a permeare sovente molti comportamenti di noi siciliani.

 

paolo ciavarro e clizia incorvaia 3

I gesti e le parole scagliati da Clizia Inconvaia verso la persona ai suoi occhi colpevole di infedeltà non sono affatto come direbbe il poeta, “voce dal sen fuggita”. Sono moti che vengono da un profondo familiare; degradarle alla categoria di una “battuta” sarebbe ipocrita, cose che fanno torto a chi sappia riconoscere gli sguardi di sbieco che in Sicilia dicono di più d’ogni esplicita dichiarazione, minaccia o segno d’astio. Risibili le scusanti presentate da Micol Incorvaia, sorella amorevole, le guance segnate dalle lacrime d’argento del make up: “Trovo che sia allucinante che un modo di dire utilizzato nell’italiano corrente sia letto come un suo inneggiare alla mafia.” (sic)

 

Forse che, tutti noi, ogniqualvolta ci viene voglia di insultare chi ci manca di rispetto gli diamo umilmente del “Buscetta”? “Minchia” che civiltà!, direbbe il filosofo. Si tratta, sappiatelo, di gesti propri di una subcultura che si nutre ora di qualunquismo ora di implicita connivenza, perché, come è segnato sulle piastrelle-souvenir di ceramica di Santo Stefano di Camastra o di Caltagirone, spacciate per umorismo decorativo da tinello: “Facitivi i cazzi vostri!”.

paolo ciavarro e clizia incorvaia 2

 

clizia andrea denver

Il sequel del film su Tommaso Buscetta, cui si deve, insieme a Gaspare Mutolo, di avere svelato i nomi, meccanismi e le dinamiche di potere di “Cosa nostra” con i suoi “punciuti” e della “cupola”, da aggiornate al tempo delle influencer, ci sta tutto.

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