amos genish

SHH, PARLA GENISH: ‘SERVE UN’INDAGINE SU MEDIASET-SKY, RISCHIAMO IL CARTELLO DELLE TV’. L’AD TIM AVREBBE STRA-RAGIONE SE FOSSIMO NEL 2008. MA OGGI OLTRE ALLA RAI CI SONO GIGANTI COME NETFLIX, AMAZON E A BREVE FACEBOOK E APPLE A DISTRIBUIRE CONTENUTI. IL MERCATO E' IN FASE DI RIVOLUZIONE - ‘VIVENDI HA COMMESSO DEGLI ERRORI, LI HA CAPITI ED E' PRONTA A RICOMINCIARE DACCAPO’. BASTERA' A FERMARE ELLIOTT?

Marco Zatterin per la Stampa

 

AMOS GENISH

Torniamo indietro di cinque giorni, all' intesa Sky-Mediaset, a Vivendi schiacciata in un angolo dal colpo grosso del piccolo schermo, proprio mentre la Tim è assediata dal fondo Elliott.

 

Amos Genish, amministratore delegato dell' ex Telecom Italia, è l' uomo che dovrebbe avere qualche pensiero in più e invece ostenta la tranquillità delle grandi occasioni. «Non sono d' accordo con chi dice che l' intesa renderà più difficile la convergenza prevista dal nuovo nostro piano industriale», assicura. Al contrario, sospetta la possibilità di un cartello su cui ritiene vada fatta luce e immagina che questo possa aiutare la sua Tim Vision a mettere le mani sul calcio conquistato da Mediapro. «Io credo - assicura - che un interlocutore in più, per loro, possa fare la differenza».

 

AMOS GENISH E MOGLIE

Classe 1960, israeliano, pescato da Vincent Bolloré in Telefonica Brasil, Genish si presenta come un manager che vede più soluzioni che problemi. «Sono stato scelto da Vivendi, ma intendo essere "super partes" nell' interesse dell' azienda», concede. Poi giura di credere nella strategia che ha varato in marzo, documento che punta sullo scorporo della rete e sulla convergenza di video, musica e giochi su un' unica piattaforma.

Se il consiglio non lo sostenesse, «non avrei molta scelta».

Messaggio chiaro. Questa di Tim, è una partita in cui si gioca tutto.

 

Cosa cambia con il patto Mediaset-Sky?

«Nulla. La convergenza dei contenuti, unita alla connettività, costituisce un modello di business sostenibile che può aumentare i ricavi e la soddisfazione dei clienti. Detto ciò, non abbiamo molti dettagli sulla cooperazione Sky-Mediaset e aspettiamo di vedere come funzionerà. Credo che le autorità dovranno esaminare l' intesa attentamente per evitare che dia luogo a una concentrazione ancora maggiore rispetto all' esistente. Si deve anche accertare che tutti i protagonisti del mercato abbiano accesso agli stessi contenuti con le stesse condizioni».

 

Nessuna difficoltà nemmeno sul calcio?

Amos Genish con moglie

«Il grosso della pay-tv gira intorno al pallone. Mediapro ha ora ancora più interesse a dialogare con Tim sui diritti del calcio, perché l' accordo di venerdì rende possibile un nuovo scenario, potenzialmente più concentrato. Ho sentito che sono stati sorpresi dal patto Sky-Mediaset, tanto è vero che hanno sospeso la pubblicazione della gara».

 

Quindi volete i gol su Tim Vision.

«Non abbiamo cambiato idea. Valutiamo come avere un po' di calcio su Tim Vision, in funzione della capacità di coprire adeguatamente i costi e della nostra base-clienti. Continueremo a parlare con Mediapro. E l' interesse è mutuo».

 

Perché?

«Perché il mercato della pay-tv in Italia ha la minore penetrazione in Europa, 32% contro 60% e più. Penso sia colpa della concentrazione su uno-due player e del ritardo della fibra. Noi possiamo cavalcare il cambiamento».

 

Disney sta prendendo le news Sky. È una rivoluzione.

«Stanno ampliando il catalogo, avranno molto da offrire. Per noi sono un partner di peso. Come Netflix, sono già su Tim Vision. Per noi è un arricchimento».

Mediapro

 

Il debutto del gruppo Vivendi in Telecom non è stato tranquillo, soprattutto se considerato insieme con l' affare Premium di Mediaset. Sono stati fatti degli errori?

«Bisogna valutare Vivendi in Tim a partire dal 4 maggio 2017, il giorno in cui è stata nominata la maggioranza dei consiglieri.

Poi sono arrivato io e il piano strategico di marzo. Questa è una fase in cui l' umore è giusto è un tempo positivo. Gli investitori hanno accolto molto bene la nostra strategia e ne siamo soddisfatti».

 

Tuttavia...

«Tuttavia è vero che Vivendi ha commesso degli errori. Avevano - e hanno - buone intenzioni, una visione industriale di lungo periodo e sono pronti a investire.

andrea zappia sky q

Certo avrebbero dovuto comunicare meglio le loro intenzioni per scongiurare percezioni errate. Si poteva evitare la "golden power", notificando le decisioni anche quando non lo si riteneva necessario, per creare un ambiente più favorevole. Si sono alimentati conflitti non necessari. È un peccato. Perché Vivendi è un partner a lungo termine per Tim. Ora hanno capito. Sono disposti a ricominciare daccapo».

 

In che modo?

«Un primo segnale si avrà il 9 aprile quando Vivendi presenterà la lista per il consiglio di amministrazione. Credo che sarà una squadra forte in cui il "presidente esecutivo" sarà solo "presidente" (Arnaud de Puyfontaine, ndr). Con lui, oltretutto, sono in perfetta sintonia».

 

Se in assemblea dovesse vincere il fondo Elliott?

piersilvio e silvio berlusconi

«Non è un' ipotesi realistica. Abbiamo un buon piano strategico e gli investitori lo sanno: ne ho visti 120 nelle scorse settimane, chiedono continuità del management e prospettive di reddito. Per questo ritengo che Vivendi sia in grado di conservare un ruolo influente nel board. Il migliore risultato sarebbe quello di avere 10 consiglieri, con Elliott e le minoranze con cinque. Sarebbe un board ricco, di larghe vedute. Quello che serve a Tim».

 

Ma se lo scenario irrealistico diventasse realtà?

«Io credo nel nostro piano industriale e mi sento legato solo a questo. Non immagino altre idee di ingegneria finanziaria che possano servire a questa azienda nel lungo termine. Ho bisogno di un consiglio che lo sostenga con un consenso chiaro. In caso contrario, non avrei molta scelta. Eppure non credo succederà».

 

Deliberare la separazione della rete è stato importante. Che succede, adesso?

paul singer

«L' attuale consiglio ha votato all' unanimità, autorizzando qualcosa che attendeva di essere fatto da anni. Agcom, Antitrust e governo hanno accolto la mossa favorevolmente. E non solo. Ci vorrà un anno per entrare nel vivo dell' operazione, dobbiamo definire la cornice regolamentare».

 

Chi deve comandare in Netco, la rete scorporata?

«Tim deve avere la maggioranza. Chiedete in giro: esperti e operatori vi diranno che, per una società come la nostra il controllo della rete è un requisito essenziale».

 

Sono in tanti a pensare che prima o poi la rete e Open Fiber convergeranno. E lei?

«Parliamo di dimensioni molto diverse. Noi abbiamo 4,6 miliardi di euro di ricavi, loro risultano aver fatto 90 milioni nel 2017.

Non sarebbe mai una fusione fra pari, sebbene abbia pieno rispetto per Of, una iniziativa molto interessante con alle spalle azionisti di rilievo. Non siamo in teoria contrari a un "merger", a patto però che condizioni e valutazioni siano tali da creare valore. Non se n' è mai parlato; non è sul tavolo; Enel e Cdp hanno detto più volte di non essere interessati.

In altre parole: non c' è nulla».

 

DE PUYFONTAINE BOLLORE

Ha notato una diffusa diffidenza nei confronti dei francesi quando investono in Italia?

«Non sono francese! (ride)».

 

Però l' ha scelta Vivendi.

«Non rappresento Vivendi. Come "ceo" devo essere un equo intermediario - un "honest broker" - fra azionisti. Sono loro a decidere strategie e assetti per il bene di tutti».

Che farete di Sparkle? «Non è strategica, ma è dura da vendere per le comprensibili limitazioni a tutela della sicurezza. Non ci sono tanti acquirenti possibili. Ne abbiamo visti due, senza esito».

 

Come immagina i rapporti di Tim col governo che verrà?

«Siamo un gruppo da 4 miliardi di investimenti e 50 mila dipendenti in Italia. È nostro interesse intenderci con ogni governo e, oltretutto, credo che qualunque governo non possa che sostenere la separazione della rete che crea più neutralità. Lo ripeto: sono ottimista».

 

 

Ultimi Dagoreport

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL NEMICO PIÙ OSTICO PER GIORGIA MELONI NON È GIUSEPPE CONTE NÉ TANTOMENTO ELLY SCHLEIN: SI CHIAMA IGNAZIO LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI. ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER LO SPOSTAMENTO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI BADANTE DI GIULI – IL CAOS IN SICILIA, TRA LE INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA POLITICA DI RENATO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE', CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA DOPO IL PESSIMO RISULTATO DEGLI AZZURRI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...