i 30 anni di porta a porta

FINE DI UN'ERA: VESPA IN TV, NESSUNO LO GUARDA PIU' - I QUOTIDIANI INTONANO IL DE PROFUNDIS PER "PORTA A PORTA" DOPO IL PESSIMO RISULTATO DELLA PUNTATA CELEBRATIVA DEI TRENT'ANNI: IN PRIMA SERATA SU RAI1 HA RACIMOLATO APPENA IL 7% - DIPOLLINA: “GLI SPETTATORI SONO FUGGITI VIA DA UNA PORTA SECONDARIA. UN ATTIMO PRIMA ERANO QUASI CINQUE MILIONI PER I PACCHI, NE È RIMASTO UN QUINTO SCARSO, ANCHE PERCHÉ PROMETTERE UNA SERATA DI FESTA SFRENATA E PARTIRE CON GIORGIA MELONI A VANTARE L'OPERA DI GOVERNO NON È IL MASSIMO” – GRASSO: “LA RAI È SEMPRE STATA UN’EMANAZIONE DIRETTA DEL POTERE POLITICO MA ALCUNI SUOI GIORNALISTI INCARNANO MEGLIO DI ALTRI QUESTO STRETTO LEGAME...” 

1. VESPA IN FESTA MA IL PUBBLICO LO ABBANDONA

Estratto dell’articolo di Antonio Dipollina per “la Repubblica”

 

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Nel dubbio, politici vip e vip non politici ci sono andati tutti.

Altrettanto nel dubbio, gli spettatori sono fuggiti via da una porta secondaria. Un attimo prima erano quasi cinque milioni su Rai 1 per i pacchi, ne è rimasto un quinto scarso, anche perché promettere una serata di festa sfrenata e partire con Giorgia Meloni a vantare l'opera di governo non è il massimo (l'ha riconosciuto la stessa premier, a fine intervista: «Già finita? Wow!»).

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Era il trentennale di Porta a porta, diciamo che il festeggiamento ci stava, ma la risposta negativa del pubblico innesca domande che, nel dubbio, è meglio non farsi.

 

Bruno Vespa ha stipato trent'anni in meno di tre ore […] ampio spiegamento di scrivanie berlusconiane e strepitosa esposizione dei mitici plastici, per cui in pochi passi si saltava da Garlasco a Cogne, a Crans Montana sentendosi, plasticamente appunto, nella storia.

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Volendo, Blob ci potrebbe campare per mesi, da Giuseppe Conte che confida: «Trump mi prese sottobraccio e mi disse: io e te siamo due outsider», a Enrico Mentana che rievoca la discesa in campo di Berlusconi («Il suo obiettivo era un altro, ma creò il centrodestra: è stata l'eterogenesi dei Fini e dei Bossi»). Tra i momenti top passati troppo velocemente: Al Bano che stringe frettolosamente la mano a Carlo Conti […]

 

2. TALK POLITICI E «CRIME» NATI DA UNA COSTOLA DI «PORTA A PORTA»

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Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

Maratona Vespa. […] a me tocca l’ingrato compito di una ricognizione critica del programma, mettendo in preventivo l’inevitabile lettera di protesta.

 

Quali sono stati gli snodi storici innestati dalla trasmissione di Rai1? Come ebbe a dire uno «statista irregolare» come Cossiga, Porta a Porta è il «terzo braccio del Parlamento»: da quando i problemi importanti si discutono in tv, è iniziata l’erosione del Parlamento […]

È vero che la Rai è sempre stata un’emanazione diretta del potere politico ma alcuni suoi giornalisti incarnano meglio di altri questo stretto legame. Per la cronaca, Sergio Mattarella e Mario Draghi non hanno mai frequentato il salotto di Vespa.

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Con i suoi memorabili plastici, il marchio dello storytelling vespiano, il programma ha dato la stura spettacolare alle miriadi di talk show dedicati alla cronaca nera, fino a creare infide sovrapposizioni con i veri processi in tribunale.

 

[…] Ma quanta tv attuale — dai talk show politici ai crime, dai master chef al giro delle sette chiese con il libro sottobraccio — nasce da una costola di Porta a Porta ? Almeno lui è l’originale.

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Lunga vita a Bruno Vespa, il gran cerimoniere della politica italiana, il giornalista dalle mani giunte, l’uomo che ride, con poco humour.

 

3. SUPERFLOP VESPA: I 30 ANNI DI PORTA A PORTA FANNO IL 7%

Estratto dell’articolo di Tommaso Rodano per il “Fatto Quotidiano”

 

[…] L’Italia si guarda allo specchio – o meglio i pochi coraggiosi che hanno davvero osato farlo: il 7,1% di share in prima serata, un flop conclamato – e l’espressione inorridisce: gli ultimi 30 anni l’hanno trasfigurata. Detto del disastro degli ascolti, mortificanti anche rispetto alla media delle ultime edizioni, la puntata è talmente grottesca da trasformarsi in una gemma assoluta. I politici ci sono tutti: da Giorgia Meloni fino a Matteo Renzi. Come da etichetta, Vespa è sempre ossequioso, ma in modo selettivo: è un algoritmo umano dove la capacità di farsi concavo diminuisce in modo incrementale a seconda del potere dell’interlocutore.

 

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Dunque è straordinariamente affettuoso con Giorgia Meloni – al pari di Enrico Mentana, che l’affianca nelle interviste – un pochino meno con Schlein, ancora un po’ meno con Conte, si ringalluzzisce con Tajani, pur sempre un ministro, e così via. Alcuni momenti salienti, negli interminabili 171 minuti di trasmissione. Meloni che non dissimula l’entusiasmo a fine intervista: “Ah, già abbiamo finito? Wow”.

 

Tajani incalzato con una domanda a bruciapelo: “Com’era Berlusconi?”, “Berlusconi era un genio”. Notevole anche la classifica delle ospitate: guida Casini con 116 partecipazioni, segue Bertinotti con 96. Meloni ne ha 87, Tajani 50, Conte 19. C’è un memorabile lavoro di scavo nella storia collettiva, ma soprattutto nella storia di Porta a Porta: i più grandi traumi nazionali e internazionali vengono sempre associati agli ascolti che garantirono al Brunone

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E ai relativi, leggendari plastici: le Torri Gemelle, la casa di Cogne fino al seminterrato maledetto di Crans-Montana.

 

[...] 

Noto mostrano i risultati di un sondaggio commissionato appositamente sulla trasmissione. Risulta che il 56% degli italiani, non uno di meno, consideri Porta a Porta “un programma simbolo e importante nella storia d’Italia”. C’è un dato ancora più onirico: moltissimi sarebbero giovani. I ragazzi “ritengono Porta a Porta una pietra miliare”, dice Ghisleri; “è entrata nell’immaginario giovanile”, conferma Noto. Chissà cosa stavano guardando ieri sera. [...]

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