LA VENEZIA DEI GIUSTI - LOTTA DI CLASSE FRA LA ROMA NORD DELLA SINISTRA IN CACHEMIRE E LA ROMA PARIOLA DE DESTRA IN "I NOSTRI RAGAZZI" DI IVANO DE MATTEO - “A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE" DELLO SVEDESE ROY ANDERSSON CHE MOLTI SEGNALANO DA TEMPO COME SICURO VINCITORE

Marco Giusti per Dagospia

 

Venezia 71. Lotta di classe fra la Roma Nord della sinistra in cachemire e la Roma Pariola de destra che gira in Audi in "I nostri ragazzi" di Ivano De Matteo, presentato stamane alle Giornate degli Autori.

i nostri ragazzii nostri ragazzi

 

Dopo la tragedia delle famiglie borghesi sconvolte dalla crisi in "Gli equilibristi" De Matteo passa a una storia del tutto diversa. Ma l'occhio, la sensibilita' e la squadra tecnica e' la stessa. Michele e Paolo, cioe' Alessandro Gassman e Luigi Lo Cascio, sono due fratelli del tutto diversi.

 

Il primo e' un avvocato un po' pezzo de merda (se lo dice da solo) che difende un po' tutti senza farsi giustificazioni morali. Il secondo e' un medico buono e impegnato, sa ascoltare tutti e cerca di fare il possibile per aiutare il prossimo. Entrambi hanno delle mogli, il primo ha la Barbie Sofia, Barbara Bobulova, tipica donna da arredamento. Il secondo ha una moglie bella e sensibile, Giovanna Mezzogiorno.

i nostri ragazzi i nostri ragazzi

 

E hanno dei figli, la bella Rosalin Laurenti Sellers, iperpariola, e il cupo Jacopo Olmo Antinori, gia' eroe di "Io non ho paura' di Bertolucci, cupo e con un inguaribile acne d'autore. Quando i due cugini compiranno un atto assurdo, pestare a morte una barbona, le reazioni dei genitori ci mostreranno che nessuno e' come sembra o come le nostre schematiche idee su chi e' buono e che e' pezzo di merda ci indicherebbero facilmente.

 

i nostri ragazzi  i nostri ragazzi

Variazione romana del materiale de "Il capitale umano" di Virzi', il film di De Matteo e' una commedia morale meno riuscita di "Gli Equilibristi", ma ben costruita e ben interpretata da tutti, anche se ormai la stella di Rosalin Laurenti Sellers e' partita e si muove con una precisione fulminante. Grandiosa, va segnalato, l'uso di "Chi l'ha visto" con la Sciarelli, ormai programma cult delle donne italiane come se fosse "House of Cards".

 

Rispetta, invece, esattamente quello che ci aspettavamo "A Pigeon Sat On a Branch Reflecting on Existence" dello svedese Roy Andersson, che molti segnalano da tempo come sicuro vincitore. Il titolo, molto divertente, e' ripreso da un quadra di Pieter Bruegel e riflette un po' il tema buffo e filosofico del film.

i nostri ragazzi   i nostri ragazzi

 

Tutto costruito con piani fissi dove Andersson mette in scena piccoli, piccolissimi e grandi sketch surreali sull'esistenza umana, e' un lavoro complesso, quattro anni di lavorazione, di un regista che ha realizzato esattamente quel che aveva in testa. Andersson, ormai settantenne, ha lavorato per venticinque anni in pubblicita', i suoi lavori svettavano al Festival dei Lyons di Cannes, e li' ha perfezionato questa tecnica di grandi tableaux dai colori pastellati dove si muovono come marionette i suoi tristi personaggi.

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Dalla pubblicita' e' tornato al cinema dove ha fatto di questi sketch le pedine dei suoi film e nel 2000 ha cosi' trionfato a Cannes. In questo caso seguiamo le tristi avventure di due venditori di giocattoli a Gotemborg, ma vediamo anche una serie di film nel film, parte sogni parte altre cose, che devono costruire e dare un senso al tutto.

 

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"Va tutto bene", dice un vecchio ricco signore alla cornetta del telefono mentre stringe una grossa pistola da aspirante suicida nell'altra mano. E va tutto bene anche per una ricercatrice di laboratorio, mentre una macchina infernale manda scariche di elettroshock a una povera scimmia. O la lunga sequenza con i soldati colonialisti chiudono dentro una specie di macchina musicale gigante degli schiavi incatenati.

 

Poi danno fuoco sotto alla macchina che si muove come un girarrosto emettendo una melodia mentra un gruppo di vecchi ricchi guardano lo spettacolo. "Ho fatto un sogno terribile", dice uno dei due venditori di giocattoli. Il senso della vita, e del cinema, e' quindi quello del divertire, fare ridere? Magari e' un po' lento, dividera' non poco critici e giurati, ma non si rimane indifferenti di fronte a questa complessa macchina per farci ridere.

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