bruno vespa

“IO CONSULENTE OCCULTO DELLA MELONI? RIDICOLO ANCHE SOLO PENSARLO. MUSSOLINI MIO PADRE? GLI SOMIGLIO MA NON TORNANO I CONTI” - BRUNO VESPA FA 80 ANNI E APRE LE VALVOLE: “LA DATA DEL MIO RITIRO LA DECIDERÀ IL MIO EDITORE DI RIFERIMENTO, IL PADRETERNO - SE FOSSI STATO DI SINISTRA AVREI AVUTO UNA CARRIERA PIÙ FACILE. NON AVREBBERO RIDIMENSIONATO O CERCATO DI CHIUDERE 'PORTA A PORTA'...” – IL PRIMO INCONTRO CON SILVIO BERLUSCONI E BETTINO CRAXI CHE GLI URLO’: “E’ UNA MASCOLZONATA DARE LA NOTIZIA DI..”

BRUNO VESPA

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Bruno Vespa, lunedì saranno ottant’anni.Qualcuno si starà chiedendo: quando si ritira?

«Il giornalismo si fa con la testa, che ancora funziona bene. Il ritiro lo deciderà il mio editore di riferimento: il Padreterno».

 

Trent’anni fa disse che il suo editore di riferimento era la Democrazia cristiana. Pentito?

«Era un’ovvietà, l’editore è il Parlamento. Ma anche alla Bbc, in Francia o in Spagna i dirigenti non li porta la cicogna».

 

(...)

 

Rimpianti?

BRUNO VESPA INCAZZATO PER IL MANCATO DUELLO MELONI SCHLEIN 2

«Non lo si può chiamare rimpianto perché mi è andata benissimo. Ma sono convinto che, se fossi stato di sinistra, la mia carriera sarebbe stata più agevole. Per esempio, non avrebbero ridimensionato o cercato di chiudere Porta a porta ».

 

Ha la fama di piantagrane?

«Nel 1992, da direttore del Tg1, fui il primo a dare la notizia dell’avviso di garanzia a Craxi. La notizia era nell’aria, lo chiamai per chiedergli una conferma, lui iniziò a urlare al telefono che era una mascalzonata. Gli risposi, bluffando, che stava per scriverlo l’Ansa. Poco dopo richiama: “L’Ansa non scrive nulla!”. Tg3 e Tg2 tacquero. Diedi la notizia e l’Ansa mi venne dietro, citando il Tg1. Per fortuna la notizia era vera».

 

Se non è di sinistra, allora è di destra?

mussolini vespa

«Sono un moderato. E se mi chiede che cosa s’intende per moderato le rispondo che sono decenni che mio figlio Alessandro ogni volta mi chiede per chi ho votato. Non l’ha mai scoperto».

 

Dicono di lei che è il consulente occulto di Giorgia Meloni per la comunicazione.

«È ridicolo anche solo pensarlo. Nella Prima repubblica, al contrario di tantissimi altri colleghi, non ho mai partecipato a riunioni politiche e mai incontrato in privato un solo esponente politico. Tranne una volta, Giulio Andreotti.Volevano impormi al Tg1 la nomina di una caporedattrice di scarso valore dicendo che la voleva il presidente del Consiglio. Andai a Palazzo Chigi per chiedergli se era vero, Andreotti non ne sapeva nulla».

 

(...)

Lei viene da una famiglia democristiana?

«I miei genitori votavano per la Dc».

 

Che lavoro facevano?

«Papà rappresentante di medicinali, mamma maestra elementare. Si sposarono il 24 luglio 1943. Con gran tempismo, direi».

Il giorno prima della destituzione di Mussolini.

«Il viaggio di nozze durò un giorno, il tempo di andare e tornare da Rivisondoli. L’albergo era stato bombardato».

 

La detenzione di Mussolini a Campo Imperatore alimenta ancora oggi la storia secondo cui lei è figlio del Duce, Vespa.

bruno vespa - porta a porta

«Non tornano i conti. Mia madre andò a insegnare ad Assergi, ultimo paese prima della funivia per Campo Imperatore, dove avevano mandato Mussolini, solo nel 1949. Quando “papà” (sorride, ndr ) era già morto da qualche anno».

 

Non sembra infastidito dalla diceria.

«Non lo sono. Anzi, mi fa sorridere. A mio fratello Stefano, invece, questa cosa lo faceva imbestialire».

 

Dove e come nasce questa storia?

«Dove non saprei. Come boh, forse perché somiglio un po’ a Mussolini».

 

 

(...)

Il potere visto da vicino: Aldo Moro, di cui annunciò il sequestro.

«La prima volta che lo incontrai al congresso Dc del 1976 gli dissi: “Lei è un grande mediatore”. Lui mi gelò: “Io non sono un mediatore, io rappresento posizioni politiche”. Mi sembrava fosse senza materia, te ne rendevi conto dandogli la mano. Quando mi dissero di correre in onda perché l’avevano sequestrato le Br, la prima cosa che pensai fu come avessero osato toccarlo».

giorgia meloni bruno vespa cinque minuti

 

Enrico Berlinguer, di cui raccontò i funerali.

«Feci la prima diretta tv da Botteghe Oscure per un comitato centrale del Partito comunista. Intervistare Berlinguer era affascinante: padronanza assoluta di linguaggio, mai una contestazione a una domanda, mai un appunto. Solo che non faceva interviste in diretta: “Non mi gioco la carriera politica per un aggettivo sbagliato”».

 

Silvio Berlusconi, a cui fece firmare il contratto con gli italiani.

«La prima volta l’avevo incontrato nel ’91, a un convegno organizzato dal ministero delle Poste, io rappresentavo la Rai e Gianni Letta Fininvest. La volta dopo lo rividi nella campagna elettorale del 1994, in una trasmissione che facevo nel pomeriggio. Tutti facevano le prime serate, io ero stato confinato là».

 

matteo renzi bruno vespa forum in masseria saturnia 4

Da chi?

«C’era la Rai dei Professori, l’aria che cambiava, la caccia all’uomo. Come un cretino, mi ero dimesso dalla direzione del Tg1 senza paracadute».

 

Com’era stare in panchina per uno che era sempre stato titolare?

«La sera delle bombe a Roma del 1993, come un praticante alle prime armi, raggiunsi piazza San Giovanni convinto di trovarci Camillo Ruini. Poco dopo l’attentato alla Basilica, ci trovammo in quattro a vedere i danni delle bombe: il presidente della Repubblica Scalfaro, papa Wojtyla, il capo della polizia Parisi e io.

 

Chiesi a Parisi che bombe fossero. Lui rispose con una frase che mi raggelò, riferita agli anni della strategia della tensione: “Queste bombe non sono come quelle. Queste non stabilizzano”. Chiesi al direttore del Tg1 di poter fare il pezzo. Albino Longhi mi rispose: “Purché tu non sia inquadrato”».

giorgia meloni a cinque minuti

 

Come riuscì a tornare in pista?

«Nel 1994 non mi fecero condurre la diretta per le elezioni ma mi spedirono al quartier generale di Forza Italia dove Berlusconi mi dette la prima intervista. Il giorno dopo i risultati, senza avvertire il direttore del Tg1 Demetrio Volcic, mi telefona Gianni Locatelli, direttore generale della Rai: “Bruno, in seconda serata c’è uno spettacolo di Renato Zero. Perché invece non organizzi una trasmissione politica?”

 

Andai da Berlusconi a via dell’Anima, che si mise una risma di fogli bianchi sulle ginocchia: “Vede, sto già lavorando al programma di governo!”. Vennero lui, Fini, Bossi, Occhetto, tutti. Martinazzoli annunciò in diretta che si sarebbe dimesso e non sarebbe più tornato a Roma. Ripartii da lì».

silvio berlusconi e bruno vespa - il contratto con gli italiani

 

E Porta a porta come nasce?

«Ero a Palermo per seguire il processo Andreotti. Una sera, in albergo, vidi per caso uno spot della Rai che diceva “la seconda serata è… Carmen Lasorella!”. A quel punto vado dalla presidente Moratti e le dico: la Rai mi ha tolto dal Tg, dalla prima serata, da tutto. A questo punto, fate fare qualche seconda serata anche al sottoscritto. Ne diedero tre a Carmen e due a me. Sono passati ventotto anni. Porta a Porta sta ancora là».

giorgia meloni bruno vespa porta a porta bruno vespa foto di baccobruno vespa foto di bacco (3)bruno vespa giorgia meloni

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