DAGO-VIDEO DA CANNES - PIÙ FUXIA DI MEZZANOTTE: SULLA CROISETTE SI CELEBRA LA VITA ACCIDENTATA DI DAVIDE CORDOVA, IL TRANS CHE DA CATANIA È TRANSITATO A ROMA, PER DIVENTARE LA QUEEN DEL “MUCCASSASSINA”

1. "PIÙ BUIO DI MEZZANOTTE", A CANNES IL FILM SU DAVIDE CORDOVA, IN ARTE FUXIA

LA TRAMA
Davide ha quattordici anni e non è un adolescente come gli altri. C'è qualcosa in lui, nel suo aspetto, che lo fa somigliare a una ragazza. Davide ha quattordici anni quando scappa di casa. Il suo istinto, o forse il destino, lo porta a scegliere come rifugio il parco più grande di Catania: Villa Bellini è un mondo a parte, che il resto della città fa finta di non vedere.

Il mondo degli emarginati, a cui appartengono anche La Rettore e il suo gruppo di amici, coetanei di Davide e come lui scappati dalle rispettive famiglie. Per loro la vita di strada è una sfida continua alle convenzioni, ma soprattutto l'affermazione della propria diversità. I piccoli furti e la prostituzione sono il prezzo da pagare. Quando Davide viene accettato in quella famiglia allargata, il passato da cui stava fuggendo sembra svanire definitivamente. Ma non è così.

I ricordi della sofferenza vissuta in famiglia, segnata dalla presenza di un padre violento e di una madre amorevole ma inerme, riemergono uno dopo l'altro, così dolorosi che in confronto le avventure di strada sembrano quasi un gioco. Fino a quando il passato irrompe nel presente, e a Davide tocca la scelta più difficile. Di fronte alla quale si trova, questa volta senza possibilità di fughe o rinvii, da solo.


2. LA MIA VITA IN UN FILM
Ombretta Grasso per La Sicilia

«Catania è la mia città, una città rock che mi ha salvato, protetto, coccolato. In cui ho vissuto come se fosse Londra o Berlino. Difficile, chiusa e ostile ma piena di band, di teatri, di sogni». In quella città-ossimoro, patria del gallismo e pronta a capire ogni diversità, chiusa in una mentalità patriarcale ma popolata di persone pronte ad aiutare un ragazzino, si consuma un pezzo di vita di Davide Cordova.

Quel ragazzino "diverso", esile e dagli occhi grigi che da Catania è fuggito quasi 30 anni fa ed è diventato Fuxia, una drag queen animatrice del locale romano Muccassassina, cantante, attore, costumista, personaggio tv dal Costanzo Show al Grande Fratello a Markette dove era - come al Parlamento - il "portaborsette" di Vladimir Luxuria.

Tra Davide e Fuxia una vita che diventerà un film. Una vita fitta di incontri, perdite, paure, mutamenti. «Mio padre non accettava che fossi così, non capiva. Ha provato in tutti i modi a farmi cambiare - racconta adesso - A 13 anni mi sono ritrovato fuori di casa, a passare notti e giorni alla Villa Bellini con altri ragazzi come me, con cui vivevamo una situazione di disagio, di emarginazione sociale. Per noi era un mondo a parte. Stavamo intorno a un grande ficus dove "imboscavamo" le nostre piccole cose, un luogo dove tanti venivano a cercare quelli come noi. Fuga? - fa un sorriso dolceamaro - Era così comodo stare a casa... E' una scelta che mi è stata imposta. Ora ho un rapporto stupendo con i miei genitori, ma c'è voluto del tempo».

Asciutto, braccia e mani solide, lineamenti delicati, caschetto miele, Davide, 45 anni, ha deciso di essere quello che è. Un no gender, cross gender, intersex. O meglio: di essere senza etichette. Puoi dargli del lui o del lei, non c'è differenza. «Sto bene così - spiega, con i suoi movimenti morbidi e gli sguardi ironici - la società ha bisogno di incasellarti e ti spinge a cercare una definizione, ma io sono Davide e non ho mai pensato di trasformarmi, di cambiarmi fisicamente, di siliconarmi e magari di chiamarmi Luana. Fuxia è un personaggio, un nome d'arte».

Chiù scuru di menzannotti non po' fari, si dice in Sicilia. E questa adolescenza «dolorosissima e dura, in cui mi prendevano in giro, mi rifiutavano, ero costretto a lavarmi nelle fontane, nei bagni dei cinema», ma piena anche «di speranze, sogni, musica», ribellione e voglia di conoscere il mondo, è diventata un film intitolato Più buio di mezzanotte, diretto dal regista catanese Sebastiano Riso, 29 anni, al primo lungometraggio, che ha scritto con Andrea Cedrola e Stefano Grasso la sceneggiatura (finalista al Solinas).

«Ho incontrato Davide in aeroporto proprio a Catania e mi ha raccontato la sua vita. Ho pensato che fosse davvero un film - racconta Riso - La storia di un gruppo di "diversi", omosessuali, trans e una ragazza cacciata di casa perché incinta, che si ritrovano a vivere insieme e ad affrontare alcune scelte. E' una storia dickensiana - mira in alto il regista - Un romanzo di formazione. La sceneggiatura è incentrata su un periodo della vita di Davide, quella tra i 14 e i 16 anni. Un'età simbolo in cui si è ragazzini ma proiettati verso l'età adulta. Mi interessa la mutazione che si vive in quegli anni».

Un progetto sostenuto da Raicinema e dal ministero dei Beni culturali, prodotto da Ideacinema, con le musiche di Franco Battiato, che si comincerà a girare a gennaio. E mentre da oggi a domenica prosegue il casting per trovare il protagonista, il ragazzo che impersonerà Davide, è già certo che Micaela Ramazzotti sarà la madre, Pierfrancesco Favino dovrebbe essere il padre, Claudia Cardinale sarà la nonna.

«Sfidò tutti, la famiglia, il quartiere, i vicini, per me - ricorda Davide - Io ero suo nipote, a prescindere. "Amore di nonna, tu sei un'artista", mi ripeteva. Per due anni ho abitato con lei al Villaggio Sant'Agata. Ci sono tornato ora con grande emozione, ma è cambiato tutto». Il set così sarà a San Cristoforo «dove c'è una vitalità enorme», aggiunge il regista.
Il viaggio di Davide fa tappa anche a San Berillo, nello storico quartiere a luci rosse. «Lì dove eravamo protetti e coccolati da trans e prostitute.

"I picciriddi non si toccano", dicevano ai "puppari", quelli che lasciano moglie e figli a casa e vengono da noi a fare "un esperimento", a provare». Lui, dice, non si è mai venduto, mai prostituito («nulla contro di loro, erano la mia famiglia alla Villa Bellini, ma io cercavo la mia strada»). A salvarlo è stata la musica «quella della Catania anni 80, delle rock band e dei locali dove si suonava. Passavo le giornate da Riva e da Ricordi a sentire dischi. Erano gli anni di Boy George, dei Depeche Mode, di Giuni Russo e Rettore».

Incontra Orazio Russo dei "Caftua" e scrive testi per il gruppo musicale. «Sognavo il palcoscenico, il mondo dello spettacolo. Volevo scrivere canzoni». Il primo passo è al Perroquet di Taormina. «Quasi mi forzarono ad andare in scena. E invece la mia Patty Pravo fu perfetta. Erano spettacoli di trasformismo, di imitazione vera. Si lavorava molto per trucco, costumi, voce, movenze. Ora, su internet in un secondo trovi tutto. Io stavo ore davanti alla tv, ore ed ore ad ascoltare musica».

A Roma l'incontro con Vladimir Luxuria. «La mia migliore amica. Venivamo entrambi dal Sud, avevamo la passione per lo spettacolo, andiamo in giro per i teatri da anni». Diventa il suo assistente nel periodo alla Camera. «Quanta gente che mi schifava, che mi avrebbe tirato addosso di tutto che improvvisamente veniva a cercarmi. Diritti? La strada è ancora lunga, anzi, mi sembra che si sia tornati indietro, che la mentalità sia ancora più chiusa.

Negli anni 80 vedevi in tv Ivan Cattaneo con i trampoli e le ciglia finte, oggi quando mi invitano mi dicono che la gonna è troppo corta o che sono troppo truccato». Anche Catania gli sembra cambiata. O forse sempre uguale. «Amo la mia città, ma forse la mentalità, l'intolleranza, la diffidenza non cambieranno mai».

Il regista Riso - nato in teatro con Nando e Paola Greco, poi con Emma Dante, scuola di cinema a Roma, master con i Cahiers du cinema, assistente di Faenza e in serie tv - immagina il film in due parti: «La famiglia, la fuga e il trovare una nuova famiglia in strada». Ragazzi di vita come in Pasolini? «Penso più a Genet. Non vogliamo raccontare una storia turpe, ci sono prostitute, vagabondi, persone che vivono di espedienti, reietti, ma abbiamo dato a questi ragazzini un odore di santità, di purezza. Non è un film cupo, ci sono ironia e speranza».

Il film, conclude Davide Fuxia «racconta una storia che può essere utile anche ad altri ragazzi e ai loro genitori. Non è una storia solo sulla diversità sessuale, ma sulla differenza più in generale. Su tutti quelli che vengono messi ai margini, che devono fare i conti con il rifiuto degli altri e che vogliono solo accettarsi ed essere se stessi».

 

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