STRUZZO CHI LEGGE: L’EINAUDI TRA LITI E CENSURE - VITTORINI STRONCA CALVINO: “E’ UN AMICO MA IL LIBRO E’ BRUTTO” - MANGANELLI SU DORIS LESSING: “LA SUA PAGINA SA DI VARICHINA” - LA "POSTA DEL CUORE" DELLA DE BEAUVOIR E BRECHT “DECADENTE”

CENTOLETTORI EINAUDI COVERCENTOLETTORI EINAUDI COVER

Marco Palombi per il “Fatto Quotidiano”

 

Giulio Einaudi, certo, “il padrone”. E Cesare Pavese, Elio Vittorini, Giaime Pintor e poi ancora Italo Calvino e Norberto Bobbio e tanti altri totem della cultura nazionale. Eppure la Giulio Einaudi Editore - la casa editrice che più ha influenzato la cultura italiana del Dopoguerra - non è la somma di queste personalità, ma l’esito del loro complicato, a volte litigioso, interagire.

 

“Il rischio è l’unica forza che giustifica un’azione culturale”, diceva il fondatore. E il suo rischio fu un vero progetto di “politica culturale” o “della cultura” che programmaticamente coniugava il laboratorio sartoriale dell’“alto”, e persino dello specialistico, con la ricerca di un’ampia diffusione, cioè con la volontà di stare sul mercato, di vendere i libri e giù fino all’azzardo di creare da sé i propri lettori, i propri italiani.

 

Non è questa la sede per fare una storia dell’Einaudi e infatti quello che segue è solo un lavoro di taglia e cuci da un delizioso volume uscito a febbraio a cura di Tommaso Munari: Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi. 1941-1991. “Ritratti di libri e autoritratti dei lettori”, li chiama giustamente nella prefazione Ernesto Franco, attuale direttore dello Struzzo. Alcuni sono veri e propri gioielli - competenza sempre, precisione spesso, cattiveria o ironia a volte - che raccontano senza bisogno di glosse come si fa e a cosa serve il lavoro editoriale. Volendo semplificare, la risposta è: a fare cultura, cioè a fare un Paese, perché - ci ha insegnato l’ei - naudiano Pavese - “un Paese ci vuole”.

 

IL PADRONE HA MANIE MONDADORIANE

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Autori vari, Poesie (progetto di raccolta)

“Caro Pavese, esprimo parere contrario all’inizia - tiva dei poeti. So benissimo che quest’idea vagola da tempo nella testa del padrone, il quale ritiene che sia suo dovere assumere il patrocinio della cultura militante, ma ho molti dubbi sulla validità di quei poeti a rappresentare la cultura militante (soprattutto quella del dopoguerra, a cui dovrà essere legato il nome della nostra casa).

 

Siccome prevedo che la cosa si farà lo stesso aggiungo i miei giudizi personali con la preghiera di tenerne conto. Saba. Magari, ma in ogni modo non l’opera omnia. Cosa sono queste manie mondadoriane? L’opera omnia va bene per poeti che siano storicamente accettati; quella di Saba non significa nulla. Molto meglio una rigorosa scelta fatta dall’autore e con carattere definitivo. Sinisgalli .

 

È nei suoi limiti il piú riuscito dei giovani e quello che vedrei piú favorevolmente. Ha il vantaggio di non essere mai stato pubblicato insieme. Grande . Assolutamente no. È un relitto. Vigolo . Direi di no. Anche lui rappresenta un momento già superato. Solmi. Buono, ma troppo debole. Betocchi . È assolutamente informe. Non si può pubblicare. Luzi. Ha molte qualità, ma ancora non si capisce dove voglia andare a parare. Penna . Con

 

CENTOLETTORI EINAUDICENTOLETTORI EINAUDI

Sinisgalli, quello che sarebbe piú ragionevole pubblicare. Anche qui una scelta rigorosa. Sereni . Benché abbia molti fautori mi pare ancora indeterminato.Dal Fabbro. Intelligente e stimabile, ma per ora non è un poeta”. (Giaime Pintor, aprile 1943: direttore della “sezio - ne tedesca”, scrittore, partigiano, sarebbe morto alla fine dell’anno su una mina tedesca, ma alla fine “il padrone” gli darà parzialmente ragione pubblicando solo Saba e Sereni).

 

NON SOPPORTO LE DONNE DI SERVIZIO

Lalla Romano, Maria (primo abbozzo, 1946)

“Da quando sono qua dentro è questo il primo manoscritto che mi piaccia davvero. Mi ha preso sin dalle prime pagine, direi quasi fin dalle prime righe. Mi piace molto quel modo di scrivere. Mi fa venir voglia di scrivere anche a me: mentre abitualmente il primo fastidioso effetto dei noiosissimi manoscritti che arrivano è di far andar via tutta la voglia di scrivere. Tuttavia non dico di essere pienamente consenziente”. (Natalia Ginzburg lettera a Cesare Pavese) “La cercata impassibilità e rinunzia mi hanno lasciato freddo: io credo che ci sia un po’ di retorica del semplice, dell’impossibile, dell’umile. Per caso poi mi succede un fatto contenutistico: che io non posso soffrire l’ambiente delle donne di servizio”. (Cesare Pavese a Lalla Romano: Maria, rivisto, uscirà comunque per Einaudi nel 1953)

pavese ginzburf frassinelli antonicellipavese ginzburf frassinelli antonicelli

 

BRAVO CALVINO: LA RESISTENZA IN POESIA

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno “

Racconto non di personaggi, ma di avventure. Un ragazzo fratello di puttana scopre il mondo bestiale dell’amore e ferino della guerra e va coi partigiani, e cerca, in sostanza, la purezza, il gioco, la carità dei grandi. Grande stonatura il capitolo del commissario Kim che ragiona del distaccamento di carogne dov’è il ragazzo. Si rompe l’an - golo di visuale del ragazzo, e quello di Kim commissario non è ingranato nell’avventura, è un’esi - genza intellettualistica. Inoltre sovente il mondo del ragazzo è rotto da evocazioni che sanno di sintesi lirica adulta e qui si sostituisce al ragazzo l’au - tore (…) È senza dubbio il primo racconto che a mio parere faccia poesia dell’esperienza partigiana, e ciò per virtú anzitutto del punto di vista - l’avventura del ragazzo. Senz’altro da stampare”. (Cesare Pavese, parere del 1946, Il sentiero uscirà l’anno successivo)

 

LUCENTINI È IL MIGLIORE CHE ABBIAMO

Franco Lucentini, La fossa e altri racconti “

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Letto per primo il racconto La porta, trovato piacevole, gradevole, promettente, ma inconcludente. Letto quindici giorni dopo il terzo racconto, quello che dà il titolo al libro, trovato decisamente brutto malgrado non smentisse le qualità di scrittore rivelate dal primo racconto. Ma letto il secondo racconto I compagni sconosciuti trovato bellissimo. Bellissimo senza la minima riserva tranne forse qua e là per qualche insistenza che si può facilmente correggere. A giudicare dal secondo racconto, e dalle qualità rimaste potenziali negli altri due, debbo riconoscere che questo Franco Lucentini è il migliore di tutti i giovani che si siano presentati finora alla porta di Casa Einaudi” (Elio Vittorini, 1949, a Natalia Ginzburg)

 

MA È STORIOGRAFIA O “VIA COL VENTO”?

Fernand Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II

“Sono contrario alla traduzione e alla pubblicazione in italiano: non ritengo utile, anzi dannoso, diffondere, per mezzo della traduzione di un’ope - ra così ben scritta, brillante, affascinante anche per la sua facilità ed evasività e superficialità di riflessione e di concetti – il metodo, o il sistema, o il regime o l’arte o la retorica, chiamateli come credete, del gruppo di L. Febvre, Morazé, Braudel, ecc. ecc. (…) Tutto è ‘significativo’ in questo sfavillante Mediterraneo; ma in questo luccichio di significazioni e di evocazioni, una specie di Via col vento della storiografia, si rimane abbagliati: e non si capisce piú niente”. (Delio Cantimori, 1949, storico, all’epoca della collaborazione con Einaudi iscritto al Pci, da cui uscirà nel 1956: il volume di Braudel, per la cronaca, verrà pubblicato nel 1953 ed è ormai un classico)

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CARLO LEVI DICE CHE L’HAI FREGATO

Carlo Levi, L’orologio

“Colgo l’occasione per informarti che Carlo Levi mi ha dato il dattiloscritto dell’Orologio , una specie di leggenda abbastanza veridica di Roma da dopo la Liberazione alla caduta del Ministero Parri. Un libro di questo genere che abbia al centro la vita di Roma, nell’Anno santo, dovrebbe costituire indubbiamente il tuo più grande successo internazionale. Non credo che Levi ti tradisca, non fosse altro che per una ragione di pigrizia. Egli ritiene che tu lo abbia fregato ma questa non credo che sia una ragione sufficiente a fargli cambiare e a lasciarsi fregare da qualche editore fascista. Ritiene che tu abbia addirittura eseguito una edizione clandestina di cui non gli hai dato il rendiconto”. (Carlo Muscetta, 1950, lettera a Giulio Einaudi)

 

ITALO È UN AMICO, MA IL LIBRO È BRUTTO

Italo Calvino, Bianco veliero (manoscritto)

“Ne sono molto perplesso. Costantina è esattamente la servetta del Sor Pampurio nel Corriere dei Piccoli . Tutti gli altri personaggi vanno bene al primo momento, all’incontro, ma non riescono a durare più del tempo della macchietta. (…) Pubblicare? La casa editrice può certo pubblicare. Si trattasse del libro di un ignoto direi decisamente di no. Perché allora la responsabilità sarebbe tutta della casa editrice. Trattandosi del libro di uno scrittore che ha già il suo pubblico la responsabilità ricade unicamente sullo scrittore e la casa editrice resta perfettamente salva. Pubblica e se ne lava le mani. Tuttavia Calvino è anche un amico. Non dobbiamo dire a Calvino amico che fa male a se stesso, forse non poco, pubblicando un libro simile?” (Elio Vittorini, 1949: il libro rimase inedito)

 

FILOSOFI CONTRO FILOSOFI

Wilhelm Dilthey, Critica della ragione storica

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“Siamo in tre a dar giudizi, tu, Cantimori e io; e ci sono tre filoni importanti nella filosofia contemporanea. Vediamo che cosa succede: viene avanti prima di tutto la filosofia della crisi (da Nietzsche a Heidegger); tu e io proponiamo. Cantimori pone il veto. E non se ne fa nulla. Poi c’ e la filosofia scientifica (dal neo-empirismo allo strumentalismo): qui sono io che propongo (con la benevola neutralità di Cantimori) e ti opponi tu. E naturalmente non se ne fa nulla. Rimane la filosofia cattolica.

 

Prova un po’  tu a proporre qualche cosa... Scommetto che Cantimori e io diremmo un bel no! E si continua a non far nulla. Così il giro è perfetto. I tre consiglieri si neutralizzano a vicenda. E la collana filosofica muore (se non è già morta)” . (Norberto Bobbio , febbraio 1952, si lamenta dell’ andazzo Einaudi con Felice Balbo  dopo la bocciatura di Dilthey da parte di Cantimori)

 

ROBA DA LICEALI IMPAZIENTI

Theodor W. Adorno , Minima Moralia

 

“ Se si vuol fare una collezione per liceali impazienti...” . “ Non c’ è tempo da perdere con questa robetta: sono discorsi che piace fare anche a me, dopo cena, bevendo e chiacchierando in qualche osteria fuori porta: ma non piú che tali. Non capisco che cosa ci trovino. È lattime intellettuale: fenomeni di crescenza, che non hanno a che fare con la attività di una casa editrice. Se la volete fare, fatela. Però dovete fare una collana di ‘ Gettoni’ filosofici e farla dirigere a Vittorini!” . (Delio Cantimori  stronca la raccolta di saggi proposta da Renato Solmi  in una lunga e divertente scheda di lettura e pure in una lettera a Giulio Bollati : Minima moralia  uscirà comunque nel 1955 e sarà un grande successo)

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I NAZISTI LASCIAMOLI AI MISSINI

Helmut Berve , Gestaltende Kräfte

“ L’ autore è un egregio nazista, che ha cessato di scrivere cose serie nel 1926 con i suoi due importanti volumi su Alessandro. È tutt’ altro che uno stupido, e sa scrivere, ma io lo lascerei alle cure dei missini” .

(Arnaldo Momigliano , storico, 1952)

 

BRECHT? UN DECADENTE, MA NON DIRLO

Bertolt Brecht , Storie da calendario

“ Detto tra di noi: sono sempre convinto che Brecht, nonostante tutto, è un decadente della piú bell’ acqua. La sua popolarità è quella dell’ intellet tuale che si mette a fare il canzonettista. Trovo molto piú ‘ popolare’  Thomas Mann. Ma non dirlo a nessuno, perché troverei coalizzati contro di me gli eretici e gli ortodossi. Ciò che ti esorterà, spero, a far tradurre il libretto” .

(Cesare Cases  a Renato Solmi , 1953)

 

QUESTO E’ IL LIBRO DI UN IMBECILLE

John Custance, Adventure into the Unconscious

“Uno psichiatra ha osservato che ‘il folle, spesso, si sdoppia in un comune imbecille’. In questo libro però, dalla prima riga all’ultima, non è mai il folle che parla, ma sempre l’imbecille”.

(Franco Lucentini, 1954, compila una meravigliosa scheda di lettura, in francese, con tanto di dialogo tra un lettore annoiato e l’autore)

 

DIAMANTI E BANALITÀ ADAMANTINE

Walter Benjamin, Schriften (due volumi)

 

“State un po’ attenti prima di fare il contratto (…) È così fané , così pretenzioso nella sua perfezione stilistica, e intimamente così banale, da far temere che anche il resto sia più sfiorito di quanto lo abbia nel ricordo. Certi diamanti, col tempo, diventano banalità adamantine”.

(Roberto Bazlen, 1956. Einaudi accetterà il suo consiglio e pubblicherà solo una raccolta di saggi, Angelus Novus, peraltro con ottimi risultati)

GIULIO EINAUDIGIULIO EINAUDI

 

QUESTO SE NON LO FATE VOI...

Heimito von Doderer, Die Dämonen

“Ne ho letto 470 pagine, ciò significa che me ne restano 874. Per dare un giudizio definitivo bisognerebbe leggerlo tutto e del resto se l’editore crede che in Italia tutti siano disposti a sbudellarsi a vicenda per riuscire ad averne i diritti si sbaglia di grosso. È uno di quei libri che o li traducete voi o non li traduce nessuno”.

(Cesare Cases a Luciano Foa, 1956)

 

“IL PASTO NUDO” FA SCHIFO

William Burroughs, Il pasto nudo

 

“Assolutamente impubblicabile: una sfilza ininterrotta monomane e monotona di oscenità tali che non ti posso nemmeno accennare perché non potresti far archiviare questa lettera. Capito perché la Ljuba mi abbia proibito di menzionarlo mai piú. Bill Demby, che ho costretto a leggerlo quasi fino in fondo, è caduto in uno stato di profonda

depressione. Già dopo poche pagine, ha fatto un appunto che ti accludo: mettiamoci d’accordo che basta, e per sempre, col ‘wailing of the damned’ (la mento dei dannati, ndr)”.

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(Roberto Bazlen a Luciano Foa, 1959: Il pasto nudo sarà pubblicato da Sugar nel 1964)

 

DORIS LESSING, LA VIRTUOSA VARICHINA

Doris Lessing, The Habit of Loving

“Nemmeno la contessa di Noailles riuscirebbe a velare con le sue delicate lodi la mancanza quasi burocratica di ispirazione della signora Lessing. Il solo merito dei suoi racconti, quello di essere intelligibili, può perfino, nel suo caso, venire considerato uno svantaggio”.

(Rodolfo Wilcock, 1962)

 

The Four-Gated City

“L’aspra sudafricana arriva con 700 pag., un aneddoto progressista e psicologico da giustapporre ad

altri cinque volumi. La Lessing è una discendente degli amori ancillari di Victor Hugo, ma ha preso

chiaramente dalla proava. La sua pagina sa di virtuosa varichina, i suoi periodi vanno in giro con le calze ciondoloni; e poi questa donna ha qualcosa da dire, e in meno di tremila pagine avrebbe l’impressione di essere rimasta un po’ sulle generali”.

(Giorgio Manganelli, 1970)

 

Briefing for a Descent into Hell

“Scrittrice ambiziosa, tra universale e cosmica, logorroica e sciattina, col tocco ben riconoscibile della grafomane, la signora, ha scoperto i matti. Il suo bla bla affettuoso ed energetico si immerge in ardimentosi filosofemi. Dopo sessanta pagine mi sono arreso, simulando un’assoluta normalità”.

(Giorgio Manganelli a Paolo Fossati, 1971)

 

NON POTETE CHIEDERMI DI DIRE SÌ

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Mario Tronti, Operai e capitale

“Tronti ha fatto un commento al Capitale , cioè ad un libro scritto cent’anni fa. Questa è, mi pare, la quintessenza del dottrinarismo e, diciamo pure, del dogmatismo (…) Ho cercato di combattere in questi anni con tutte le mie forze contro la mentalità che può far nascere libri come quelli di Tronti. Si capisce che vedermi sotto gli occhi un esemplare

così perfetto di questo genere di libri, in piú accolto con favore da giovani che stimo, mi affligge.

 

Significa un’altra battaglia perduta. Non potete chiedermi un consenso, che sarebbe un atto di incoerenza e di abbandono del campo”.

(Norberto Bobbio, 1964: Operai e capitale uscirà comunque nel 1966 e sarà, oltre che un successo editoriale,

Simone De BEAUVOIRSimone De BEAUVOIR

uno dei testi sacri del ’68. Bobbio sarà più cauto sui nuovi studi di Tronti: “Non voglio, capisci, ripetere la ‘gaffe’ di qualche anno fa...”)

 

LA DE BEAUVOIR? È LA POSTA DEL CUORE

Simone de Beauvoir, Una donna spezzata

“La critica ha severamente messo in rilievo il lato di courrier du coeur e fumettistico di queste narrazioni problematico-sentimentali. È una nemesi ineccepibile, per una scrittrice che aveva preteso, a forza di buona volontà intellettuale e di serietà morale, di riproporre i problemi della donna in un orizzonte che superasse la stretta economia sessuale- sentimentale”.

(Guido Neri, 1967: il librò sarà pubblicato)

 

CON QUESTO RISCHIAMO UN PROCESSO

H. Rap Brown, Muori, sporco negro

 

“Certo rischiamo un processo. Non perché sia osceno piú di altri libri che abbiamo pubblicato, ma perché le sue oscenità figurano in un testo fondamentalmente politico. Sappiamo per esperienza che, in casi come questi, il fascista che ci procura delle grane salta facilmente fuori”.

(Gian Carlo Roscioni, 1969)

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NON SI PARLA DI LENIN: ORRORE!

John Rawls, Una teoria della giustizia

 

“Il libro è importante, recensitissimo (due volte, e ampiamente sul New York Review of Books). Ma troppo tecnico, troppo specialistico, troppo anglosassone per i gusti forti dei nostri lettori. Figuriamoci un po’, un libro sulla giustizia, in cui Marx è citato due o tre volte, Lenin mai, e nemmeno Della Volpe, e nemmeno Althusser, e nemmeno

Sartre o Garaudy! Orrore!”.

(Norberto Bobbio è ironicamente rassegnato alla non pubblicazione: avrà, ahilui, ragione)

 

POCO PERDI / SE TI PERDI / I PURDY TARDI

James Purdy, Come in una tomba

“Dice un proverbio: Se con Purdy non ci perdi / è imprudente che lo perdi. Ma c’e anche un altro proverbio: Se ti prude leggere Purdy / prendi i Purdy ancora verdi / Poco perdi se ritardi / e ti perdi i Purdy tardi”.

Doris Lessing con il nobel Doris Lessing con il nobel

 

(Italo Calvino, 1976, mette in versi il suo parere: “Si può fare benissimo a meno di pubblicarlo, così come si può anche pubblicare, nel caso in cui il pubblico di lettori di Purdy che ci siamo creati un anno dopo l’altro esigesse nuovo nutrimento”)

(Italo Calvino, 1977)

 

MI FATE FARE SEMPRE IL ROMPICOGLIONI

Robert M. Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

 

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“Caro Giulio Einaudi, dopo aver sentito che il libro era stato scartato su parere di Roscioni avevo deciso di protestare. Ma poi non l’ho fatto perché mi tocca sempre la parte del rompicoglioni nella vostra casa editrice, e così preferisco star zitto. Adesso sento che ci sono altri pareri favorevoli e aggiungo il mio”.

(Gianni Celati, 1979. Pirsig uscirà per Adelphi)

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