mattia feltri vittorio feltri

CI VUOLE UN FELTRI (VITTORIO) PER STRONCARNE UN ALTRO (MATTIA) - ''CARO FIGLIO, PRIMA DI DIRE CHE IL DIPIETRISMO È STATO SOLO SCHIFEZZE OCCORRE RIFLETTERE: TONINO NON HA VIOLENTATO UN ESERCITO DI VERGINI, MA HA SBARAGLIATO UNA COSCA DI LADRI. SE LA GIUSTIZIA HA SBAGLIATO AL 30%, GLI STRACCIONI DELLA PRIMA REPUBBLICA HANNO SBAGLIATO AL 70%. AMEN''

Vittorio Feltri per “il Giornale

mattia feltri novantatre mattia feltri novantatre

 

Non avrei mai scritto un rigo sull' ultimo libro di mio figlio Mattia, Novantatré (L' anno del Terrore di Mani pulite), se egli non mi avesse, pur con qualche ragione, scaraventato nella discarica dei reietti che seguirono con passione la cosiddetta Tangentopoli, ricavandone la sensazione che fosse un' operazione di giustizia non sommaria, ma diretta a punire i reati commessi dai politici col pretesto di fare politica.

 

Non voglio impegnarmi in una difesa dalle accuse del mio diletto consanguineo rivolte ai magistrati e ai loro complici, cioè i giornalisti (categoria alla quale non mi onoro di appartenere): sarebbe un esercizio velleitario.

MATTIA E VITTORIO FELTRIMATTIA E VITTORIO FELTRI

 

Le opinioni si discutono, ma raramente si cambiano. Tu, caro Mattia, narri con efficacia ciò che accadeva nei giorni del 1993 (e anche del 1992): arresti in massa, il tintinnio minaccioso delle manette che era diventato la colonna sonora di quei tempi funesti, le detenzioni tese a strappare confessioni, le delazioni finalizzate a ottenere la libertà (almeno) provvisoria.

 

Racconti con dovizia di particolari le vanterie della Procura di Milano, la paura che serpeggiava nelle segreterie dei partiti (del Caf), le angosce degli indagati, le varie porcherie commesse nelle stanze del Palazzaccio, la disinvoltura acritica dei cronisti giudiziari che si abbeveravano negli uffici dei Pm e compilavano articoli interamente ispirati dalle toghe.

 

VITTORIO E MATTIA FELTRI VITTORIO E MATTIA FELTRI

Hai ricostruito fedelmente, con autentico pathos, il clima che si respirava in quegli anni tribolati a Milano: Antonio Di Pietro, oscuro manovale del diritto, all’improvviso salito sul piedistallo riservato agli eroi, venerato come la Madonna, invocato quale purificatore, amato dalle folle perché per primo castigava i reprobi.

 

craxi le monetine all hotel raphaelcraxi le monetine all hotel raphael

Hai dipinto un quadro in parte abbacinante e in parte fosco. La realtà, d’altronde, non è mai a tinta unita. Hai reso alla perfezione l’atmosfera diurna dell’epoca. Ma hai completamente trascurato cosa accadeva nelle notti della Prima Repubblica. Di notte entrava in azione la Banda Bassotti. Forse te ne sei dimenticato. Forse ti sei lasciato trascinare dalla vena letteraria e ti sei fissato sulle nequizie della famosa e turpe inchiesta.

 

bettino craxi mario chiesabettino craxi mario chiesa

La smemoratezza è una malattia di molte famiglie, figurati se la nostra ne è immune. Di giorno i magistrati facevano strage di mariuoli, di ladri e anche di innocenti: ma al calar delle Tenebre, caro Mattia, si perpetravano furti su furti per decenni impuniti, considerati perdonabile routine. Era diffusa la sensazione che la tangente fosse lecita, una pratica di ordinaria furfanteria.

 

antonio di pietro magistratoantonio di pietro magistrato

I politici che rubavano per il partito non si sentivano colpevoli, erano persuasi di agire per il bene della Patria e non esitavano a riempirsi le tasche di denaro sporco, confondendolo con il proprio e usandolo in proprio per pagarsi le ville sull’Appia Antica, la cui pigione veniva saldata prelevando l’occorrente dal bottino. Su questo è opportuno sorvolare? Essi spendevano e spandevano senza requie. Vivevano ben oltre le loro disponibilità. Con quali mezzi?

 

tribunale di milano mani pulitetribunale di milano mani pulite

Da notare che se fregare per il partito non sembra una grave scorrettezza, in verità è gravissima, perché non c’è neppure l’attenuante dello stato di necessità. Rubavano, i politici, allegramente a livello istituzionale. Autorizzati dal superiore principio secondo il quale la democrazia costa. I partiti organizzavano congressi e riunioni faraoniche, cui seguivano serate in discoteca dove scorrevano fiumi di champagne. Chi saldava il conto? Le aziende che versavano le stecche in cambio di lavoro.

tangentopolitangentopoli

 

Ciò faceva comodo anche agli imprenditori, i quali però, se non si fossero piegati alle richieste delle segreterie, sarebbero stati tagliati fuori dagli appalti. Un’opera pubblica da un milione, finiva così per costare due milioni o tre. La spartizione era assai onerosa. Risultato. Il debito pubblico impazziva. E ne soffriamo ancora gli effetti devastanti. Che dovevano fare Di Pietro e i suoi soci, voltare la testa dall’altra parte, fingere di non vedere? I magistrati hanno sbarellato, ansiosi com’erano di salire alla ribalta.

 

mani pulite  mani pulite

Ed io, come altri cronisti, ho assecondato ciecamente un sistema investigativo pressappochistico e dozzinale che, però, se non giustificabile, era comprensibile dato il momento. Un momento di forti tensioni sociali, influenzato ed alimentato dal desiderio di cancellare una classe dirigente incapace (come quella attuale) di amministrare la cosa pubblica, sacrificandola alla saccoccia. Mattia, ti chiedo per quale motivo il pentapartito, che era al governo, non ha mai pensato a legittimare il finanziamento privato della politica.

 

mani pulite    mani pulite

Era nelle sue facoltà approvare una legge in proposito. Non ha mai provveduto a farlo perché, se tutto fosse stato chiaro e controllato, nessuno avrebbe più distratto una lira in quanto ogni partito sarebbe stato costretto a presentare bilanci verificati. Zero margini per appropriazioni indebite. E con quali soldi sarebbero stati liquidati gli affitti delle ville sull’Appia Antica? E chi avrebbe contribuito ad incrementare i consumi della cosiddetta Milano da bere?

emilio fede tangentopoliemilio fede tangentopoli

 

Non siamo nati ieri, né tu né io; abbiamo uso di mondo e siamo consapevoli di come girasse il fumo negli ambienti politici. Sono stati trovati conti ricchi all’estero attribuibili a personaggi dei partiti. Ovvio che la magistratura abbia colpito duro, acquisendo poi un potere eccessivo di cui sopportiamo ancora i riflessi. Ti do atto che nel casino generato da Mani pulite, accresciuto dallo sbandamento provocato dalla avanzata della Lega, dal crollo del muro di Berlino, dalla perdita di credibilità dei partiti, si sono compiute nelle indagini delle immonde esagerazioni.

 

craxi mani pulitecraxi mani pulite

Cosicché ha preso piede un giustizialismo che si spiega soltanto con la fregola di spingere la sinistra alla conquista del primato nazionale a spese degli altri partiti. E cara grazia che Berlusconi ha spaccato il giochino degli ex comunisti. Questo è noto a tutti. Ma prima di dire che il dipietrismo è stato solo schifezze occorre riflettere. Tonino non ha violentato un esercito di vergini, ma ha sbaragliato una cosca di ladri che non ebbe il coraggio di varare una legge idonea a porre ordine nella materia.

Brosio davanti al palazzo di giustizia durante tangentopoliBrosio davanti al palazzo di giustizia durante tangentopoli

 

Una classe politica di straccioni. Alcuni dei quali sono stati castigati ingiustamente, ma altri l’hanno fatta franca, per esempio i compagni. E ciò è indigeribile e autorizza a sospettare che le toghe non abbiano agito con troppo zelo. Tuttavia, non sottovalutiamo un fatto: se la Giustizia ha sbagliato al 30 per cento, i ladri della Prima Repubblica hanno sbagliato al 70 per cento. Amen. Peccato che un libro sui grassatori non sia mai uscito, completo.

 

Vittorio Feltri Nonleggerlo Vittorio Feltri Nonleggerlo

Per concludere. Craxi quando disse che il ladrocinio era un male comune colse nel segno. Sul piano storico e politico pronunciò un discorso condivisibile in pieno. Su quello giudiziario egli aveva torto: non esistono malversazioni a fin di bene. Se il prezzo della democrazia è la disonestà endemica, conviene intervenire col pugno di ferro. Quanto agli errori dei magistrati, non è il caso di enfatizzare quelli a danno dei politici. I cittadini ogni giorno sono vittime di soprusi e angherie in tribunale, e nessun parlamentare di oggi e di ieri ha osato fiatare.

 

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