alessandro haber

“NON ME NE FREGA UN CAZZO DI SAPERE COME MI RICORDERANNO DA MORTO” – ALESSANDRO HABER RACCONTA LA SUA VITA SREGOLATA IN UNO SPETTACOLO TEATRALE: “VOGLIO RICEVERE CONSENSI REALI ADESSO, IL RESTO NON HA RILEVANZA” – LE DROGHE: “NE HO FATTO USO A QUARANT’ANNI, COME FORMA DI AUTODISTRUZIONE INCONSCIA. HO SMESSO PERCHÉ HO CAPITO CHE DROGARMI MI FACEVA SENTIRE SPENTO” – E A 78 ANNI L’ATTORE SI VANTA DI ESSERE ANCORA UN MANDRILLO SOTTO LE LENZUOLA: “VIVO UNA STORIA CHE MI SEMBRA UN MIRACOLO, SOPRATTUTTO SE PENSO ALLA MIA ETÀ. MOLTI SONO A RIPOSO, MENTRE IO…”

 

Estratto dell’articolo di Albachiara Re per www.vanityfair.it

 

alessandro haber foto di bacco (2)

Confesso che ho vissuto, il titolo del libro di memorie di Pablo Neruda, si potrebbe adattare con facilità alla vita di Alessandro Haber. A 78 anni, la sua esistenza è stata piena di tutto: amore, passione, cadute, rinascite, momenti di autodistruzione, amicizie che ti segnano in maniera indelebile e occasioni importanti sfiorate per un soffio.

 

Ma per l'attore tutto questo è secondario e arriva dopo la sua passione più trascinante: la recitazione. […]

 

Il bilancio di questa esistenza non poteva che avvenire in scena, calcando le assi di un palcoscenico, mettendosi completamente a nudo per il suo pubblico che lo segue da oltre 50 anni. In Volevo Essere Marlon Brando, lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti, l'attore si racconta senza reticenze.  […]

 

alessandro haber fuma

Perché per raccontarsi ha scelto proprio il teatro?

«Il teatro è famiglia, sicurezza. Ti dà il modo di confrontarti con il pubblico, di misurare, scegliere, provare quello che hai da dire. Ho fatto tantissimi film, ma in nessun momento della mia carriera ho mai pensato di rinunciare al teatro».

 

Invece, il cinema cos'è?

«Un momento irripetibile, unico. Quando il regista dice “buona”, è andata. Sono due modi di concepire il lavoro che mi affascinano. Sono come due belle donne da cui sei attratto, ma una è tua moglie e l'altra è l'amante».

 

remo remotti, renzo rossellini, nanni moretti, alessandro haber

Chi è l'amante?

«Decisamente il cinema».

 

[…]

 

C'è un ruolo in cui si è rivisto di più?

«Non saprei. Però, mi vengono in mente due episodi. Il primo è più recente: ho interpretato a teatro un padre malato di Alzheimer in Il padre, l'opera teatrale scritta da Florian Zeller. Mi venne a vedere Zeller in persona a Milano e, finito lo spettacolo, mi disse che la mia interpretazione aveva dato al personaggio nuove pieghe che lo avevano emozionato, quasi come se lo avessi riscritto».

 

L'altro?

IL FINTO FUNERALE DI ALESSANDRO HABER

«Sono agli inizi della mia carriera, sul set de Il conformista di Bertolucci. Io avevo la parte di un cieco ubriacone. Dovevo recitare una barzelletta antifascista, ma sul set si respirava un'aria pesante perché, da pochi giorni, era morta la figlia dell'attore protagonista, Jean-Louis Trintignant.

 

Dico la mia battuta e tutti iniziano ad applaudirmi. Mi sento anche toccare la spalla, mi volto ed era Trintignant che mi diceva: “Merci beaucoup!”. E, prima di quel momento, non avevamo avuto modo neanche di presentarci, ma voleva dirmi grazie per ciò che ero riuscito a dare in più a quel personaggio».

 

In questi momenti così intensi del suo lavoro, si sente mai vulnerabile?

«Certo, ma fa parte del gioco. Io voglio sentirmi così, non voglio la perfezione. Per me, sono momenti intimi: è come se stessi facendo l'amore. Provi tutta una serie di emozioni, di sensazioni, è qualcosa di magico che poi ti porta a una soddisfazione massima».

 

francesco nuti alessandro haber

E non c'è mai un lato negativo? Ad esempio quando parla della sua morte, come succede in Volevo essere Marlon Brando.

«Salire sul palco è come prendersi una vacanza da ciò che mi preoccupa, che mi addolora. Inizio a recitare e non ci penso, anche quando parlo della mia morte o di quella di amici che mi mancano terribilmente, come Ennio Fantastichini, Monica Scattini e Flavio Bucci. Loro hanno creato un vuoto indelebile: sono stati dei punti di riferimento, dei fantastici compagni di viaggio».

 

alessandro haber giovanni veronesi foto di bacco (2)

Lei ricorda così i suoi amici. Si è mai chiesto come la ricorderanno i suoi quando non ci sarà più?

«Sinceramente, non me ne frega un cazz*. Quando non ci sarò più, la vita di chi rimane andrà avanti e ognuno farà quello che vuole. Io voglio ricevere consensi reali e tangibili adesso, il resto non ha rilevanza».

 

Crede nell'aldilà?

«Più che altro, mi auguro che ci sia un posto nel cosmo dove poterci rincontrare e magari fare di nuovo degli spettacoli tutti insieme».

 

Recitazione a parte, in cosa crede fermamente?

«Nella vita non ci sono certezze, ma se proprio devo credere in qualcosa, direi l'amore».

 

In tutti questi anni, cosa ha imparato sull'amore?

«Niente».

 

Davvero?

alessandro haber con una sigaretta in bocca

«Ma certo… ogni volta è una storia diversa. Io posso dire di aver amato molto e ora vivo una storia d'amore bella che mi sembra un miracolo, soprattutto se penso alla mia età. Molti sono a riposo, mentre io mi sento ancora vivo. Però, per me amore è anche l'amicizia che resiste alla prova del tempo, a differenza delle relazioni che spesso finiscono. E poi c'è l'amore per mia figlia che è quello più grande della mia vita».

 

[...]

 

 

Questo non le ha mai creato rimpianti?

«Il più grande rimpianto che ho è aver detto no a Vittorio De Sica che mi voleva ne Il giardino dei Finzi Contini: io mi ero convinto di essere adatto a un ruolo e lui me ne aveva offerto un altro e quindi gli ho detto di no. Poi quel film è andato agli Oscar… ci penso ancora».

 

francesco nuti alessandro haber

Provo a richiederglielo allora: mettendo da parte il lavoro, ha qualche rimpianto?

«Forse, con una donna, tempo fa, conosciuta in Argentina. Ma davvero non ha senso né pensarci, né parlarne».

 

Guardando alla sua vita, come fa nello spettacolo, si riconosce una certa tendenza all'autodistruzione?

«È qualcosa che capisci a posteriori. A 40 anni, ho fatto uso di droghe che sicuramente è una forma di autodistruzione, ma nel mio caso è stata inconscia. Anzi, quando le consumavo non riuscivo a vivere così come avrei voluto, mi sentivo spento e infatti ho smesso.

 

Per me, era più importante godersi la compagnia di un amico, il piacere di un bicchiere di vino, una storia d'amore. Infatti, anche nei miei momenti di depressione, ha sempre prevalso il mio amore per la vita: è ciò che mi ha fatto sempre reagire».

 

Anche quando è stato costretto a riprendersi da un intervento sbagliato…

giuliana de sio alessandro haber 2

«Guardi, se non avessi avuto la tigna di riprendermi, non sarei qui a fare l'intervista con lei. Mi sono fatto il culo, dopo il secondo intervento, con la riabilitazione, la piscina e tutto il resto. Adesso, cammino di nuovo e sembrava impossibile». […]

ALESSANDRO HABER IN UOMINI UOMINI UOMINIalessandro haberalessandro haber foto di baccoALESSANDRO HABER IN UN DISEGNO DI RICCARDO MANNELLI

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