alessandro d'amato valter lavitola

“DOPO L'ATTENTATO SONO PASSATO DA LUI E GLI HO CHIESTO: VALTERINO, NE SAI QUALCOSA? LUI HA RISPOSTO: NULLA. MA ABBASSÒ GLI OCCHI” - PARLA ALESSANDRO D'AMATO, GIORNALISTA AL QUALE IL FACCENDIERE CHIESE DI CREARE UNA MAILING LIST PER LA STRUTTURA POLITICA CHE AVREBBE DOVUTO FARE CAPO A RANUCCI: “NON PENSO CHE RANUCCI GLI AVESSE DATO UN VERO E PROPRIO VIA LIBERA. LAVITOLA MI PARLAVA DEL PROGETTO MA MI RACCONTAVA IDEE BISLACCHE: NON MI HA MAI DETTO CHE RANUCCI FOSSE REALMENTE D’ACCORDO - CREDO CHE LAVITOLA, CON IL PROGETTO DI POLITICA, GLI ABBIA SOLLETICATO L’EGO. PENSO CHE RANUCCI MAGARI GLI RISPONDESSE: ‘SÌ, VABBÈ, MA DAI, NON SCHERZARE’. PERÒ INTANTO LO ASCOLTAVA…”

Estratto dell’articolo di Mariolina Iossa per www.corriere.it

 

ALESSANDRO D'AMATO

Parla Alessandro D'Amato, giornalista al quale il faccendiere chiese di creare una mailing list per la struttura politica: «Dopo l'attentato sono passato da lui e gli ho chiesto: ne sai qualcosa? Lui ha risposto: nulla. Ma abbassò gli occhi»

 

Alessandro D’Amato, caposervizio di Open, il giornale online di Enrico Mentana, ha una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Prima ancora ha fondato e diretto NextQuotidiano. Al Corriere racconta, dopo averne scritto per Open, della sua personale conoscenza di Valter Lavitola e dei suoi progetti politici su Ranucci.

sigfrido ranucci e valter lavitola

 

Come hai conosciuto Lavitola?

«Mi ha contattato nel settembre 2023, voleva scrivere un libro su di lui, un’autobiografia, mi ingaggiò perché gli preparassi un database cui attingere, con tutto il materiale emerso su di lui, biografia politica, vicende processuali. Mi disse che lo faceva soprattutto per suo figlio Giuseppe, che aveva cominciato a muovere i primi passi in politica con Forza Italia. Voleva riabilitarsi […] In quel periodo l’ho incontrato almeno una quindicina di volte. Alla fine gli ho consegnato tutto il materiale e mi ha pagato»

 

LAVITOLA RANUCCI MEME

Che impressione ti sei fatto di lui?

«Che era una persona molto generosa, affabile. Mi parlava dei suoi problemi e mi sembrava quasi un povero imprenditore, gravato dai problemi. Però aveva sempre tante idee, tanti progetti. Mi sembrava ormai fuori dai giochi, sebbene continuasse a parlarmi delle sue ambizioni politiche, soprattutto in Forza Italia. Insomma, un sognatore. Aveva in testa un’idea della politica legata a un mondo che non esisteva più: i congressi di partito, le vecchie dinamiche, una certa strumentazione politica. Pensava ancora che la politica si potesse fare in quel modo».

 

Un ingenuo o un millantatore?

«Più un ingenuo che millantatore. Di certo non lo consideravo una fonte affidabile. Mi raccontava della vecchia politica, delle persone che aveva conosciuto, delle cose che erano accadute, ma io prendevo tutto con le pinze. […] Non è pazzo, il problema però è che oggi può raccontarti una cosa con assoluta convinzione e domani avere già completamente cambiato progetto. Il libro, per esempio, non si è fatto più. A un certo punto gli ho chiesto: “Ma il libro?”. E lui mi ha risposto: “Ah, guarda, forse ne facciamo un film”. La volta dopo: “No, guarda, forse ne facciamo una serie televisiva, o una fiction”».

ALESSANDRO D'AMATO

 

Dopo quel periodo non l’hai più frequentato in maniera assidua?

«[…] Ogni tanto però capitava che andassi nel suo locale. […]».

 

Poi c’è stato l’attentato a Ranucci. Sei andato da Lavitola?

«Sì. Sono passato da lui e gli ho chiesto: Ne sai qualcosa? Lui ha risposto: “Non ne so nulla”, però ha cominciato a parlarmi dei progetti che aveva per Ranucci».

 

Di che cosa si trattava?

«Mi chiese di lavorare a una […] sorta di mailing list, che avrebbe dovuto servire a costruire l’embrione di una struttura politica che facesse capo a Ranucci. Io gli dissi che si poteva fare, non era un lavoro complicato. Mi disse che gli indirizzi me li avrebbe forniti una collaboratrice di Ranucci. Mi fece anche il nome di questa persona, ma non lo ricordo. Assistetti anche a una telefonata tra Lavitola e questa persona. […]».

 

Ma eri sicuro che fosse davvero una collaboratrice di Ranucci, qualcuno che lavorava a Report?

LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI

«No, non la conosco. Ho ascoltato la telefonata, sentivo la voce di una donna, e Lavitola mi disse che era una collaboratrice di Ranucci. Io ho ritenuto del tutto plausibile che fosse così».

 

Lavitola ti fece intendere che Ranucci fosse d’accordo con questo progetto politico? Che avesse dato il via libera?

«[…] non penso che gli avesse dato un vero e proprio via libera. Lavitola mi parlava del progetto […] ma quelle che mi raccontava mi sembravano idee bislacche […] Ma non mi ha mai detto che Ranucci fosse realmente d’accordo».

 

Quando poi è venuto fuori il collegamento dell’inchiesta con Lavitola, sei tornato da lui. Che cosa gli hai detto?

«Sono andato da Lavitola prima che il suo nome fosse collegato alla vicenda. Gli chiesi ancora: “Valterino, sai qualcosa di tutta questa storia dell’attentato?”. Lui rispose: No, figurati. Ma abbassò gli occhi: e questa sua reazione mi sembrò strana».

lavitola ranucci

 

Nel frattempo, però, continuavano a emergere altre cose: la scorta, il sondaggio sulla sua popolarità, l’ipotesi di una candidatura. Lavitola ti ha mai detto che Ranucci volesse davvero entrare in politica?

«Lavitola me lo chiese: “Che ne pensi”? Per me Ranucci in politica non esiste proprio. Questa cosa l’ho detta a Lavitola. Gli ho proprio detto che secondo me Ranucci non sarebbe mai entrato in politica. […] Valterino, gli dissi, ma dai! Ma lui mi rispose: “Eh, poi vedremo”. Mi disse: “Vedrai, poi ci riparleremo e ci diremo queste cose”».

 

E allora perché, secondo te, Ranucci continuava ad ascoltarlo e a mantenere questo rapporto se lui stesso non credeva il progetto realizzabile?

«Io credo che Lavitola gli abbia solleticato l’ego. Penso che Ranucci magari gli rispondesse: “Sì, vabbè, ma dai, non scherzare”. Però intanto lo ascoltava. […]». […]

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

 

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