jerome powell donald trump inflazione

PEOPLE HAVE THE POWELL – DOPO AVER DETTO “NO” PER MESI A DONALD TRUMP, JEROME POWELL HA APERTO A UN CAUTO TAGLIO DEI TASSI D’INTERESSE – IL PRESIDENTE DELLA FED, NEL SUO ATTESO DISCORSO AL SIMPOSIO DI JACKSON HOLE, HA DICHIARATO CHE “L’EQUILIBRIO DEI RISCHI STA CAMBIANDO” E CHE “CON UNA POLITICA ANCORA IN TERRITORIO RESTRITTIVO, POTREBBE RENDERSI NECESSARIO UN AGGIUSTAMENTO” – SECONDO IL NUMERO UNO DELLA BANCA CENTRALE AMERICANA, I RISCHI AL RIBASSO PER L’OCCUPAZIONE STANNO AUMENTANDO, MENTRE GLI EFFETTI DEI DAZI SUI PREZZI AL CONSUMO SONO ORA CHIARAMENTE VISIBILI...

trump jerome powell

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il segnale che i mercati finanziari si attendevano è arrivato: la Fed vede ora le condizioni per tornare a tagliare i tassi di interesse già nella prossima riunione di settembre.

 

A recapitare il messaggio è stato il presidente della banca centrale americana, Jerome Powell, nel suo attesissimo discorso a Jackson Hole, nel Wyoming dove ha indicato come l'equilibrio dei rischi fra occupazione e inflazione è ora mutato e questo apre la porta a un cambiamento dell’orientamento di politica monetaria.

 

donald trump e jerome powell 11

«Nel breve periodo – ha detto Powell - i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo, mentre quelli per l’occupazione al ribasso: una situazione impegnativa».

 

«Quando i nostri obiettivi entrano in tensione tra loro il nostro quadro strategico ci impone di bilanciare entrambi i lati del doppio mandato. Il nostro tasso di riferimento è oggi di 100 punti base più vicino al livello neutrale rispetto a un anno fa, e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela mentre valutiamo eventuali modifiche dell’orientamento di politica monetaria.

 

JEROME POWELL - FED

Nondimeno, con la politica monetaria in territorio restrittivo, lo scenario di base e il mutare dell’equilibrio dei rischi potrebbero rendere necessario un adeguamento della nostra posizione di politica monetaria».

 

Il tutto ovviamente sulla base di un’attenta valutazione dei dati e senza impegnarsi per un percorso predefinito sui tassi. «La politica monetaria non segue un percorso predeterminato. I membri del Fomc prenderanno queste decisioni esclusivamente in base alla loro valutazione dei dati, delle implicazioni per le prospettive economiche e dell’equilibrio dei rischi. Non devieremo mai da questo approccio».

 

DONALD TRUMP E JEROME POWELL

Un passaggio importante Powell lo ha dedicato all’impatto che i dazi doganali imposti ai partner commerciali dall’amministrazione Trump stanno avendo sull’inflazione e, forse a sorpresa, Powell ha indicato di ritenere plausibile l’ipotesi che questo impatto sia di breve durata.

 

«Gli effetti dei dazi sui prezzi al consumo sono ora chiaramente visibili – ha spiegato -. Ci aspettiamo che tali effetti si accumulino nei prossimi mesi, con elevata incertezza su tempi ed entità. La questione rilevante per la politica monetaria è se questi aumenti dei prezzi siano tali da far crescere in misura significativa il rischio di un’inflazione persistente». «Un’ipotesi di base ragionevole è che gli effetti saranno relativamente di breve durata — uno spostamento una tantum del livello dei prezzi. Naturalmente, “una tantum” non significa “tutto in una volta”.

 

JEROME POWELL FED

Ci vorrà ancora tempo prima che gli aumenti tariffari si trasmettano lungo le catene di approvvigionamento e le reti di distribuzione. Inoltre, i livelli dei dazi continuano a evolversi, il che potrebbe prolungare il processo di aggiustamento».

 

È tuttavia anche «possibile che le pressioni al rialzo sui prezzi derivanti dai dazi inneschino una dinamica inflazionistica più duratura ed è questo un rischio da valutare e gestire».

 

Un’eventualità è che i lavoratori, vedendo diminuire i loro redditi reali a causa dei prezzi più elevati, chiedano e ottengano aumenti salariali dai datori di lavoro, avviando dinamiche sfavorevoli salari-prezzi. «Dato che il mercato del lavoro non è particolarmente teso e si confronta con crescenti rischi al ribasso, tale esito non sembra tuttavia probabile».

 

donald trump e jerome powell 5

Powell, che è da tempo sono costante pressione da parte della Casa Bianca perché riduca in modo drastico i tassi, ha difeso la linea seguita sin qui dalla banca centrale. «Quando mi sono presentato a questo podio un anno fa, l’economia si trovava a un punto di svolta. Il nostro tasso di riferimento era rimasto al 5,25–5,5% per oltre un anno.

 

Quella posizione restrittiva di politica monetaria era appropriata per contribuire a ridurre l’inflazione e favorire un equilibrio sostenibile tra domanda e offerta aggregata. L’inflazione si era avvicinata molto di più al nostro obiettivo e il mercato del lavoro si era raffreddato rispetto alla precedente condizione di surriscaldamento. I rischi al rialzo per l’inflazione si erano ridotti.

 

DONALD TRUMP JEROME POWELL

Tuttavia, il tasso di disoccupazione era aumentato di quasi un punto percentuale, un’evoluzione che storicamente non si è verificata al di fuori delle recessioni. Nel corso delle tre successive riunioni del Federal Open Market Committee, abbiamo ricalibrato la nostra posizione di politica monetaria, preparando il terreno affinché il mercato del lavoro rimanesse in equilibrio vicino alla piena occupazione nel corso dell’ultimo anno. Quest’anno, l’economia ha dovuto affrontare nuove sfide.

 

Tariffe significativamente più elevate tra i nostri partner commerciali stanno rimodellando il sistema di scambi globali. Una politica di immigrazione più restrittiva ha portato a un brusco rallentamento della crescita della forza lavoro.

 

JEROME POWELL

Nel lungo periodo, cambiamenti nelle politiche fiscali, di spesa e regolamentari potrebbero inoltre avere importanti implicazioni per la crescita economica e la produttività. Vi è una notevole incertezza su dove tutte queste politiche si stabilizzeranno alla fine e quali saranno i loro effetti duraturi sull’economia».

JEROME POWELL JACKSON HOLE 2

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