1. A VIALE MAZZINI ARRIVA LA GUERRA DEI DOSSIER: BRUNETTA ATTACCA FAZIO E LUCY ANNUNZIATA? E IL PD PREPARA LA CONTROFFENSIVA: ASSOLDA UNA SOCIETÀ ESTERNA PER IMPALLINARE SPRECHI E FLOP TARGATI PDL, NEL MIRINO LA GESTIONE DI MASI E LADY LEI 2. L’AUTOGOL DI RENATINO BRUNETTA: ATTACCA GUBITOSI SUI SUPER-COMPENSI, MA IL RE DEL CACHET È MINZOLINI, SENATORE PIDIELLINO. AL TOP ANCHE LEONE, MINEO E CAPRARICA 3. MINZOLINHO A GAMBA TESA CONTRO GUBITOSI: HA CHIESTO, E STAVOLTA OTTENUTO, DALLA DIREZIONE GENERALE IL QUADRO DEI COMPENSI IN RAI, PER FASCE DI REDDITO DEI DIRIGENTI: “QUANTO SPENDE LA RAI PER TUTTE LE ASSUNZIONI ESTERNE DECISE DA GUBITOSI?” 4. QUIZZONE: CHI SONO I 4 GIORNALISTI RAI CHE GUADAGNANO PIÙ DI 400MILA EURO L’ANNO?

1 -DAGOREPORT - IL CONTRODOSSIER DEL PD SU SPRECHI E FLOP TARGATI PDL
Brunetta attacca Fazio e Lucy Annunziata? E il Pd prepara la controffensiva. Ieri in Transatlantico alla Camera, mentre l'aula discuteva di F35 e carceri, un capannello di piddini parlava di "contro dossier" su flop e sprechi delle nomine targate Pdl. "Almeno ‘'Che tempo che fa'' è leader di ascolti - diceva ad alta voce un democrat - da Sgarbi a Ferrara, tutti i conduttori strapagati imposti da Berlusconi hanno fatto fiasco. Per non parlare del Tg1 portato da Minzolini al minimo storico".

Punture di spillo anche sulla gestione della radio: "Sostituito Vianello, ‘'Radio anch'io'' è finita nel dimenticatoio. Gr Parlamento di Scipione Rossi è sull'orlo della chiusura, e con i Gr affidati a Preziosi, Radiorai è arrivata al minimo storico di raccolta pubblicitaria".

Secondo quanto lasciavano intendere gli onorevoli Pd, il Nazareno starebbe per assoldare una società esterna per un mega-dossier sulla Rai, con l'incarico di raffrontare nomine di rito pidiellino con relativi risultati aziendali e ascolti, anche incrociando i dati dell'Osservatorio di Pavia. "Attaccano sui super-stipendi, e poi i più pagati sono quelli nominati da loro!", aggiungeva un peone democratico, facendo riferimento a Lady Lei e al super cachet di Minzolini.

2 - BRUNETTA ATTACCA SUGLI SPRECHI RAI MA AL TOP CI SONO LADY LEI (NOMINATA DAL PDL) E IL SENATORE MINZO
Carlo Tecce per "Il Fatto Quotidiano"

C'è il sospetto, concreto, che in circolazione ci siano più Augusto Minzolini: mitomani, sosia, 
doni. Il giornalista Minzolini che fu assunto da viale Mazzini per dirigere il Tgl, durante l'inchiesta giudiziaria, assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato, disse che la carta di credito era un sollievo economico: aveva rinunciato a un sacco di collaborazioni, pare. Il senatore Minzolini ex controllato e ora controllore in commissione di Vigilanza, sempre dipendente di viale Mazzini, debutta con un'interrogazione contro il dg Luigi Gubitosi: troppi contratti esterni, troppe spese inutili, i conti tornano o non tornano?

E così, proprio in Vigilanza, Gubitosi ha zittito l'ex direttorissimo: "In Rai ci sono tre dirigenti che guadagnano oltre i 500 mila euro. I giornali hanno scritto che il mio stipendio è di 650 mila, ma altri due superano quel limite: il mio predecessore (Lorenza Lei, emigrata in Rai Pubblicità, ex Sipra, ndr) e un senatore in aspettativa".

Non c'è pericoloso di confondere i Minzolini, il senatore Pdl e il dipendente sono la stessa persona. 
Quando la comparsa di Ecce Bombo non vorrà fare più politica, potrà sempre riattivare il contratto a tempo indeterminato con la televisione pubblica per "oltre 500.000 euro". E chissà se avrà il coraggio di rivendicare obiettività e imparzialità: "In Italia c'è un regime, che non vuole opposizione - ha detto dopo la condanna a 7 per Silvio Berlusconi - di cui una certa magistratura è lo strumento militare.

L'obiettivo è l'eliminazione politica del Cavaliere. Siamo arrivati alla criminalizzazione dei testimoni della difesa, proprio come accade nei regimi". In audizione parlamentare, fra i berlusconiani in tenuta antisommossa e i colleghi un po' distratti, il direttore generale ha offerto le statistiche dei compensi che sforano il tetto massimo dei 300 mila euro previsto per il settore pubblico: a parte il terzetto di cui sopra, ci sono 15 dirigenti - di cui 7 giornalisti - che vanno dai 300 mila ai 400 mila euro l'anno: come Giancarlo Leone (direttore di Rai 1), Corradino Mineo (senatore Pd, dunque in aspettativa) e il giornalista Antonio Caprarica.

I vertici di viale Mazzini, in totale, sono 622 e soltanto in 86 si accontentano di un ingaggio sotto i centomila. Il gioco di trasparenza di Gubitosi, però, non ha soddisfatto Renato Brunetta, inedito commissario in Vigilanza, accanto a Minzolini, Gasparri e Romani, che insiste con l'applicazione di una legge che porta la sua firma e, soprattutto, le sue idee: "Gubitosi ha mantenuto il punto sull'opacità, cioè di non voler pubblicare stipendi, compensi tanto dei dirigenti, dei giornalisti quanto di altro personale.

Per quanto riguarda il pluralismo ha dato risposte generiche e non all'altezza degli squilibri che attualmente esistono in ambito Rai". Il direttore generale s'incunea in una risposta un po' cervellotica per spiegare che qualcosa si deve fare, ma non troppo: "La Rai non può sottrarsi alle regole trasparenza delle imprese pubbliche.

I garanti della concorrenza e della privacy limitano però la trasparenza di tali imprese in un mercato competitivo. Per questo la Rai non può ritenersi inadempiente rispetto alle norme previste nel contratto di servizio". E sui dirigenti? "Mai, si favorisce la concorrenza". Morale: Minzolini - responsabile delle sedi esteri - è sul podio dei più pagati in viale Mazzini.

3 - MINZOLINHO A GAMBA TESA CONTRO GUBITOSI
Paolo Bracalini per "il Giornale"

«Gli stipendi più elevati in Rai, allo stato attuale, sono quelli del sottoscritto, pari a 650mila euro l'anno,quello del mio predecessore alla direzione generale e quello di un collega attualmente in aspettativa e senatore della Repubblica».

A chi si riferisce Gubitosi? Non serve andare lontano, ce l'ha lì di fronte:il senatore Pdl e membro della Vigilanza Rai Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 in aspettativa ( in causa con Viale Mazzini e in guerra con l'attuale dg Gubitosi) con stipendio congelato di 550mila euro lordi l'anno.

Sono quasi le 23 di sera, la Vigilanza Rai va per le lunghe perché c'è l'audizione dei numeri uno e due di Viale Mazzini, la presidente Tarantola e il direttore generale Gubitosi. Il clima si surriscalda quando Gubitosi cita i progressi nell'area news ,in particolare al Tg1 già occupato da Minzolini. La bordata, all'indirizzo del giornalista- senatore lì davanti, senza farne il nome, è questa: «Il Tg1 veniva da un periodo difficile, con un oggettivo calo di ascolti e di autorevolezza... Spesso il Tg5 lo raggiungeva e lo superava nello share .

La nomina di Orfeo (fatta da Gubitosi nel 2012, ndr) ha permesso al Tg1 di recuperare autorevolezza e ascolti ». Questo passaggio scatena, sul far della sera in Vigilanza, lo scontro Minzolini-Gubitosi anticipato dal sito Dagospia. L'ex direttore del Tg1 ,furente, chiede di replicare ma non può,per via dell'ordine dei lavori deciso dall'ufficio di presidenza (uno per gruppo, e per il Pdl aveva già parlato Brunetta) e dello stop - per non finire a notte fonda - alle domande degli altri iscritti a parlare.

«A Gubitosi avrei chiesto che numeri ha, visto che a me risulta che il mio Tg1 è andato sotto il Tg5 solo 7 volte in due anni, mentre il Tg1 con l'attuale direzione è stato superato già 15 volte in sette mesi». Poi c'è la questione del compenso di Minzolini, il terzo compenso più alto in Rai tra gli attuali contratti. «Lo sa che i miei predecessori Riotta e Mimun prendevano più di me? Lo stipendio di Riotta era sui 650mila euro l'anno. Quando sono stato assunto la Rai mi disse che dovevo prendere meno e che dovevo anche lasciare tutte le collaborazioni. Il mio contratto Rai poi era già noto. Quanto spende invece la Rai per tutte le assunzioni esterne decise da Gubitosi?».

Minzolini ha presentato un'interrogazione parlamentare (altre due simili da Pd e Sel) sulle assunzioni di nuovi dirigenti, tutti legati «da amicizia o precedenti rapporti professionali con Gubitosi»: dal direttore delle relazioni esterne (ex Wind), al direttore finanziario (ex Fiat), al vice capo dello staff del dg, ex Wind, e altri. Codacons e Adusbef l'hanno trasformata in due esposti alla Corte dei Conti. E poi c'è la causa di reintegro di Minzolini in Rai. Facile capire che tra il dg Gubitosi e l'ex direttore del Tg1 non regni l'armonia.

Il dg ha citato il compenso di Minzolini in Vigilanza perché il Pdl - battaglia in particolare di Brunetta- ha chiesto, e stavolta ottenuto, dalla direzione generale il quadro dei compensi in Rai, per fasce di reddito dei dirigenti. Un elenco completo, nome per nome, di tutti le retribuzioni in Rai (dipendenti e consulenti) non si può avere perché - spiega Gubitosi citando pareri di Antitrust e Privacy «l'imposizione solo alla Rai di questo obbligo creerebbe una evidente asimmetria nel mercato tv».

«Però è nostro obiettivo essere più trasparenti possibili - dice il Dg in risposta al capogruppo Pdl - perché non c'è niente da nascondere. Perciò le darò qualche dato». Ed eccoli qui. Sui 622 dirigenti Rai, compresi i giornalisti, ce ne sono 58 che guadagnano più di 200mila euro l'anno.

Quattro giornalisti Rai prendono più di 400mila euro l'anno, mentre la maggioranza dei colleghi assunti con qualifica dirigenziale prendono tra i 100mila e i 200mila euro (273 giornalisti). Quattro dirigenti non giornalisti, tra cui la presidente Tarantola, guadagnano tra i 300mila e i 400mila euro, mentre i più, 190, stanno nella fascia 100-200mila. Impossibile, invece, sapere quanto prendano, anche a spanne, conduttori, soubrette, ospiti vip, artisti e rispettivi manager (che decidono i palinsesti Rai).

 


BRUNETTA ATTACCA GUBITOSI:INACCETTABILI RISPOSTE SU COMPENSI
(TMNews) - "Il Direttore Generale della Rai Luigi Gubitosi in Commissione di Vigilanza ha sbagliato toni e contenuti nel rispondere alle puntuali domande sui compensi a
dirigenti, giornalisti e collaboratori della televisione pubblica e sui costi dei programmi. Un atteggiamento non più tollerabile, anche perché la Rai è stata da me più volte sollecitata.
Nascondendosi dietro parole che sfiorano l`offesa al buon senso, la Rai, ancora una volta, fa finta che non esistano le leggi dello Stato e i puntuali impegni sottoscritti nel contratto di
servizio".

In una lunga nota, il presidente dei deputati Pdl Renato Brunetta attacca il Dg di viale Mazzini per le risposte durante l'audizione in Vigilanza. "Tre, i punti della nostra domanda: perché la Rai non pubblica, come più volte si è impegnata a fare, i compensi dei conduttori e dei dirigenti e i costi dei programmi? Perché non rispetta il limite previsto dalla normativa vigente sul trattamento economico dell`alta dirigenza? Perché omette qualsiasi controllo teso a verificare il rispetto dei principi del pluralismo dell`informazione?".

E a giudizio di Brunetta "la motivazione di Gubitosi alla prima domanda continua a essere sterile. Si adduce un fantomatico interesse della Rai a non far conoscere le informazioni sui contratti per evitare che `Mediaset e Sky portino facilmente via i nostri dirigenti conoscendo i loro stipendi`. Se questo fosse vero, perché le altre amministrazioni e società pubbliche sono tenute al rigore della norma? Non rischiano anche loro di vedersi portare via i migliori collaboratori?".

Dunque "la risposta di Gubitosi non è solo banale, è pretestuosa e offensiva". Alla seconda domanda "si risponde che i compensi che superano i tetti sono previsti da contratti sottoscritti prima dell`entrata in vigore della normativa. Le norme sono il decreto del Presidente della Repubblica n.195 del 5 ottobre 2010 e il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.89 del 23 marzo 2012. Lo stesso Gubitosi è stato indicato dal governo Monti e nominato dal CdA della Rai nel luglio 2012 e il suo compenso è superiore al doppio del tetto ammissibile.

La risposta è, nella migliore delle ipotesi, confusa". Sul mancato controllo, "ancora Luigi Gubitosi ci informa di aver dato disposizioni, con una lettera firmata anche dalla Presidente Tarantola, a tutti i responsabili dei programmi di informazione circa l`opportunità di garantire il rispetto di un `ragionevole equilibrio, senza usare il bilancino`. Non si tratta di bilance o bilancini, non si tratta di mandare una lettera.

Il direttore deve garantire il puntuale rispetto del principio della par condicio per prevenire ogni violazione, anche attraverso un efficace monitoraggio". Conclude Brunetta: "Trasparenza nell`uso delle risorse pubbliche e pluralismo dell`informazione sono principi fondanti la nostra democrazia. Spero che il direttore della Rai torni presto in Commissione di vigilanza dopo aver applicato le norme e con argomentazioni plausibili sull`omesso controllo. Nell`attesa continuerò a richiamare la Rai a dare risposte chiare e convincenti".

 

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