20 anni di euro draghi moscovici dombrovskis

20 ANNI DI EURO, E I DUE ''FRONTI'' (ANTI/PRO) SCELGONO MARIO MONTI E PAOLO BECCHI PER DIFENDERE E ATTACCARE LA MONETA UNICA (CONTENTI LORO…) - RIGOR MONTIS: ''CI HA SALVATO TANTE VOLTE, ORA È IL MOMENTO DI RIFORMARLO'' (AUGURI) - L'EX GURU DEI 5 STELLE: ''HA STESO LE IMPRESE, DISTRUTTO IL PIL E I SALARI. POTETE PURE VOTARE QUELLO CHE CA**O VOLETE TANTO ORMAI IL POTERE GRAZIE ALL'EURO È DELLA FINANZA E QUELLA NON LA ELEGGE NESSUNO''

 

 

1. "GIUSTO RIFORMARE LA MONETA UNICA GLI INVESTIMENTI FUORI DAL DEFICIT"

Marco Zatterin per ''la Stampa''

 

mario monti saluta giovanni tria

Viva l' euro, ma si può migliorare. Mario Monti è «in buona sostanza» soddisfatto per i primi vent' anni di vita della moneta unica che, ricorda, «in numerose circostanze ci ha protetto». Tuttavia, a questo punto della storia, il professore - già commissario Ue e presidente del Consiglio - un poco di manutenzione alla moneta unica la farebbe. In due mosse precise: delineando una formula per lo scomputo controllato degli investimenti pubblici dal calcolo del deficit; e avviando un deciso intervento di armonizzazione fiscale, che combatta ogni sleale concorrenza basata sulle imposte.

 

Allora... andata come se l' aspettava?

vakulina moscovici 20 anni di euro

«Direi di sì, perché immaginavo che l' arrivo della moneta unica avrebbe indotto gli Stati partecipanti ad avere bilanci più equilibrati e minore inflazione. Gli alti disavanzi a carico delle generazioni future e l' alta inflazione - "la più iniqua delle imposte", diceva Luigi Einaudi - sono stati per decenni i maggiori mali dell' economia italiana. Con l' euro, il Trattato di Maastricht ci ha dato gli incentivi e gli strumenti per combatterli e ci siamo riusciti».

 

L' euro è stato accusato di favorire l' espansione economica, non in modo diffuso.

«Era chiaro dall' inizio che la crescita non sarebbe stata una conseguenza automatica dell' euro. Quest' ultimo avrebbe aiutato i paesi capaci di adottare politiche serie a sostegno della produttività delle imprese e della competitività dei sistemi produttivi. Sono cresciuti di più quei paesi che hanno saputo essere più responsabili.

 

severgnini e dombrovskis

L' esempio classico è quello della Germania di Gerhard Schröder che nel 2003 è intervenuto sul lavoro, ha riformato l' economia, ha modernizzato il paese. E nel 2005 ha perso le elezioni. Però ha consentito ad Angela Merkel di far correre la Germania per anni, merito che la cancelliera gli ha apertamente riconosciuto».

 

L' Italia aveva bisogno di tutto questo rigore?

«Anche la sinistra radicale di Bertinotti, allora al governo, accettò nel 1996-1997 le misure impopolari del governo Prodi perché essere ammessi nell' euro era un importante traguardo nazionale. Sostenevo in quella fase che l' Italia avrebbe dovuto dotarsi anche di una "Maastricht interna", con obiettivi, incentivi e sanzioni precisi per pianificare e attuare le riforme strutturali della nostra economia. Non avendolo fatto, stiamo ancora lottando con gran fatica per generare crescita e occupazione insufficienti. Da allora, volenti o nolenti, abbiamo tenuto il deficit in un' area compatibile coi limiti europei.

E l' andamento dei prezzi, dopo la fiammata iniziale, è stato enormemente inferiore rispetto a quello che sarebbe stato se avessimo avuto la lira gestita autonomamente».

 

Gli aumenti dei listini, che l' Istat ha definito più percepiti che reali, sono stati il primo seme della campagna contro l' euro. Come è successo?

severgnini 20 anni di euro

«Non credo, come è stato detto, che sia stato perché il cambio di entrata lira-euro accettato da Prodi e Ciampi fosse sfavorevole. Piuttosto, in altri paesi i governi sono stati più attenti a preparare i cittadini alla nuova valuta. Ma in sé, il cambio a 1936 si poteva perfino considerare fosse fortunato. Un cambio semplice, sostanzialmente uguale a duemila lire: bastava moltiplicare per mille e raddoppiare.

 

Se però molti italiani, secondo quello che dicono le ricerche, nella loro spesa hanno fatto come se 1 euro equivalesse solo a 1.000 lire, hanno incoraggiato loro stessi i venditori ad aumentare i prezzi. Resta il fatto che, a parte una fiammata iniziale, nei vent' anni dell' euro l' inflazione italiana è stata ben più bassa di prima. Draghi ha ricordato che tra il 1979 e il 1992, periodo in cui la lira svalutò 7 volte rispetto al marco, l' inflazione cumulata fu del 223%, contro il 103% dei 12 paesi che avrebbero poi fatto parte dell' euro».

20 anni di euro draghi moscovici dombrovskis

 

Nell' attuale maggioranza si sostiene che l' Italia, con la lira, avrebbe risolto tutti i suoi problemi. Lei che dice?

«Non siamo più stati sballottati come in passato. Intorno al 2010, nel mezzo della crisi finanziaria partita nel 2007, se fossimo stati in regime pre-euro, il marco avrebbe attirato capitali e si sarebbe rafforzato. L' euro ha tenuto tutti insieme e salvato l' Italia dalla divaricazione del cambio e da una forte inflazione».

 

Il partito della svalutazione nel nome della competitività del made in Italy è forte.

«Ogni volta che si svalutava, si aveva certamente una ripresa di competitività ma solo nel brevissimo termine. Poi scattavano altre variabili, come la scala mobile e il prezzo del petrolio. Soprattutto, si spegneva l' incentivo a ricercare miglioramenti reali di competitività, senza il doping della moneta deprezzata».

 

Come si è giunti a una politica che vince odiando l' euro?

«Non è così. Mi chiederei piuttosto come mai i partiti che per anni avevano contestato l' euro, arrivati alla campagna elettorale hanno molto attenuato questo tema e poi, arrivati al governo ed avendo perciò la possibilità di spingere per un' uscita dall' euro, si sono ben guardati dal farlo. Credo che 5 Stelle e Lega abbiano vinto perché hanno lanciato grandi promesse. Se chi vota crede al reddito di cittadinanza o a un pensionamento più facile, non si domanda certo se dietro c' è l' euro o la lira».

 

20 anni di euro

L' euro è partito senza un governo, una consapevole mutilazione. Era inevitabile?

«Rispetto a una architettura ottimale, è mancato un pilastro. È stato grave. Però la storia insegna che le cose si fanno quando si offre l' occasione. Assolvo chi ha buttato il cuore oltre l' ostacolo, abbiamo avuto dei vantaggi con l' euro, persino un poco di unione politica. Non assolvo, e anzi critico, la riluttanza dell' Ue - e in particolare della Germania - ad ammodernare il patto di stabilità».

 

Come ripenserebbe, lei, l' Unione monetaria?

«Per prima cosa modificherei il patto di stabilità, creando uno spazio particolare proprio per incoraggiare gli investimenti pubblici nazionali scomputandoli dal calcolo col deficit, però con criteri precisi definiti in Europa. Toglierei l' opaco lassismo discrezionale alla Juncker-Moscovici, questa politica della flessibilità gestita molto politicamente.

Non giova, soprattutto agli Stati che esultano quando la ottengono, come ha fatto l' Italia con Renzi e con il governo attuale. E' solo un' autorizzazione a mettere maggiori spese correnti a carico di figli e nipoti, pagandole in disavanzo».

 

E poi?

«Punterei con decisione sul coordinamento e l' armonizzazione fiscale. La Brexit, che pone altri problemi, può facilitare il progresso sulle tasse».

20 anni di euro

 

Il professor Bagnai è certo che la fine dell' euro salverebbe la democrazia in Europa.

«Per me, la politica è vera e seria quando compie delle scelte concrete, quando per dire "sì" a una istanza sociale, deve dire "no" ad altre. Non è stata politica seria, invece, la demagogia applicata ante litteram, ben prima dell' arrivo dei populisti, quella di molti governi italiani negli Anni Settanta e Ottanta.

 

Accontentavano tutti e accettavano crescenti aumenti di spesa pubblica, senza aumenti corrispondenti delle entrate, per assicurare - dicevano - la pace sociale, ma soprattutto per massimizzare il consenso ai loro partiti. Ciò è avvenuto a scapito degli unici che non sedevano a quei tavoli, cioè gli italiani che non erano ancora nati, quelli di oggi, che non trovano lavoro, perché lo Stato e il paese barcollano sotto il peso del debito pubblico costruito in quei decenni».

MARIO MONTI CON IL CANE ALLE INVASIONI BARBARICHE

 

L' euro ha cambiato la politica?

«L' ha resa meno verbosa e meno ingannatrice. E ha fatto diventare più difficile, ma più serio, l' esercizio delle scelte democratiche».

 

 

 

2. L'EURO HA STESO LE IMPRESE E FATTO LA FORTUNA DEL MONDO DELL' ALTA FINANZA

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi per ''Libero Quotidiano''

 

L' euro è stato un disastro per i Paesi del Sud Europa e in particolare per l' Italia, ma non tanto - come spesso si sente dire - perché non ha consentito di svalutare come ai tempi della Lira. In realtà l' euro è stato ed è un meccanismo per gonfiare il credito e il debito delle famiglie e delle imprese e poi anche degli Stati e delle banche. La prova è che negli anni della moneta comune l' indebitamento dell' economia nel suo complesso è esploso, al punto che il rimborso del debito e degli interessi (complessivamente, da parte di famiglie, imprese, Stato) è arrivato al 70% del PIL! Questo è il vero motivo per cui il sistema dell' euro ha provocato la stagnazione economica in gran parte d' Europa e la depressione in Italia.

L' euro, sotto la cortina fumogena dei famosi limiti al debito pubblico, in realtà è un meccanismo per far crescere il debito privato (di famiglie, imprese e banche) e poi alla fine anche quello pubblico.

 

Grazie all' euro il potere economico vero è passato dagli Stati alle grandi banche e alla finanza (e alla Banca centrale che le protegge). Ma procediamo con ordine.

PAOLO BECCHI

Noi non lo ricordiamo, ma prima dell' introduzione della moneta comune la produzione industriale cresceva in Italia di più che in Germania e in linea con la Francia. Dopo il 2000 sia la Francia che la Germania hanno prima rallentato e poi smesso di crescere.

L' Italia ha perso fino al -23% di produzione dal picco del 2007 fino al minimo causato dall' austerità di Monti nel 2013 e anche ora ha recuperato molto poco.

 

La Francia ha perso meno, ma è stata comunque distanziata dalla Germania.

Partendo dal 1990 (usandolo come base uguale per tutti a 100) si ha che la Germania è oggi a 130, la Francia a 100 e l' Italia a 88. L' euro è stato un disastro per l' economia italiana (e anche francese). Ci sono stati negli anni dell' euro ovviamente anche altri fattori concomitanti, come l' apertura alla Cina nel 2001, ma l' interscambio con la Cina anche oggi è una quota del PIL intorno al 2% in eurozona, per cui è difficile sostenere che abbia causato un crollo della produzione industriale del 20%.

 

IL CROLLO

PAOLO BECCHI - ITALIA SOVRANA

Il crollo della produzione è stato dovuto invece a due fattori. In primo luogo la tassazione che per entrare nell' euro è stata aumentata pesantemente e poi di nuovo aumentata dopo il 2011 con Monti (sempre per evitare un default del debito in euro dato che non si poteva svalutare). Il peso della tassazione sul PIL è aumentato dal 1998, quando è iniziata la "convergenza" all' euro, di 5 punti percentuali.

 

Prima della moneta comune questo non era necessario perché lo Stato poteva, se necessario, anche finanziare i deficit emettendo moneta e non tassando, come fanno in Giappone dove il debito pubblico è il doppio del nostro.

In secondo luogo c' è stato il crollo verticale dopo il 2008 del credito alle imprese che è stato tagliato da 910 a 710 miliardi, un crollo del credito mai verificatori in tempo di pace. Questa contrazione violenta del credito a sua volta ha provocato il crollo degli investimenti del 30%.

 

La tassazione soffocante e il taglio drastico del credito hanno comportato il crollo degli investimenti che però poi a sua volta ha comportato la perdita di produttività, dato che per aumentarla occorrono investimenti (in macchinari, software, ricerca). Come mai allora non c' è stata una rivolta contro l' euro, se è stato così negativo per l' economia industriale?

 

Perché l' euro è stato invece un grosso affare per l' economia finanziaria. Questo è il fatto che sia gli apologeti sia i critici dell' euro non notano quasi mai. Con l' arrivo dell' euro c' è stata un esplosione del credito (e quindi del debito), che è raddoppiato da 5 mila a 10 mila miliardi e si riversato sugli immobili gonfiando la bolla immobiliare fino al 2008 e poi sul credito al consumo e sugli investimenti finanziari e speculazione (incluse fusioni e acquisizioni).

Mentre tutti parlavano sempre del famoso deficit e debito pubblico in realtà esplodeva il debito privato.

 

EURO

Come mai? Innanzitutto dal Trattato di Maastricht del 1992 in poi si è impedito formalmente ai governi di emettere moneta. Di conseguenza tutto l' aumento del denaro nell' economia è avvenuto solo tramite il credito e quindi l' emissione di debito. Se imponi di ridurre i deficit pubblici e poi di finanziarli con debito, il risultato è che arrivano meno soldi nell' economia privata dallo Stato e quei soldi vengono tutti riassorbiti per comprare titoli di stato emessi.

 

LE BANCHE

In questo modo l' unica creazione di denaro per l' economia avviene tramite le banche, i cui bilanci in pochi anni sono raddoppiati. Questo accumulo di debito per le imprese e le famiglie però non poteva continuare all' infinito, anche perché era in gran parte improduttivo, finiva soprattutto negli immobili. Nell' eurozona solo un quarto del credito finisce alle imprese, cioè è credito produttivo, i tre quarti vanno a finanziare immobili, credito al consumo e investimenti finanziari vari.

 

Basta pensare che le banche francesi avevano comprato quasi 300 miliardi di Btp. La bolla immobiliare si è gonfiata ovunque (tranne che in Germania), in particolare in Irlanda e Spagna, ma anche in Italia, fino a quando c' è stato il crac nel 2008 simultaneamente in America ed Europa.

 

PRODI CIAMPI

Nel 2008 è scoppiata la crisi finanziaria globale che tutti ricordiamo innescata da Lehman, la crescita del credito si è incagliata, ci sono stati default e buona parte delle banche (in America e Europa) sono state salvate dai governi. In Italia a causa dei vincoli sul deficit pubblico lo Stato non è intervenuto a tappare i buchi delle banche e queste, oberate da investimenti e prestiti immobiliari, hanno tagliato indiscriminatamente il credito alle imprese. Dato che in tutto il mondo occidentale veniva a mancare liquidità e le banche erano tutte in crisi queste hanno di colpo liquidato i titoli di stato creando la "crisi dello spread".

 

Le banche estere con l' euro avevano infatti comprato la maggioranza dei Btp facendo enormi guadagni in conto capitale, perché con i rendimenti che scendevano dal 6-7% al 3-4% ovviamente i prezzi dei Btp aumentavano. Nel 2008 dato che il mercato finanziario era paralizzato da perdite su derivati di mutui in America e da perdite su immobili in Irlanda o Spagna le banche hanno tutte tagliato di colpo provocando il cedimento delle quotazioni dei Btp. Dato che lo Stato italiano non poteva intervenire tramite Banca d' Italia per calmierare il mercato come faceva prima dell' euro, i BTP hanno perso un 20% circa e questo è stato usato come pretesto per invocare le dimissioni di Berlusconi e installare Monti che ha imposto più austerità, vale a dire più tasse. Monti - per salvare l' euro - ha dato il colpo di grazia all' economia produttiva provocando un crollo della domanda interna del 10% circa e a sua volta poi un ulteriore taglio del credito alle imprese in difficoltà.

 

IL PUNTO

Come si vede in tutta questa discussione il tasso di cambio della Lira o dell' euro non è menzionato, perché non è in realtà importante. Quello che conta veramente è quanto denaro circola nell' economia e se viene creato tutto come debito e infine se viene usato per scopi produttivi o per finanziare immobili, investimenti finanziari e speculazioni.

prodi dalema veltroni ciampi visco festeggiano l'ingresso nell'Euro

 

Con la moneta unica le banche hanno avuto via libera innanzitutto per fondersi sempre di più e poi per far esplodere il credito improduttivo, quello che va a immobili, credito al consumo e investimenti finanziari come comprare titoli greci o italiani o turchi. È vero che le banche hanno fatto crac ovunque, anche quelle inglesi, svizzere o americane perché non era un problema solo dell' Euro, ma di tutta l' economia occidentale che è oggi finanziarizzata.

 

La differenza però è che fuori dall' eurozona lo Stato può finanziarsi con la Banca centrale e intervenire a tappare i buchi delle banche, mentre nell' eurozona le "regole" penalizzano Paesi come l' Italia e glielo impediscono. Come misura in extremis, per evitare l' implosione dell' euro nel 2012 la Banca Centrale Europea alla fine ha anche lei finanziato i deficit pubblici fino a quest' anno comprando 2,600 miliardi di titoli sui mercati e questo ha stabilizzato la situazione. Ma il problema è stato solo rinviato perché ora smette e l' Italia non può usare la sua Banca Centrale.

 

Con l' Euro, dietro la cortina fumogena dei limiti al debito pubblico, si è creato un enorme debito privato che poi ha creato una bolla e un crac bancario e alla fine anche il debito pubblico è aumentato di conseguenza perché si sono salvate tutte le banche. Così alla fine il potere economico vero è passato dagli Stati alle grandi banche (e alla Banca centrale che le protegge sempre) e ai mega fondi che sono ora in grado di ricattare i governi.

 

Questo è oggi il problema vero, il potere delle grandi banche, dei grandi fondi e della banca centrale (che è composta da personaggi che vanno e vengono da banche e fondi) che ha sostituito quello dello Stato.

Potete pure votare quello che cazzo volete intanto ormai il potere grazie all' euro è della finanza e quella non la elegge nessuno.

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