alberto asor rosa

ADDIO AL "PROFESSOR PALINDROMO": SE NE VA A 89 ANNI, ALBERTO ASOR ROSA, CRITICO LETTERARIO E SAGGISTA, IMPEGNATO POLITICAMENTE A SINISTRA, FECE EPOCA CON IL SUO LIBRO “SCRITTORI E POPOLO” - MONTANELLI LO SPIEGO’ MEGLIO DI TUTTI: “ASOR ROSA? LO SI PUÒ LEGGERE DA SINISTRA O DA DESTRA, E VUOL DIRE LA STESSA COSA, CIOÈ NIENTE” - ANTIDEMOCRATICO TRAVESTITO DA PERBENISTA, ASOR ROSA DICHIARÒ GUERRA ALLE VILLETTE VICINO AL SUO CASALE IN TOSCANA – QUANDO TEORIZZO’ IL GOLPE ANTI-CAV…

Antonio Carioti per corriere.it

 

alberto asor rosa

Sempre impegnato a sinistra, era stato per molti anni un esponente di spicco del Pci. Ma l’italianista e critico letterario Alberto Asor Rosa, scomparso all’età di 89 anni, non si riconosceva nel modello di «intellettuale organico» tratteggiato da Antonio Gramsci. Per sé rivendicava piuttosto il ruolo di intellettuale critico, niente affatto compiacente verso i dirigenti politici, ma capace di contribuire alla vita del partito in termini propositivi, indicando la necessaria sintesi complessiva rispetto all’invitabile frammentazione delle scelte quotidiane.

 

D’altronde, rispetto alla linea ufficiale del Pci, il lavoro di Asor Rosa nel suo campo di studi era spesso andato controcorrente. Pubblicò il libro Scrittori e popolo, assai polemico verso l’ortodossia ideologica dell’epoca, per l’editore Samonà e Savelli nel 1965, quando era fuori dal partito. Ma anche in seguito, tornato alla militanza comunista, si era riservato una sorta di diritto all’eresia che gli aveva procurato molte antipatie.

 

alberto asor rosa 2

Ben più grave però era l’isolamento che avvertiva negli ultimi anni, rispetto a un panorama culturale che giudicava appiattito e imbarbarito. Nel libro intervista Il silenzio degli intellettuali, curato da Simonetta Fiori (Laterza, 2009), Asor Rosa aveva detto di sentirsi come «quegli animali primitivi che a un certo punto uscirono di scena per il totale mutamento delle condizioni generali del pianeta». Insomma, un dinosauro in via di estinzione.

 

Nato a Roma il 23 settembre 1933, figlio di un ferroviere socialista, Asor Rosa era cresciuto in un ambiente refrattario ai dettami del fascismo, anche se il padre aveva dovuto prendere la tessera del partito unico e la sua infanzia lo aveva visto partecipare ai riti del regime. Di quel periodo aveva scritto quasi settantenne nella sua prima prova letteraria, L’alba di un mondo nuovo (Einaudi, 2002), libro colmo di lieve autoironia e calore umano, specie nel racconto delle estati ad Artena (località rurale del Lazio dove abitava la nonna materna), con una bella premessa sul valore della memoria.

 

alberto asor rosa 1

Nel frattempo molta acqua era passata sotto i ponti. Asor Rosa si era iscritto alla gioventù comunista nel 1952, poi era uscito dal partito nel 1956, in seguito all’invasione sovietica dell’Ungheria. Ma il suo era stato un distacco da sinistra, che lo aveva portato su lidi operaisti. Con altri giovani, tra cui Mario Tronti, si era aggregato a Raniero Panzieri e alla rivista «Quaderni Rossi», con l’intento di stabilire un rapporto organico tra la ricerca intellettuale e le lotte della classe lavoratrice.

 

Quindi aveva pubblicato Scrittori e popolo, un attacco frontale al modello nazionalpopolare della narrativa di sinistra, solitamente contigua al Pci: «L’idea di fondo — avrebbe ricordato anni dopo Asor Rosa — era che la ricerca inesausta e prepotente da parte dei critici progressisti di una letteratura socialmente impegnata avesse contribuito a impedire la nascita in Italia di una grande e moderna letteratura borghese di livello europeo». Prendeva di mira, tacciandoli di «populismo», Elio Vittorini, Vasco Pratolini, Cesare Pavese, i romanzi romani di Pier Paolo Pasolini. E suscitò scandalizzate reazioni di figure eminenti della sinistra comunista, tra cui Carlo Salinari e Carlo Muscetta.

asor rosa tronti

 

Eppure pochi anni dopo Asor Rosa ritornò nel Pci. Vi arrivò attraverso il Psiup, cui aveva aderito nel 1968. Convinto sostenitore della politica di compromesso storico perseguita da Enrico Berlinguer, si ritrovò in prima linea a fronteggiare la rivolta giovanile del 1977, che aveva nell’Università La Sapienza di Roma, dove Asor Rosa insegnava, il suo centro propulsore di maggior rilievo.

 

Fu un trauma per lui la cacciata dall’ateneo del leader sindacale Luciano Lama, costretto a battere in ritirata dai contestatori violenti. Subito dopo Asor Rosa pubblicò un articolo intitolato Le due società, ristampato poi con altri scritti nel volume omonimo (Einaudi, 1977). Sottolineava la gravità del divario tra i lavoratori dipendenti assunti regolarmente e l’area dell’emarginazione sociale. Ma fu sempre intransigente verso chi, come Umberto Eco, mostrava comprensione per i violenti. Eletto alla Camera per il Pci nel 1979, Asor Rosa concluse quell’esperienza prima della fine della legislatura.

 

alberto asor rosa 3

Direttore del progetto della Letteratura italiana Einaudi (1982-2000), acquisì nel mondo accademico un notevole prestigio, che gli valse anche il soprannome di «barone rosso». Indubbio però era il suo impegno didattico: rivendicava tra l’altro di non aver mai tenuto un corso identico a un altro. E reputava nefasto l’uso di criteri quantitativi per valutare l’attività di ricerca: «Per me la qualità di un testo si prova leggendolo: tutto il resto è ciarpame burocratico».

 

Nel 1989 Achille Occhetto, segretario del Pci, affidò ad Asor Rosa la direzione di «Rinascita», la rivista teorica fondata da Palmiro Togliatti. Ma ben presto tra i due intervenne una irrimediabile rottura sulla svolta che avrebbe condotto alla nascita del Pds. Asor Rosa non era tenero con il modello sovietico, ma considerava il comunismo «un grande movimento di liberazione umana»: recidere il legame con quella storia, come proponeva Occhetto, gli parve un disastroso «impoverimento». Del resto, pur riconoscendo alcuni meriti alla civiltà borghese, Asor Rosa rimaneva ostile al capitalismo e alla superpotenza americana.

 

La prima guerra del Golfo lo indusse a scrivere l’infuocato e visionario pamphlet Fuori dall’Occidente (Einaudi, 1992), denso di citazioni bibliche, in cui descriveva in termini apocalittici il nuovo ordine mondiale promosso dagli Stati Uniti, muovendo accuse di razzismo allo Stato d’Israele. Pur senza mai abbandonare l’impegno civile, che declinava ormai soprattutto in chiave ambientalista, dall’inizio del nuovo secolo Asor Rosa aveva intensificato la sua produzione scientifica, accompagnandola alla pubblicazione di opere letterarie.

capalbio asor rosa

 

Nel 2009 aveva dato alle stampe una ponderosa Storia europea della letteratura italiana in tre volumi (Einaudi). E nel 2015 aveva ripubblicato, sempre per Einaudi, Scrittori e popolo, con un aggiunta dal titolo Scrittori e massa, nella quale lamentava la destrutturazione del tessuto sociale, dominato da un «individualismo atomistico», e la scomparsa di qualsiasi parvenza di «società letteraria». Poi nel 2019, con Machiavelli e l’Italia (Einaudi), era tornato alle vicende cinquecentesche, le invasioni straniere nelle quali individuava le radici della «disfatta storica» del nostro Paese.

 

Di recente aveva raccolto le sue riflessioni su Joseph Conrad nel saggio L’eroe virile (Einaudi). Quando ai libri di narrativa, dopo L’alba di un mondo nuovo erano venuti, editi da Einaudi, Storie di animali e altri viventi (2005), Assunta e Alessandro (2010), Racconti dell’errore (2013), Amori sospesi (2017). Testi che esplorano i temi più sensibili dell’esistenza umana: gli affetti, il tempo, la memoria, la sessualità. Argomenti che l’autore aveva già sondato molti anni prima in un volume di riflessioni e aforismi, L’ultimo paradosso (Einaudi, 1985). Qui aveva scritto: «La verità è che l’uomo va a stare da morto esattamente come stava prima di nascere: la vita del singolo è un tragitto brevissimo tra due assenze». Ma anche: «Fino all’ultimo scoperte sono possibili». E lui, Asor Rosa, non aveva smesso mai di cercare.

paolo mieli e alberto asor rosa foto di bacco

 

 

 

BIOGRAFIA DI ALBERTO ASOR ROSA

Da www.cinquantamila.it – La storia raccontata da Giorgio Dell'Arti

 

• Roma 23 settembre 1933. Italianista. Professore e saggista. Ideatore della monumentale Storia della letteratura (11 volumi Einaudi). «Figlio unico di una famiglia della piccola borghesia impiegatizia: il padre lavora al Ministero dei Trasporti, è una sorta di ferroviere non viaggiante, la madre ha lasciato invece l’impiego per dedicarsi al figlio» (Paolo Mauri).

 

• È stato ordinario alla Sapienza di Roma dal 1972 al 2003. Di formazione marxista, iscritto al Pci nel 1952, ne era uscito nel 1956, all’invasione dell’Ungheria. Vicino alle posizioni operaiste, assieme a Mario Tronti è stato fra i fondatori di Quaderni Rossi (1961) e di Classe operaia (1964). Nel 1965 pubblicò un libro che fece scandalo, Scrittori e popolo, contro la cultura nazionalpopolare. Demolì il populismo che aveva rappresentato «un popolo artefatto, idealizzato, trasfigurato» e che è stato mito di tutti i regimi di destra o di sinistra, liberali o autoritari.

 

alberto asor rosa foto di bacco (3)

• «Spara ad alzo zero su scrittori quali Giovanni Pascoli, Carlo Levi, Carlo Cassola, Romano Bilenchi, Vasco Pratolini sino ad arrivare a Pier Paolo Pasolini: tutti segnati dal marchio di populisti. E dalla sua requisitoria non esce bene nemmeno Antonio Gramsci per quella sua esaltazione del “nazional-popolare”» (Gabriella Mecucci). A questo popolo finto, Asor Rosa contrappose il «popolo vero», destinato a fare la rivoluzione che si identificava con la classe operaia, cioè «la rude razza padana».

 

• Deputato come indipendente nelle fila del Pci fra il 1979 e il 1980.

• Scalpore nel 2013 quando sul manifesto immaginò, «per rimediare alla democrazia italiana al collasso», una «prova di forza che (...) si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione...».

alberto asor rosa

 

• Anche romanziere: L’alba di un mondo nuovoStorie di animali e altri viventiAssunta e AlessandroI Racconti dell’errore (tutti per Einaudi).

• Dal 2006 guida in Toscana un coordinamento ambientalista, molto attivo nella difesa del territorio e del paesaggio (i maligni dicono che sia perché non vuole che l’autostrada gli passi vicino alla casa di campagna).

• «Il meglio e il peggio della vita vengono sempre da dentro, chi vi racconta il contrario non sa di che parla».

 

• Una figlia, Laura, una delle colonne portanti della Enciclopedia Treccani.

 

• Detto sprezzantemente dagli avversari “Palindromo” (come il suo cognome, che può essere letto da sinistra a destra e viceversa senza cambiare).

alberto asor rosa foto di bacco (2)

 

 

paolo mieli e alberto asor rosa foto di baccofausto bertinotti alberto asor rosafausto bertinotti alberto asor rosaAlberto Asor Rosa ASOR ROSA 1ezio mauro saluta alberto asor rosa

 

asor rosa walter tocci emanuele macaluso

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...