matteo salvini giorgia meloni

SIAMO ALL’ESCALATION TRA SALVINI E MELONI – I LEGHISTI ESCONO ALLO SCOPERTO CHIEDENDO IL RITORNO DI SALVINI AL VIMINALE: “PERCHÉ NON SE NE PARLA PIÙ? SULLA SICUREZZA NON SIAMO CONTENTI, A FRATELLI D’ITALIA CHIEDIAMO PIÙ GIOCO DI SQUADRA” – GIORGIA MELONI NON HA INTENZIONE DI REGALARE AL VICEPREMIER IL PALCOSCENICO DEL VIMINALE (DA LÌ, FACENDO CAMPAGNA CONTRO I MIGRANTI, DURANTE IL PRIMO GOVERNO CONTE FECE ARRIVARE LA LEGA AL 30%) – LE TENSIONI SULLE ARMI, LO SCAZZO SU STRADE SICURE E L’OPPOSIZIONE AL MERCOSUR: TUTTI I FRONTI APERTI

Estratto dell’articolo di Giulio Ucciero per https://www.huffingtonpost.it/

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.

Le frizioni sul decreto Ucraina e sui soldati nelle città, quindi le gelosie sulla sicurezza e lo scontro sul Mercosur. È suonata la sirena in via Bellerio, la Lega si è stufata di subire le “imposizioni” dei meloniani. “Serve più lavoro di squadra, così non va”, sbotta chi dai piani alti ricorda la promessa mancata: “Perché non si parla più del ritorno di Salvini al Viminale?”.

 

Per capire da dove nascono i dissidi in maggioranza di questo inizio d’anno bisogna tornare all’aprile scorso. Fortezza da Basso, Firenze. Al congresso della Lega una mozione fra tutte ha scaldato l’animo dei militanti.

 

È quella portata sul palco dai due capigruppo, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. “Da questo congresso deve uscire la richiesta di un lavoro straordinario sulla sicurezza che soltanto Matteo Salvini tornando al Viminale potrà fare”.

 

romeo salvini molinari

Parole di Molinari condivise anche dai governatori leghisti. Soprattutto, evocate dalla base. Anche in questi giorni di maretta tra alleati.

 

Il vicepremier non poteva ritornare al ministero dell’Interno, dove siede il suo ex capo di gabinetto Matteo Piantedosi, perché nel 2022 era coinvolto nel caso Open Arms.

 

Ora che l’accusa di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio è caduta e il leader leghista è stato assolto, nel partito molti si chiedono: “Perché non se ne parla più? La mozione congressuale è sempre lì. Noi sulla sicurezza non siamo contenti di come stanno andando le cose, a Fratelli d’Italia chiediamo più gioco di squadra”.

 

romanzo viminale meme by emiliano carli il giornalone la stampa

Ragionamenti spiegati a HuffPost da un alto dirigente leghista. Ma sono tutti i quadri del Carroccio a pensare che sulla sicurezza “così non va”. Il vecchio pallino della destra legge&ordine si scontra, più che con i dati, con i casi mediatici. Come l’uccisione del capotreno a Bologna.

 

Un evento ricordato anche da Giorgia Meloni, che in conferenza stampa ha ammesso la necessità di un cambio di passo e ha anche annunciato una stretta sui coltelli per i minorenni.

 

Bene la stretta “anti-maranza”, ma non basta: è il refrain in casa Lega, dove la pressione aumenta. Prima, con un decreto sicurezza nuovo di zecca, a cui sta lavorando il sottosegretario salviniano Nicola Molteni e da approvare quanto prima. Poi, con una proposta di legge per affidare alle guardie giurate l’esecuzione degli sfratti, avanzata da Molinari.

 

Guido Crosetto con i militari italiani della missione unifil in libano

“Vedremo il testo, però non ci hanno avvisato”, replicano stizziti i Fratelli. Che fiutano l’agitazione leghista. Sul ritorno di Salvini al Viminale la porta sembra chiusa, almeno per questa legislatura. E comunque non l’unico fronte aperto. Su Strade Sicure, l’intenzione in casa Meloni è nota: i soldati “tornino a fare i soldati”. […]

 

Una posizione che innervosisce Romeo, collega leghista al Senato, che ricorda come tutto sia iniziato durante il governo Berlusconi, nel 2008, “con il ministro della difesa di allora Ignazio La Russa”. Anzi, “Malan dimentica l'effetto deterrenza dei militari nelle strade, che vale più di mille norme che possiamo scrivere” e “ci chiediamo perché, oggi, nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si comporta come i governi di centrosinistra”.

 

militari strade sicure

Un vero missile contro FdI, che fa quadrato attorno a Crosetto. Il ministro della Difesa è il bersaglio preferito dell’ala salviniana. Che è da tempo sulle barricate rispetto al nuovo invio di armi in Ucraina. Crosetto ne parlerà il 15 gennaio alla Camera. Durante le feste, il testo del decreto di autorizzazione per il 2026 è stato ritoccato più volte, proprio per volere della Lega, che ha chiesto di sottolineare la priorità agli aiuti civili su quelli militari.

 

Sottolineature accettate, anche se non tutte (non è stato tolto l’aggettivo “militari” dal titolo del decreto). Al momento del voto non mancheranno le defezioni, come quella del senatore Claudio Borghi, uscito soddisfatto dalla rimodulazione ma fedele alla promessa di “non votare più un decreto armi” per Kiev. Nello stesso senso va la richiesta di Roberto Vannacci, vice di Salvini, che chiede ai suoi di votare no. Potrebbe seguirlo un gruppetto di neo-fedelissimi, come il pugliese Rossano Sasso.

matteo salvini saluta il personale prima di lasciare il viminale

 

Salvini non torna sull’argomento, a rispondere però è stata la stessa Meloni, che si è detta “stupita” del fatto che proprio un generale come Vannacci non capisce l’importanza di quel decreto. Una frecciata, arrivata dopo qualche carezza in conferenza stampa, che ha colpito l’alleato leghista di fronte.

 

Forse anche per questo Salvini rilancia, pancia a terra sui suoi temi. Proprio mercoledì prossimo, ma "è una casualità”, è attesa una riunione dei deputati alla Camera. Si discuterà di misure da inserire nel pacchetto sicurezza da approvare a Palazzo Chigi.

 

Ma potrebbero soffermarsi su altri dissapori di questo inizio anno. Nella maggioranza sta esplodendo anche la grana Mercosur. L’Italia firmerà l’accordo di libero scambio tra Ue e alcuni Paesi dell’America Latina. Il ministro meloniano Francesco Lollobrigida ha incassato “le garanzie per gli agricoltori”. Tutele non sufficienti, replicano i trattoristi scesi in strada anche in Italia, sostenuti dalla Coldiretti e, ci risiamo, dalla Lega.

GIAN MARCO CENTINAIO 1

 

Per dirla con Gianmarco Centinaio, senatore leghista ed ex titolare all’Agricoltura, “uno schifo” di accordo. Borghi invece ne fa una questione di metodo. Su X non definisce il Mercosur “un’apocalisse” ma contesta i “trucchi dell’Ue”: “La cosa che oggettivamente mi fa MOLTO inquietare è che queste decisioni non possono essere prese senza un dibattito parlamentare in cui le posizioni dei vari partiti vengano pubblicamente esplicitate e messe a verbale”. Altro capitolo, altro litigio.

militari strade sicure 2militari strade sicure 3

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse

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