melania trump

PRESIDENZIALI AL VELENO - ASSOCIATED PRESS: “MELANIA TRUMP LAVORÒ IN NERO PRIMA DI OTTENERE LA ‘GREEN CARD’. HA SFILATO COME MODELLA DA IMMIGRATA IRREGOLARE” - GLI HACKER AL SERVIZIO DEL PENTAGONO SONO RIUSCITI A PENETRARE I SISTEMI DI COMANDO DEL CREMLINO: SONO PRONTI A UNA ‘RETALIATION’ NEL CASO IN CUI MOSCA VOLESSE ALTERARE IL VOTO

Da www.repubblica.it

 

HACKERHACKER

A tre giorni dal voto per le presidenziali americane, Hillary Clinton incrementa leggermente il suo vantaggio nei confronti di Donald Trump, portandolo a 1,8 punti secondo il sito specializzato RealClearPolitics, che fa una media di tutti i principali sondaggi: 46,6% a 44,8%. Sempre in base ai dati di RCP, sul fronte dei grandi elettori Clinton è a quota 216, Trump a quota 164, con 158 elettori in ballo negli stati in bilico. Per vincere ne servono almeno 270.

 

HACKERSHACKERS

Ma la giornata è scandita soprattutto dalle grandi manovre, di oggi e di ieri, sullo scacchiere internet. Gli hacker al servizio del Pentagono sono riusciti a penetrare i sistemi di comando del Cremlino, rendendoli vulnerabili ed esposti a possibili attacchi se ciò dovesse essere ritenuto necessario dagli Usa, in particolare se si realizzasse la minaccia contro le elezioni presidenziali americane di martedì prossimo. È quanto emerge da alcuni documenti top secret dell'intelligence americana di cui la Nbc è venuta in possesso. Violate anche la rete elettrica e quella delle telecomunicazioni della Russia.

terzo di battito tra hillary clinton e donald trump 7terzo di battito tra hillary clinton e donald trump 7

 

Dalle carte emerge come gli Stati Uniti abbiano di fatto seminato 'malware' nascosti in parte delle strutture e infrastrutture critiche della Russia, così come quest'ultima - accusano da settimane gli americani - hanno fatto con gli Usa. Gli esperti spiegano come si stiano preparando i campi di battaglia per un possibile cyberscontro che potrebbe avere tra le conseguenze principali anche l'interruzione della rete internet.

 

L'amministrazione Obama considererebbe quindi un attacco al voto da hacker come Guccifer 2.0 - considerati vicini all'intelligence russa - un vero e proprio atto di guerra a cui rispondere. La Russia però sta prendendo misure per garantire la propria cybersecurity e information security. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: "Le misure per assicurare la cyber-sicurezza e la sicurezza dei sistemi informativi sono al momento capaci di fronteggiare le minacce ufficialmente ventilate contro di noi dai rappresentanti di altri paesi".

 

il secondo confronto tv tra trump e hillary clinton 8il secondo confronto tv tra trump e hillary clinton 8

Più diplomatica la reazione del ministero degli Esteri della Federazione, la portavoce Maria Zakharova dichiara che la Russia si aspetta una valutazione giuridica dagli Stati Uniti delle notizie dei media sui presunti attacchi informatici: "A seguito delle notizie di stampa emergenti circa l'infiltrazione di hacker militari in sistemi di telecomunicazioni ed elettronici russi, così come nei sistemi di comando del Cremlino, ci aspettiamo che le autorità degli Stati Uniti, tra cui la Casa Bianca e il dipartimento di Stato facciano una valutazione giuridica di tali informazioni", afferma. Una mancata risposta da Washington significherebbe che gli Stati Uniti stanno utilizzando cyber-terrorismo di Stato. "Nessuna reazione ufficiale del governo degli Stati Uniti - aggiunge - significherà l'esistenza del terrorismo informatico di Stato negli Usa e se le minacce espresse da parte dei media fossero attuate, Mosca avrebbe il diritto di portare avanti le accuse contro Washington".

il secondo confronto tv tra trump e hillary clinton 7il secondo confronto tv tra trump e hillary clinton 7

 

Nella guerra  a colpi di cyberattacchi che ha accompagnato la campagna delle presidenziali Usa, l'ultima offensiva arrriva però oggi direttamente da Julian Assange. Per l'attivista la guerra in Libia è stata "la guerra di Hillary Clinton" dice nell'intervista rilasciata a John Pilger e trasmessa oggi da RT, network vicino al Cremlino. "Barack Obama all'inizio si è opposto. E chi è stato a sponsorizzarla? Hillary Clinton. Lo si può vedere chiaramente nelle sue email". Assange sostiene poi che Clinton fosse interessata alla guerra in Libia non tanto per il petrolio "a buon mercato" ma perché avrebbe potuto sfruttare il conflitto "nella sua corsa alla presidenza".

 

"Se si guarda alla storia dell'Fbi si vede che di fatto è diventata la polizia politica degli Usa. L'Fbi cerca sempre di dimostrare che 'nessuno può tenerci testa'. Ma Hillary Clinton si è opposta con forza alle indagini dell'Fbi. E l'Fbi ora è furente perché Clinton l'ha fatta apparire debole" continua Assange. "Nelle mail - aggiunge - vi è molto 'pagare per giocare', come viene chiamato. Ovvero scambi di denaro per avere accesso alla Clinton. Ecco perché l'Fbi è sotto pressione".

MELANIA E DONALD TRUMPMELANIA E DONALD TRUMP

 

melania trumpmelania trump

Assange si definisce "prigioniero politico". In occidente ci sono "prigionieri politici". "E non sono solo io, ci sono altri casi". "Non se ne parla apertamente perché va contro la narrazione dell'establishment occidentale". Dal 2012 Assange si trova prigioniero all'ambasciata ecuadoriana a Londra: "Si dice costantemente che io sono stato incriminato senza mai dire che sono già stato scagionato, senza dire che le ragazze che mi hanno accusato di stupro hanno dichiarato che la polizia si è inventata tutto, si evita di dire che l'Onu ha bollato tutta la faccenda come illegale e che l'Ecuador, attraverso i suoi gradi di processo formale, ha deciso che io sono in effetti perseguitato politicamente dagli Stati Uniti".

 

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Altre rivelazioni riguardano invece Melania Trump, moglie di Donald, candidato repubblicano alla Casa Bianca e rivale di Hillary Clinton. Secondo contratti e documenti di cui è venuta in possesso la Associated Press, la signora Trump, di origini slovene, esercitò la professione di modella negli Stati Uniti almeno 10 volte prima di ricevere il regolare permesso di lavoro, prestazioni retribuite con un una cifra superiore ai 20 mila dollari. Melania Trump, che ha ricevuto la "green card" nel 2001 ed è diventata cittadina Usa nel 2006, ha sempre affermato di essere arrivata nel Paese legalmente e di non aver mai violato le norme sull'immigrazione.

 

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Se confermata la storia sarebbe di grande imbarazzo per Donald Trump, visto che la linea dura contro gli immigrati illegali rappresenta il cuore del suo programma elettorale, compresa la proposta di una stretta su visti, green card e permessi di lavoro. Melania è più volte intervenuta in campagna elettorale per difendere le proposte del marito raccontando proprio la sua storia di immigrata regolare. Ma secondo le carte in possesso dell'Ap l'aspirante first lady nella seconda metà degli anni '90 lavoro' più volte pur essendo in possesso di in visto che le permetteva solo il soggiorno.

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