AVVELENATI O DISOCCUPATI? - I TARANTINI POSSONO SOLO SCEGLIERE DI CHE MORTE MORIRE - IL GOVERNO FARA’ RICORSO ALLA CONSULTA PER RIAPRIRE L’ILVA DI TARANTO - CATRICALETTA RITIENE “SPROPORZIONATO” IL PROVVEDIMENTO DELLA MAGISTRATURA - IN ZONA +15% DI TUMORI, PICCO DEL 30% PER QUELLI AL POLMONE - LA FIOM PER LA RIAPERTURA: “L’ILVA DEVE RIMUOVERE LE CAUSE DELL’INQUINAMENTO. PERÒ PARE SIA DAVVERO IMPOSSIBILE FARLO CON I FORNI SPENTI…”

1- IL GOVERNO FARA' RICORSO ALLA CONSULTA PER RIAPRIRE L'ILVA DI TARANTO
Ansa.it

Il governo ha intenzione di fare ricorso alla Consulta per contestare i provvedimenti della magistratura che rischiano di portare alla chiusura degli impianti dell'Ilva di Taranto. Lo ha detto al Gr1 il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà.

"Partiamo dal presupposto che la tutela della salute e dell'ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire e anche dal presupposto che noi rispettiamo le sentenze dei giudici. Però, alcune volte queste sentenze - ha spiegato Catricalà - non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire e quindi noi chiederemo alla Corte Costituzionale di verificare se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale".

A proposito del rischio di uno scontro con la magistratura, il sottosegretario ha replicato: "No. Noi contestiamo un singolo atto ritenendolo sproporzionato. Noi abbiamo stabilito con un decreto legge in linea con un orientamento preciso del Tribunale della Libertà di continuare le lavorazioni che non sono dannose, che non sono nocive e nel frattempo cominciare seriamente la politica di risanamento. E abbiamo stanziato centinaia di milioni proprio per questo. Questo decreto legge resterebbe privo di qualsiasi valore se l'industria dovesse smettere di lavorare, se il forno si dovesse spegnere. Sarebbe un fatto gravissimo per l'economia nazionale, sarebbe un fatto grave non solo per la Puglia ma per l'intera produzione dell'acciaio in Italia".

Infine, Catricalà ha spiegato che i ministri che saranno in missione a Taranto il 17 agosto "dovranno parlare con il Presidente della Regione, con la Provincia, con il Comune. Speriamo che possano parlare anche con il Procuratore della Repubblica. E' chiaro che dovranno parlare anche con Ilva. La missione è molto importante e potrebbe anche servire a evitare il ricorso alla Corte Costituzionale".

SEVERINO, SOLUZIONE PER UNIRE LAVORO E SALUTE - "Auspico che una soluzione alla necessità di contemperare le esigenze ambientali con quelle occupazionali e della salute dei cittadini si possa e si debba trovare. Questa è la strada che il governo intende intraprendere". Lo sottolinea il Guardasigilli Paola Severino in una nota.

MONTI INVIA MINISTRI IN MISSIONE A TARANTO - Il premier Mario Monti, che sta coordinando l'azione del governo in merito alla vicenda dell'Ilva di Taranto, ha chiesto ai ministri competenti di recarsi sul posto il 17 agosto e di riferire sulla situazione. E'quanto si apprende in ambienti di Palazzo Chigi. Il premier ha avuto contatti con Passera, Clini e Severino.

STUDIO: RISCHIO +15% TUMORI, +30% POLMONI - E' maggiore del 15% l'incidenza dei tumori nell'area del sito dell'Ilva di Taranto, con un picco del 30% in più per quelli al polmone: i dati saranno presentati al ministero della Salute a metà settembre prossimo. Il ministro Renato Balduzzi riceverà nei prossimi giorni nuovi dati sul rischio dal Centro per il controllo delle malattie.

2- MORIRE A TARANTO
Giuliano Foschini per Repubblica

Esistono sogni che valgono più di altri? «Io, non dico un sogno, però un po' di gioia mi sembrava di essermela meritata dopo tutta quella paura: un Ferragosto, a casa, con mio nipote che ha un mese e si chiama come me, Aldo. E la sicurezza del mio posto di lavoro».

«Io, invece, il mio sogno a questo punto ha ancora che speranza che venga realizzato: quelle ciminiere biancorosse, quel fumo, io vorrei che quel giorno, chissà, quando nascerà mia figlia, perché sarà femmina, non ci siano più così non sarà costretta nemmeno a vederle».

Ecco, a Taranto anche i sogni sono in competizione. Divisi a metà. Aldo, operaio da 28 anni, è pronto a scendere in piazza già oggi se davvero lo stabilimento dovesse essere costretto a chiudere e lui, insieme ad altri 15mila compagni di lavoro, messo in libertà che è un ossimoro tremendo, perché un lavoratore messo in libertà in realtà è come messo all'inferno.

Ma è pronta a scendere in piazza per un motivo opposto e contrario anche Alice, che ha 19 anni, e guarda con sorrisi alla banda dell'Ape, quelli che qualche settimana fa fecero caciara durante la manifestazione dei sindacati. «Se la politica si sostituisce alla magistratura, se gli accordi politici vinceranno sulla giustizia, se faranno in modo che l'Ilva non chiuda, diavolo che scendiamo in piazza: noi siamo tarantini. E a differenza del ministro dell'ambiente Clini, i nostri figli e i nostri nipoti vorremmo farli crescere qui».

È un bel guaio. Chi ha ragione Aldo o Alice? O meglio: chi scenderà in piazza? «Il rischio è il paradosso: che vadano in piazza tutti e due, perché o si vince tutti o si perde insieme in questa storia». Il sindaco Ippazio Stefano racchiude in sé le contraddizioni di questa città: e non perché è uomo di Sel, partito pacifista, e fino a qualche settimana fa girava con la pistola. Ma perché è medico dei bambini e amministratore, conosce i danni
alla salute ed è consapevole della responsabilità del lavoro.

«Sono preoccupato. Ma non ho perso le speranze: dobbiamo trovare la strada giusta per coniugare il diritto alla salute con il diritto al lavoro», dice ripetendo a memoria la filastrocca estiva. «Ma non è soltanto una frase di rito: l'hanno fatto a Genova, l'hanno fatto in Germania, non capisco perché non dovremmo poterlo fare a Taranto. Bisogna farlo e bisogna farlo in fretta. E soprattutto non si può parlare soltanto di bonifica». Che significa?

«L'Ilva rispetti gli impegni presi. E anche lo Stato cominci a fare qualcosa che si tocchi per mano. Per esempio sgomberi le case che si trovano accanto all'Ilva e offra a quella gente i centinaia di appartamenti demaniali che a Taranto sono da anni murati e vuoti. Si aumentino i posti letto, si curi la gente del Tamburi. La gente deve vedere. Solo così potrò affrontare serenamente il discorso». D'accordo, ma ha ragione la magistratura o ha ragione l'Ilva? «Non tocca a me dirlo. Io penso che ci sia una ragione comune».

I sindacati (con Pd e Pdl) sono convinti che la ragione comune fosse nel percorso intrapreso nelle scorse settimane e che, di fatto, sabato il provvedimento del gip Todisco ha fermato. Gli ambientalisti (con Verdi e Idv) sostengono invece che stia proprio nel nuovo provvedimento di chiusura, la ragione comune: «Ci hanno già preso troppo in giro».

«È vero - ammette Donato Stefanelli, segretario della Fiom - l'Ilva non è stato un interlocutore attendibile in tutti questi anni. Hanno scherzato sulla nostra pelle. Ma ora la gestione Ferrante è diversa, gli dobbiamo un apertura di credito. L'Ilva ha inquinato e ora l'Ilva deve rimuovere le cause dell'inquinamento. Però pare sia davvero impossibile farlo con i forni spenti, come chiede il giudice». Oggi quindi si torna in piazza? «No. Dobbiamo essere seri. Abbiamo il dovere di ascoltare oggi cosa vuole fare l'azienda e poi decidere di conseguenza». «La tensione sta arrivando alle stelle, io non so per quanto tempo
saremo in grado di tenerli ancora » ammette Saverio Tenerelli, segretario della Fim.

«Questo provvedimento sembra una forzatura, quasi una provocazione perché arriva nel momento in cui quel processo di ambientalizzazione davvero si stava realizzando». «Ma per il momento niente azioni clamorose, niente blocchi. Aspettiamo le determinazioni dell'azienda, fin quando i lavoratori continueranno a essere in fabbrica la parola sciopero è un tabù» spiega Aldo Palombella, della Uilm.

Lavoro e salute. Aldo e Alice. Tavoli o piazza, trattativa o rivolta. Ha detto l'arcivescovo di Taranto, don Filippo Santoro ieri: «Invoco la Madonna della Salute perché vegli su ogni tarantino e allo stesso tempo sono fiducioso e continuo a pregare lo Spirito Santo perché guidi tutti coloro che hanno responsabilità per tutelare le famiglie dei nostri operai e per evitare quella tanto scongiurata disoccupazione di massa». A ciascuno la sua preghiera.

 

 

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