MA CHE BEL PAPELLO! - DOPO DE GENNARO, TAROCCATO IL NOME DI MARTELLI - IL GIALLO DEL NOME DELL'EX MINISTRO CANCELLATO DAL DOCUMENTO CONSEGNATO A INGROIA DAL PATACCARO CIANCIMINO JR. - CHI E PERCHÉ HA USATO IL BIANCHETTO PER L’EX DELFINO DI CRAXI DIVENTATO TESTE FORMIDABILE DEI PM DI PALERMO. AH SAPERLO...

Gian Marco Chiocci e Mariateresa Conti per "il Giornale"

C'è un mistero che si aggiunge ai già tanti misteri che incombono sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e sui documenti, più o meno «taroccati», che il figlio del sindaco boss ha consegnato ai giudici attribuendoli al padre.

E non è un mistero di poco conto, anche se al momento è d'obbligo adottare tutte le cautele del caso: riguarda uno dei documenti fondamentali della presunta trattativa Stato-mafia, e uno dei testimoni chiave della procura di Palermo, l'ex Guardasigilli Claudio Martelli, che in ogni sede denuncia le omissioni e i silenzi dei governi di centrosinistra sulla trattativa.

Proprio il nome dell'ex ministro della Giustizia socialista, infatti, potrebbe essere stato cancellato dal cosiddetto «contropapello», l'elenco di punti vergato da Vito Ciancimino in risposta all'elenco di richieste - l'ormai arcifamoso «papello» - che Riina avrebbe girato a Ciancimino senior per fermare le stragi.

Il nome «Martelli», vergato accanto a «ministro Guardasigilli», secondo uno studio di un noto blogger molto attento alle segrete cose palermitane, sarebbe stato prima scritto e poi cancellato. Da chi? Dallo stesso Vito Ciancimino? Dal figlio? Da altri?

A scoprire l'ennesima stranezza nel documento è il «segugio Enrix», al secolo Enrico Tagliaferro, che sul suo blog ha esaminato più volte questo e altri atti prodotti da Massimo Ciancimino. Il «contropapello» è una delle tante carte attribuite a Ciancimino senior e consegnate ai pm dal figlio. Ed è stato già sottoposta a perizia, nell'ambito del processo contro il generale Mario Mori per la mancata cattura di Provenzano. In alto reca la scritta «Allegato per mio libro». Segue un elenco.

Al primo punto ci sono due cognomi, «Mancino Rognoni», rispettivamente ministri dell'Interno e della Difesa in quel 1992. Poi, più sotto, «ministro Guardasigilli», accanto a cui sarebbe stato scritto, e poi cancellato, il cognome «Martelli», quindi la scritta «Abolizione 416 bis» e altre «controproposte» targate Vito Ciancimino. Il taroccamento sarebbe venuto alla luce lavorando con Photoshop e il microscopio.Nell'inchiesta sulla trattativa Martelli è uno dei testimoni chiave.

È lui che inguaia Mancino, perché sostiene di averlo informato dei contatti tra il Ros e Vito Ciancimino per fermare le stragi mentre l'ex ministro dell'Interno nega e si becca l'accusa di falsa testimonianza. È lui che, davanti ai pm ma pure in commissione Antimafia, spara a zero sull'ex presidente Scalfaro sostenendo di essere stato un irriducibile del carcere duro ai boss anche se poi verrà accusato dall'ex capo del Dap, Nicolò Amato, di essere stato in realtà «morbido» dicendo «no» a 5mila provvedimenti di inasprimento delle condizioni carcerarie ai capimafia.

A verbale, il 29 ottobre 2009, Ciancimino jr illustra il documento e riferisce che si trattava «di controproposte che mio padre rendeva far conoscere ai due che già mio padre sapeva erano a conoscenza della trattativa, il ministro Mancino e l'ex ministro Rognoni e ovviamente quello che diceva, la persona da interessare al fine di poter fare quanto meno auspicabili qualcuna di queste richieste, era il ministro Guardasigilli per cui come eventuali mittenti aveva indicato queste tre persone: due che lui sapeva essere informati, il terzo come persona che secondo lui di fatto doveva occuparsene...».

L'interessato, cioè Ciancimino jr, al Giornale è di poche parole. «Ho sentito parlare di questa cosa, ma non ne so niente e non l'ho certo taroccato, non avevo interesse a cancellare il nome Martelli. Ho preso quella carta è l'ho consegnata ai pm»

 

CLAUDIO MARTELLI TRA ROSY GRECO ED ELISABETTA FINOCCHI CLAUDIO MARTELLI GNAM - copyright PizziNICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO jpegDon Vito e Massimo Ciancimino Degennaro

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)