BELLA VITA E GRANDI AFFARI A PANAMA PER L’EX OO7 DELLA CIA ROBERT SELDON LADY, CONDANNATO E RICERCATO PER IL CASO ABU OMAR

Leo Sisti e Cecilia Anesi per "l'Espresso"

Panama è la sua seconda patria. Qui, come in Honduras, dove è nato nel 1954, è a suo agio. Del resto proprio in Centro America Robert Seldon Lady ha lavorato per la Central Intelligence Agency, la Cia, prima di essere trasferito a Milano con l'incarico di guidare la locale "stazione". La condanna definitiva a nove anni per il sequestro dell'imam egiziano Abu Omar, rapito a Milano nel 2003 con l'aiuto di una ventina di colleghi e i vertici del Sismi nostrano?

Una brutta faccenda, che però non gli ha impedito di continuare i suoi traffici proprio a Panama City, un nome che significa pesci, alberi e farfalle in abbondanza. Qui, alle 9 del 2 marzo 2013, Bob, perfetto manager, ormai ex funzionario dell'agenzia, presiede l'assemblea straordinaria della sua RL International Inc., dall'oggetto tipico degli 007: "Asesoria y Consultoria in seguridad", cioè consulenze in materia di sicurezza, indagini, con un capitale di 10 mila dollari.

Un dossier che "l'Espresso" ha preso in visione dal "registro publico" della capitale e che comprende altre società. Quel giorno, un sabato, il "presidente" Lady, dopo aver verificato che fosse stato raggiunto il quorum, e quindi la presenza di tutti gli azionisti con diritto di voto, dichiara aperta la riunione davanti al notaio Ricardo Alfredo Landero Miranda. La chiuderà alle 10, con una decisione importante: trasformare i titoli della Inc., un'anonima, in azioni nominative.

Quattro mesi e mezzo dopo, 17 luglio, giornata nera. L'ex agente della "factory" di Langley, il quartier generale della Cia in Virginia, in compagnia di una donna colombiana, punta sul villaggio di Guabito, provincia di Bocas del Toro: è pronto a varcare il confine ed entrare in Costarica. Qui, colpo di scena, viene bloccato, perché nei suoi confronti c'è un mandato di cattura dell'Interpol, e rispedito a Panama.

Il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, appena informata dell'evento mentre è in Lituania, gioisce e firma subito una richiesta di fermo provvisorio, sperando, entro due mesi, nell'estradizione. Invece doccia fredda. La Policia Nacional e il ministro della Sicurezza José Raul Molino negano di essere al corrente della questione.

A rincarare la dose ci pensa il ministro degli Esteri Fernando Nunez. Afferma: non ci sono prove che Robert Lady sia detenuto a Panama: «Abbiamo controllato tutti i posti di frontiera, non c'è». Due giorni dopo, il 19 luglio, l'ex spione viene accompagnato all'aeroporto internazionale Tecumen e imbarcato per gli Usa. Il senor Molino, senza tema del ridicolo, si difende accusando: le nostre autorità non avrebbero inviato la documentazione necessaria per consentire il fermo entro 48 ore. Di più: non era tradotta in spagnolo.

Quel che accadrà nelle prossime settimane non è difficile da prevedere. Bob Lady non sarà mai consegnato alla giustizia italiana e al suo accusatore principale, Armando Spataro, che gli sta dando la caccia da molto tempo. Se soltanto fosse ventilata una simile possibilità, le conseguenze sarebbero disastrose. Dice a "l'Espresso" Jeff Stein, già titolare della rubrica di intelligence Spytalk al "Washington Post": «Due minuti dopo, il direttore della Cia, Walter Brennan, avvertirebbe il presidente Barack Obama e il ministro della Giustizia, l'Attorney General Eric Holder: ci sarebbero dimissioni a raffica, se non di massa, tra le file dell'agenzia». E ancora: «Non sarebbe inverosimile immaginare persino l'addio di Francis Archibald, responsabile delle missioni coperte».

A nessun americano, nelle alte sfere, conviene che mister Lady possa essere abbandonato al suo destino, marcendo per anni nelle prigioni italiane. Lui non era favorevole al blitz contro Abu Omar, fortemente voluto dal boss della Cia a Roma, Jeff Castelli, condannato pochi mesi fa a 7 anni. Perché rischiare che parli? Certo ora è un periodo di grande incertezza.

A Panama ha lasciato il suo business, al primo posto come importanza la RL International, costituita il 29 marzo 2004. No, quel giorno, a Panama City, davanti al notaio Antonio Valdes Roca, Bob non c'era. A Milano il procuratore aggiunto Spataro stava ricostruendo la ragnatela delle telefonate tra gli uomini di Langley sulla "scena del crimine", in via Guerzoni, rapidi a impacchettare su un furgone Abu Omar. Meglio non farsi vedere in quell'ufficio notarile.

Poi, quando le acque si sono in qualche modo calmate, eccolo ancora in pista, con i nuovi clienti. Tra questi, Eric Volz, un giovane americano arrivato nel 2004 in Nicaragua, dove ha dato vita a una rivista patinata bilingue. Due anni dopo sarà arrestato per stupro e omicidio della sua ex ragazza, Doris Jimenez, e per questo condannato a trent'anni in primo grado. Una sentenza che sarà ribaltata nel dicembre 2007 e gli permetterà di rientrare in California.

E gli altri interessi del "gringo" in Centramerica? Ormai è un ricordo del passato la Panama Ridge Exploration, nata nel '96, capitale 100 mila dollari. Ramo di attività: compravendite immobiliari, costruzione di hotel, parcheggi, realizzazione di aree turistiche marine. Bob, presidente; Martha Coello, la moglie, tesoriera. Ma Martha, da anni, con il marito ha chiuso. Divorzio. Tutta colpa di quel raid del 2005, quando, a fine giugno, si è vista piombare nella villa di Penango, sulle colline piemontesi, una squadra di 7 detective della Digos. Sequestreranno il computer di Robert e pescheranno carte compromettenti nel cestino dei rifiuti.

La terza società di Robert Seldon Lady è la X10 Latinoamericana, creata il 6 febbraio 2009 con un capitale di 10 mila dollari. Scopo: importare e commercializzare sistemi di allarme per la sicurezza, congegni elettronici. L'arsenale degli "spook", come in gergo sono chiamate le spie. Anche in questo caso l'ex capo della "factory" a Milano mantiene il basso profilo. Nello studio del notaio Carlos Strah Castrellon non si presenta.

Dal giugno 2007 è cominciato il processo contro lui, altri 21 suoi colleghi e un ufficiale dell'aeronautica americana. In compenso si presenta Julio Matute, avvocato, che assume la veste di agente. Un professionista da tenere d'occhio. Infatti è amministratore di un'altra società di Panama, la Trafalgar Maritime International Inc., che è di proprietà del messicano Miguel Ornatopp Ferriz e che gestisce una nave, la Otterloo: finirà in un mare di guai nel 2001.

È l'anno in cui l'affarista israeliano Shimon Yellinek la caricherà di 3 mila armi, fornite da altri due israeliani, ma sbarcate, invece che a Panama, in Colombia, a disposizione degli squadroni della morte Auc, da anni in lotta contro i gruppi di sinistra dei Farc. Scandalo e arresto di Yellinek più altri, tutti in seguito rilasciati grazie a una decisione dei giudici panamensi della Corte suprema, in cambio, secondo i cablogrammi di WikiLeaks, di tangenti. La nave è stata poi venduta da Julio Matute nel 2002, quando la stessa Trafalgar passa a miglior vita. Questa è Panama, la seconda patria di Robert Seldon Lady. Chissà se mai ci tornerà a fare affari.

 

 

ROBERT SELDON LADY ABU OMAR mappa PanamaIL QUARTIER GENERALE CIA A LANGLEY SALONE DELLA SEDE DELLA CIA A LANGLEY Cancellieri AnnaMaria

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