SPOMPO? SPOMPISSIMO! BERSANI NON NE AZZECCA UNA – MASSI’, I 101 FRANCHI TRADITORI CHE AFFOSSARONO PRODI AL QUIRINALE VOLEVANO SOPRATTUTTO AFFOSSARE LUI

Fabrizio Rondolino per IlGiornale.it

Altro che «un po' spompo», come gli ha affettuosamente mandato a dire Matteo Renzi chiacchierando con i volontari della Festa democratica di Bologna. Mentre il suo partito discute, spesso con un'impazienza che rasenta l'isteria, della decadenza di Berlusconi, Pier Luigi Bersani s'è accorto di essere lui il primo decaduto della legislatura.

Avrà ancora il suo seggio a Montecitorio, ma certo è ormai fuori dal ristretto club degli oligarchi che governano il Pd e che in questi mesi si vanno lambiccando sul modo migliore per sopravvivere al ciclone renziano.

La mossa di Franceschini, infatti, non solo è giunta inattesa e ha lasciato di stucco il povero Bersani, reduce da un'intemerata proprio contro le correnti e il correntismo, ma soprattutto lo priva di quella golden share con cui ha continuato a controllare il partito dopo le dimissioni da segretario. In questi mesi, infatti, l'uomo che ha sbagliato un rigore a porta vuota - così nel Pd si parla della sconfitta elettorale di febbraio - è rimasto cautamente nell'ombra per tessere la sua tela.

Ha cercato un candidato anti-Renzi che raccogliesse la maggioranza almeno dei gruppi dirigenti. Ha lavorato per il rinvio del congresso (che peraltro non è stato ancora convocato), per separare la carica di segretario da quella di candidato premier, per un regolamento capace di blindare le primarie. Ha esplorato la strada della riconferma di Epifani, il «traghettatore».

Ha provato a convincere Stefano Fassina a scendere in campo, per spaccare il gruppo (già bersaniano) dei Giovani turchi e impedire a D'Alema di far correre la candidatura di Cuperlo. Ha persino accarezzato l'idea, nel caso in cui la legislatura precipitasse, di schierare Letta contro Renzi.

Niente. Ogni sforzo è fallito, ogni manovra è risultata vana. In compenso, un pezzo della «corrente emiliana» - che è il nocciolo duro del bersanismo reale - è passata armi e bagagli (e tessere e coop) con il sindaco di Firenze sotto la guida del segretario regionale Bonaccini.

E Cuperlo, che Bersani ha cercato in tutti i modi di boicottare, è oggi l'unico candidato alternativo a Renzi (secondo D'Alema, complementare) rimasto seriamente in campo: su di lui, salvo sorprese dell'ultima ora, sarà costretto a convergere con quel che resta dell'esercito bersaniano.

Il passaggio di Franceschini con Renzi è dunque soltanto l'ultimo episodio di una lunga serie di sconfitte, e segna per dir così la parola fine alla carriera di Bersani come leader nazionale. In realtà, la mossa del ministro per i rapporti con il Parlamento non è affatto sembrata una sorpresa ai conoscitori di casa democratica: Franceschini è stato veltroniano fino al 2008, ha poi retto il partito come vicario promettendo di non ricandidarsi, si è invece candidato contro Bersani nel 2009 e, dopo la sconfitta, s'è accordato per la poltrona di capogruppo e ha condotto una fiera battaglia contro il sindaco di Firenze, dalle primarie fino al mese scorso.

Difficile immaginare che la sua carriera si fermi ora. Il tentativo di derubricare la scelta di Franceschini ad una banale questione di appartenenza - da una parte gli ex popolari, dall'altra gli ex diessini - denunciando addirittura il pericolo di «chiudersi nei recinti», come ha detto ieri l'ultras bersaniano Zoggia, è una prova ulteriore della debolezza dell'ex segretario: con Renzi, infatti, ci sono anche a vario titolo Veltroni, Fassino e D'Alema, che democristiani proprio non sono.

Paradossalmente, ha forse avuto ragione Bersani, l'altro giorno alla Festa democratica, a dire che i 101 franchi tiratori che affossarono l'elezione di Prodi al Quirinale volevano anche, e forse soprattutto, affossare lui (Prodi stesso, del resto, non ha affatto gradito di esser stato mandato allo sbaraglio, e probabilmente è per questo che non vuol più sentir parlare del suo ex ministro delle «lenzuolate»). Ma se è così, se davvero il suo partito è stato pronto ad affondare un padre della patria pur di liberarsi di lui, il Bersani decaduto farà molta fatica a rientrare in campo.

 

PIERLUIGI BERSANI PIERLUIGI BERSANI PIERLUIGI BERSANI CON LA BANDIERA DEL PD Pier Luigi BersaniIL SALUTO TRA RENZI E BERSANI RENZI E BERSANI PDROMANO PRODI jpegSTEFANO FASSINA jpeg

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...