benjamin netanyahu gaza city

BOMBE E CARRI ARMATI, ISRAELE ALL’ASSALTO FINALE: A GAZA CITY STRAGE DI CIVILI, OSPEDALI AL COLLASSO, MIGLIAIA DI PERSONE IN FUGA – SI SUSSEGUONO ATTACCHI DAL CIELO E DA TERRA, ALMENO 108 I MORTI, IN TANTI SONO INTRAPPOLATI SOTTO LE MACERIE NELL’ULTIMA CITTÀ DELLA STRISCIA. IL MINISTRO DELLA DIFESA DELLO STATO EBRAICO KATZ: “GAZA BRUCIA, NON CI FERMEREMO” – IL PREMIER NETANYAHU, CHE DEVE FRONTEGGIARE LE PROTESTE DELLE FAMIGLIE DEGLI OSTAGGI, SMENTISCE LE VOCI DI DISSIDI CON I VERTICI DELLE FORZE ARMATE: “CHI CI CONDANNA È IPOCRITA” – LE NAZIONI UNITE ACCUSANO APERTAMENTE ISRAELE DI GENOCIDIO: “NELLA STRISCIA I VERTICI DELLO STATO EBRAICO HANNO ISTIGATO AL MASSACRO”. LA REPLICA: “ACCUSE FALSE E DISTORTE. AGITE COME RAPPRESENTANTI DI HAMAS” – VIDEO

 

https://video.corriere.it/esteri/gaza-city-sotto-attacco-al-buio-nei-video-i-bombardamenti-e-gli-elicotteri-che-mitragliano-le-case/63bea898-bd10-43ed-a185-acc9f58acxlk

 

carri armati israeliani entrano a gaza city

Alessia Candito per la Repubblica - Estratti

«Nella Striscia è in corso un genocidio e Israele ne è pienamente responsabile». Per la prima volta una commissione investigativa delle Nazioni Unite punta il dito contro Israele e le sue massime autorità, accusandole con un dettagliato rapporto di 72 pagine di aver «deliberatamente» violato la Convenzione internazionale adottata nel 1948 per prevenire una nuova Shoah.

 

attacco israeliano a gaza city

«Il presidente Isaac Herzog, il premier Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant — conclude il report — hanno istigato al genocidio e le autorità israeliane non hanno preso provvedimenti nei loro confronti». Per questo, si afferma, adesso tocca alla comunità internazionale intervenire con sanzioni, sospensione di accordi economici e militari, inchieste per identificare e perseguire responsabili e favoreggiatori.

 

Accuse «false e distorte», ribatte il governo da Tel Aviv, accusando la commissione di «antisemitismo» e di «agire da rappresentante di Hamas».

 

 

migliaia di persone in fuga da gaza

ISRAELE ALL’ASSALTO FINALE

Francesca Caferri per repubblica.it - Estratti

 

Decine di migliaia di persone sono in fuga da Gaza City. Centinaia di migliaia restano intrappolate in quella che fino a due anni fa era la principale città della Striscia e adesso, ora dopo ora, è ridotta in macerie. Le ultime ore sono state, secondo i racconti che arrivano da Gaza, le peggiori di questi 23 mesi: quelle in cui i bombardamenti israeliani sono stati più intensi.

«Gaza brucia», ha scritto su X il ministro della Difesa Israel Katz annunciando ufficialmente l’intensificarsi dell’offensiva militare, incurante della tempesta diplomatica che, dalle Nazioni Unite all’Unione europea si è scatenata su Israele. Le immagini che sono arrivate dalla Striscia lo hanno confermato: la zona Nord della città e quella Nord-est ieri sono state colpite da terra, dal mare e dell’aria. Il bilancio dei morti è di almeno 108 persone: è, necessariamente, provvisorio. Sotto le macerie sono rimaste decine di vittime. Impossibile dare un numero esatto.

 

migliaia di persone in fuga da gaza

Nulla di tutto ciò ha smosso Benjamin Netanyahu: parlando alla stampa ieri sera il primo ministro ha sottolineato la forza dell’unico sostegno esterno che conta per Israele, quello degli Stati Uniti.

«Chi condanna Israele è ipocrita, il presidente Trump mi ha invitato alla Casa Bianca fra due settimane», ha detto, ovvero dopo il previsto discorso alle Nazioni Unite. Nessun dubbio, nessun cambio di strategia. Anzi. L’attacco in Qatar di una settimana fa è stato «giustificato»: «Il Qatar è legato ad Hamas. Ha dato rifugio ad Hamas. Ha finanziato Hamas. Ha a disposizione diverse leve, ma ha deciso di non usarle», sono state le parole del primo ministro. Che poi ha voluto smentire le voci di dissidi con i vertici delle Forze armate (Idf) che da giorni rimbalzano sui media: «Le frasi vengono estrapolate dal contesto: questo rende difficile la gestione della guerra», ha detto.

fuga dei palestinesi da gaza city

 

(…)

Netanyahu ha parlato della necessità di raggiungere una «indipendenza in termini di sicurezza, per questo ho chiesto di ridurre la burocrazia». E ha minacciato i vertici di Hamas di pesantissime ripercussioni nel caso in cui a pagare le spese di questa nuova offensiva dovessero essere gli ostaggi:

 

«Se torceranno anche un solo capello a un solo ostaggio, gli daremo la caccia con maggiore forza fino alla fine della loro vita, e quella fine arriverà molto più velocemente di quanto pensino. Non avrete alcun riparo», sono state le sue parole. Come se gli appelli e le testimonianze di chi — fra coloro catturati il 7 ottobre 2023 — da Gaza è uscito vivo, non avessero dimostrato che sono gli israeliani prigionieri a Gaza i primi a pagare il prezzo di ogni escalation militare.

 

Se le certezze del premier sono granitiche, è anche vero che in Israele quelli che le condividono sono, per un motivo o per l’altro, sempre di meno.

attacco israeliano a gaza city

 

Ieri sera alla cerimonia degli Ophir Award, i riconoscimenti per i migliori prodotti del cinema israeliano, moltissimi si sono presentati con magliette che dicevano “Stop the war” oppure “A child is a child”: fra di loro Michal Weitz, produttrice e co-regista di We will dance again, il documentario sul Nova festival (il luogo dove il 7 ottobre 2023 Hamas fece più vittime) vincitore agli Emmy Award.

 

Non basta: la rabbia dei parenti dei 48 ostaggi — fra vivi e morti — ancora a Gaza, a lungo ignorata dai media, nelle ultime ore è tornata ad affacciarsi sui giornali e anche nelle televisioni. Segno di un Paese (o almeno di una parte del Paese) che qualche dubbio lo nutre.

parenti degli ostaggi israeliani davanti a casa di netanyahu

 

Tutto questo è comunque una goccia nel mare di dolore e di disperazione di Gaza. Ieri diverse testimonianze raccolte dai giornalisti palestinesi nella Striscia parlavano di un prezzo compreso fra i 1.000 e i 1.500 dollari a persona per comprare un passaggio da Gaza city verso la zona umanitaria di Al Mawasi. L’alternativa è la roulette russa. «Le bombe qui non si fermano per un minuto» ha raccontato all’Associated press il Mohamed Abu Selmiya, direttore dello Shifa Hospital di Gaza City.

carri armati israeliani entrano a gaza city benjamin netanyahuBENJAMIN NETANYAHU E ISRAEL KATZ VISITANO LA STRISCIA DI GAZApost di Israel Katz sulla distruzione di Beit Hanoon proteste contro benjamin netanyahu in israele 10

 

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