L’ULTIMA MAZZATA PER IL BANANA - DOPO L’ADDIO DI BONAIUTI, IL PIO BONDI TUMULA LA BARACCA DI “FARSA ITALIA”: “ABBIAMO FALLITO, SOSTENIAMO RENZI. È L’UNICO MODO PER RICOSTRUIRE IL CENTRODESTRA”

Lettera di Sandro Bondi a ‘La Stampa'

Gentile Direttore,
la mia impressione, da osservatore esterno ormai alla vita politica italiana, è che il centrodestra non solo sia diviso, com'è evidente, ma soprattutto sia privo di una strategia per il futuro.

Tutto in fondo è affidato più ancora che nel passato al carisma di Berlusconi, che suscita ancora un forte rapporto con l'elettorato moderato e il cui intuito politico è tuttora capace di produrre esiti inaspettati e sorprendenti.

Anche in caso di successo di Berlusconi, tuttavia, resta un gigantesco problema che riguarda l'identità del centrodestra in Italia, soprattutto dopo l'insediamento del governo Renzi e il cambiamento profondo di cui l'elezione al soglio pontificio di papa Francesco è solo una delle espressioni.

In un recente libro del politologo Piero Ignazi, pubblicato dall'editore Il Mulino e intitolato: Vent'anni dopo. La parabola del berlusconismo, l'autore giunge a conclusioni molto severe per il centrodestra. Ignazi sostiene in sostanza che il berlusconismo terminerebbe sotto il segno di tre fallimenti: la costituzione di un grande partito liberal-conservatore; la modernizzazione del Paese e la rivoluzione liberale.

A mio avviso il centrodestra dovrebbe cercare di riflettere su queste conclusioni. Diversamente la corsa verso un successo elettorale potrebbe rivelarsi un'altra illusione e un'altra opportunità perduta per l'Italia.

C'è un dato innanzitutto da cui partire. Renzi rappresenta senza dubbio la prima vera cesura nella sinistra italiana rispetto alla sua tradizione comunista. Anzi, la sinistra di Renzi si colloca oltre la tradizionale socialdemocrazia europea, ed è più simile alla sinistra liberal americana di Obama e al nuovo labour party di Blair. Si potrebbe dire che Blair sta alla Thatcher così come Renzi sta a Berlusconi. Con la differenza però che Berlusconi non ha potuto portare a compimento una vera e propria rivoluzione liberale e una necessaria modernizzazione dell'Italia come ha fatto invece la Thatcher in Gran Bretagna, sia nella sfera economica che in quella dei diritti civili.

Un'autentica rivoluzione liberale Berlusconi non ha potuto farla perché i suoi principali alleati, da Fini a Casini, da La Russa a Bossi erano tutto fuorché liberali. C'è poi da considerare che il dominus dei governi presieduti da Berlusconi, cioè il ministro dell'economia Giulio Tremonti, forte di un rapporto privilegiato con la Lega, ha imposto di fatto le sue concezioni, le sue ricette e perfino le sue idiosincrasie, all'intera compagine di centrodestra con risultati molto discutibili.

La forza di Renzi nasce in fondo dal fatto di proporsi di realizzare quel cambiamento e quella modernizzazione che il centrodestra non può dichiarare di aver realizzato pienamente. Per queste ragioni il centrodestra dovrà scegliere, soprattutto dopo l'esito delle elezioni europee, quale tipo di opposizione condurre al governo Renzi: contrastare il suo impeto riformatore e modernizzatore oppure incalzarlo e sostenerlo in un'opera di cambiamento dal cui fallimento nessuno beneficerebbe.

Questa sfida riguarda soprattutto Berlusconi, perché il suo partito in quanto comunità di valori e di solidarietà è assolutamente assente, riguarda il desiderio di Berlusconi di lasciare una memoria positiva della sua persona e del suo impegno politico a favore dell'Italia.

Mi piacerebbe che Berlusconi dicesse chiaramente che se Renzi farà delle cose giuste lo sosterrà e che lo criticherà o lo avverserà con fermezza solo se non manterrà fede alle sue promesse di cambiamento e di modernizzazione dell'Italia. Forse questa scelta può essere l'unica a rendere possibile una ricostruzione delle basi ideali, politiche e programmatiche del centrodestra.

 

 

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