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BOOM! LA GUERRA TRA ISRAELE E IRAN PUÒ MANDARE IN PEZZI L’EQUILIBRIO NUCLEARE MONDIALE – L’AMBASCIATORE ETTORE SEQUI: “COLPIRE IL REGIME DI TEHERAN PRIMA CHE ESSO SUPERI LA SOGLIA NUCLEARE MILITARE PUÒ RAFFORZARE IN IRAN L'ARGOMENTO CHE SOLO LA BOMBA GARANTISCE L'IMMUNITÀ CONTRO UN'AGGRESSIONE ESTERNA. E SE QUESTO È IL CALCOLO A TEHERAN, ESSO PUÒ PRESTO VALERE ANCHE ALTROVE (ARABIA SAUDITA, TURCHIA). IL RISCHIO È CHE LA PROLIFERAZIONE DIVENTI LA NUOVA NORMALITÀ GEOPOLITICA. L'EQUILIBRIO NATO NEL 1945, IMPERFETTO MA FUNZIONALE, VERREBBE SOSTITUITO DA UN MULTIPOLARISMO ARMATO, INSTABILE E SENZA REGOLE…

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

Operazione Rising Lion - attacco di israele all iran

Nella guerra tra Israele e Iran non è in gioco solo il destino del regime iraniano o l'equilibrio strategico del Medio Oriente. A vacillare è l'intera architettura globale di non proliferazione nucleare, fondata nel 1968 sul Tnp: gli Stati firmatari (tra cui non vi è Israele) privi di armi atomiche rinunciano a svilupparle in cambio dell'accesso pacifico alla tecnologia nucleare.

 

A questo si aggiunge una garanzia implicita e cioè che la rinuncia all'arma atomica offra protezione politica e stabilità. Ma quel patto, oggi, rischia di crollare.

 

BENJAMIN NETANYAHU ALL ONU DENUNCIA IL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO

L'Iran, pur essendo firmatario del Tnp, ha mantenuto a lungo un comportamento ambiguo: ha eluso i controlli e ostacolato l'Agenzia internazionale per l'energia nucleare (Aiea) […]

 

Israele ha colpito l'Iran in coerenza con una dottrina strategica chiara: la dottrina Begin, formulata dopo il raid sul reattore iracheno di Osirak nel 1981, secondo cui Israele non può tollerare che un nemico acquisisca armi di distruzione di massa. È una dottrina di autodifesa preventiva, fondata sull'idea che la deterrenza convenzionale non basti quando è in gioco la sopravvivenza dello Stato. Netanyahu l'ha spinta al limite. […]

 

MISSILI IRAN

Ma oggi, a meno di non riuscire a distruggere il programma nucleare iraniano, questa dottrina solleva un paradosso strategico: colpire il regime iraniano prima che esso superi formalmente la soglia nucleare militare può rafforzare in Iran l'argomento che solo la bomba garantisce l'immunità contro un'aggressione esterna. E se questo è il calcolo a Teheran, esso può presto valere anche altrove: Arabia Saudita, Turchia, Egitto, non per usarla, ma per non essere gli unici a non averla.

 

È la logica della deterrenza della sfiducia, in un contesto dove il diritto non basta più a garantire sicurezza. L'Ucraina lo dimostra: nel 1994 rinunciò al proprio arsenale nucleare in cambio di garanzie sulla sua integrità, poi crollate con l'invasione russa.

 

ettore sequi foto di bacco

La Corea del Nord, uscita dal Tnp, che invece la bomba l'ha costruita, non è mai stata attaccata. La lezione è chiara: chi la possiede è intoccabile, chi non la possiede è vulnerabile.

 

Questa logica non si ferma in Medio Oriente. Si estende ad Asia ed Europa: a Seul e Tokyo, dove si discute apertamente di latenza nucleare; a Varsavia e Berlino, dove riemerge il tema della dissuasione autonoma; in Francia, dove si rilancia l'idea della "dissuasione allargata".

 

[…]

 

L'operazione israeliana ha colpito infrastrutture e rete di comando iraniane, ma senza sostegno diretto Usa non basterà a garantire un futuro certamente libero dalla minaccia nucleare iraniana.

 

benjamin netanyahu e donald trump nello studio ovale

Il disimpegno strategico degli Stati Uniti completa il quadro. Trump ha alternato retorica diplomatica a tolleranza verso l'attacco di Israele, senza strategia di contenimento né proposte negoziali solide. Non esiste finora una iniziativa americana in grado di ricostruire l'equilibrio nucleare in Medio Oriente.

 

Nel vuoto strategico attuale, la deterrenza non è più collettiva. Diventa una scelta solitaria e instabile. Il sistema globale rischia dunque di disarticolarsi. […]

 

Intanto la Cina espande silenziosamente il proprio arsenale. La Russia reintegra l'atomica nel suo linguaggio strategico. E gli Stati Uniti, pur restando garanti nominali dell'ordine, non sono più percepiti come affidabili.

 

MANIFESTAZIONI A TEHERAN CONTRO ISRAELE DOPO L'ATTACCO ALL'IRAN

Se l'Iran uscisse dal Tnp, come ha minacciato, non sarebbe una violazione isolata. Sarebbe il punto di rottura di un sistema. Il passaggio da un regime di non proliferazione a un mondo in cui l'arma nucleare è utilizzata come garanzia. Il rischio non è solo l'atomica iraniana. È che altri, dopo Teheran, seguano la stessa logica. E che la proliferazione diventi la nuova normalità geopolitica. Saremmo alla fine di un'epoca.

 

L'equilibrio nato nel 1945, imperfetto ma funzionale, verrebbe sostituito da un multipolarismo armato, instabile e senza regole. Se il conflitto tra Israele e Iran non sarà arginato, non cambierà solo il Medio Oriente. Sarà il sistema stesso delle relazioni internazionali a mutare natura: un mondo dove la deterrenza sarà normalizzata, la diplomazia marginalizzata, e la proliferazione razionalizzata. La proliferazione dei dubbi è già iniziata. Quella delle testate potrebbe seguirla.

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