1- IL “PARRICIDIO” PER NULLA BARBARO DI MARONI: L’ERA BOSSI SI E’ CHIUSA, AVANTI BOBO 2- PER LA PRIMA VOLTA L’URLO “BOSSI BOSSI” È STATO COPERTO DA “LEGA, LEGA!”. PER LA PRIMA VOLTA, DAVANTI A BOSSI, UN LEGHISTA NON HA CONCLUSO CON IL TRIBUTO AL CAPO 3- LA LINEA DI BOBO: LA LEGA HA ANCORA BISOGNO DI BOSSI E BOSSI HA BISOGNO DELLA LEGA. UNA NUOVA LEGA, PERÒ. E LA NOTTE DELL’ORGOGLIO PADANO, PER BOBO, DOVEVA SERVIRE A QUESTO. RIPARTIRE SENZA VERGOGNA E PAURE. RECUPERANDO CREDIBILITÀ E DIGNITÀ 4- MA CHISSÀ SE MARONI SI ASPETTAVA QUEL BOSSI STRAZIANTE, CHE CHIEDE SCUSA E PERÒ RILANCIA LA TEORIA DEL COMPLOTTO, DEI SERVIZI SEGRETI CHE NON POTEVANO IGNORARE I TRAFFICI DI BELSITO. UN MODO CONTORTO E TUTTO BOSSIANO PER LASCIARE VOLTEGGIARE UN PUNTO INTERROGATIVO: SAPEVA NIENTE, L’EX MINISTRO DELL’INTERNO?

Giovanni Cerruti per "la Stampa"

Con la scopa in mano, anche lui. Ad ascoltare Umberto Bossi nel suo comizio più straziante, mentre dice «vi chiedo scusa». Ad abbracciarlo e baciarlo, poi. Perchè alle dieci di sera è già tutto finito e i leghisti di questo padiglione della Fiera avranno molto da raccontare. Roberto Maroni accanto a Bossi, per cominciare, con quella scopa in mano. E poi che l'applausometro è stato anche impietoso, con il vecchio Bossi. Con Bobo mai. E che Bobo, i suoi venti minuti, li ha cominciati con parole decise: dolore, rabbia, onta, orrore. «Umberto Bossi non si merita quello che è successo, ma da questa sera si cambia».

Fosse stato un congresso per acclamazione l'avrebbe vinto, Bobo con la scopa in mano. Ma questa doveva essere la serata dell'Orgoglio Padano, dei militanti che vogliono la verità della Lega e di Bossi, che al momento non sembrano del tutto identiche. Maroni che disegna una Lega diversa, con il ritorno agli entusiasmi e alla purezza degli anni ‘90. Maroni che vuole il congresso dellla Lega Nord al più presto, non più in autunno, entro la fine di giugno. Accelerare, perchè Bossi sembra voler prender tempo. Nelle prime file uno sviene, e a Bobo scappa la battuta: «Ho parlato di congresso e qualcuno è già svenuto...».

Per Maroni il primo sms della giornata era stato di un amico che crede nella Madonna di Medjugorje e prega sempre: «Dice il Calendario di Frate Indovino: "Oggi l'ulivo benedetto vuol trovar pulito e netto». Un altro, via mail, aveva mandato frasi di Bossi di ventuno anni fa, al primo congresso del 1991, la nascita della Lega Nord alla Fiera di Assago: «Noi dobbiano essere esempio di pulizia morale. Alla Lega non manca la democrazia, mancano i soldi». Frasi da cattivi pensieri, queste. Ma Bobo se le ricordava bene. Così come si ricorda questi ultimi otto anni di storie di Lega, da quell'accidente dell'ictus, 11 marzo 2004.

In questi giorni ha pensato spesso a quei momenti. «Bobo, per voi niente sarà più come prima», diceva Daniele Marantelli, deputato allora dell'Ulivo, avversario e amico di Bossi e di Maroni. «Speriamo di no», era stata la risposta in privato, davanti all'ascensore dell'Ospedale di Varese. «Sicuramente no», era quella in pubblico. La domenica di Pasqua questi otto anni se li è ripassati, rivisti, riletti tutti. Sa di chi si può fidare e di chi no. Sa chi lo voleva cacciare e chi l'avrebbe lasciato cacciare. Ma non è a questo che pensava alle sette del pomeriggio, quando è partito da Lozza, da casa, per raggiungere Bergamo.

«Sì, dovrebbe esserci anche Umberto, però non so altro». Alla Fiera i leghisti di Varese erano arrivati già alle cinque del pomeriggio, con il segretario Luca Pinti, uno che quando è nata la Lega andava all'asilo: «Se sono nella Lega è perchè c'è Bossi, e spero che stasera venga anche lui». Non si sapeva ancora, alle cinque del pomeriggio. E nemmeno lo sapeva Maroni. Ma già si sapeva, si capiva come sarebbe andata. Il primo striscione è degli Universitari Padani e dice tutto: «La nostre lauree sono vere. Espulsioni subito!». Il secondo è in rima: «Bossi e Maroni in Padania, quei coglioni in Tanzania».

Ma non poteva, non doveva essere un processo a Bossi: nemmeno Maroni l'avrebbe voluto. I suoi «barbari Sognanti», corrente che ormai non c'è più, non serve più, avevano lasciato a casa bandane di seta, sciarpe di lana, gli adesivi di plastica. Solo un paio di cartelli, «Noi barbari continuiamo a sostenere Umberto». Che è poi la linea di Bobo: La Lega ha ancora bisogno di Bossi e Bossi ha bisogno della Lega. Una nuova Lega, però, dopo questa notte delle scope e dei militanti che non ce la fanno più. E la notte dell'Orgoglio Padano, per Bobo, doveva servire a questo. Ripartire senza vergogna e paure. Recuperando credibilità e dignità.

«Chi non salta Rosi Mauro è!», ballano nel capannone della Fiera, con gli schermi che rimandano immagini del raduno di Pontida e le luci che illuminano il ritratto di Bossi sul palco, il pugno chiuso e lo sguardo deciso, quando manca mezz'ora al via della serata. Non ci volevano credere che la Rosi non si è dimessa dalla vicepresidenza del Senato. Non è questo, e non solo per Maroni, il miglior modo per ripartire. E non ci volevano credere, i Barbari Sognanti, che arrivassero fin qui anche gli amici del Cerchio Magico di Gemonio. Bobo li aveva avvertiti: «State attenti, mi raccomando, evitiamo che finisca in rissa».

Nessuna rissa, ma qualche sbandamento tra cori e fischi. Per la prima volta l'urlo «Bossi Bossi» è stato coperto da «Lega, Lega!». Per la prima volta, davanti a Bossi, un leghista non ha concluso con l'evviva di tributo al Capo. Ed è stato sempre Maroni, «Viva la Lega, viva la Padania». Ma Bobo non ha infierito, anzi. Non ha insistito sull'espulsione di Renzino, ha placato le voglie di vendette interne, la caccia ai reduci veri o presunti del Cerchio Magico. «Nessuna caccia alle streghe, però basta con le scomuniche, i complotti e i Cerchi. E lo dice uno come me, uno per cui chiesero l'espulsione e sono ancora qua».

Ma chissà se Maroni si aspettava quel Bossi straziante, che chiede scusa e però tiene ancora in sospeso la sua teoria del complotto, dei servizi segreti che non potevano ignorare i traffici dl tesoriere Belsito. Che sarebbe un modo contorto e tutto bossiano per lasciare volteggiare un punto interrogativo: sapeva niente, l'ex ministro dell'Interno?

Maroni, ormai, lascia perdere. E magari nelle prossime ore, a dimostrazione che al complotto non crede, s'incontra con i magistrati che indagano sulla Lega. Per confermare la voglia di pulizia. Come sul palco, mentre parla Bossi, con la sua scopa in mano.

 

MARONI E BOSSIMARONI E BOSSIL'E' URA DE NETA' FO' OL POLER!BOSSI E MARONIBOSSI PIANGEROSI MAURO IN LACRIME A PORTA A PORTAGALLINE IN FUGA VERSIONE PADANA jpegILLUSTRAZIONE FUCECCHI BANCOMAT DEL TROTARY CLUB jpeg

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO