UN’INCHIESTA SU “LINKIESTA.IT”: PERCHE’ IL DIRETTORE JACOPO TONDELLI SI E’ DIMESSO? - “A COSE FATTE E DECISE, MI È STATA COMUNICATA LA DECISIONE GIÀ PRESA DEL LICENZIAMENTO DEL CONDIRETTORE MASSIMILIANO GALLO” - PARE CHE GLI EDITORI-AZIONISTI VITALE-PASCARMONA-TAVECCHIO NON ABBIANO “GRADITO” IL CIPIGLIO AGGRESSIVO SUL CASO CAYMAN-DAVIDE SERRA DURANTE LE PRIMARIE PD…


DAGOREPORT
Sarebbe tutta "politica" la causa del licenziamento in tronco del condirettore de "Linkiesta" Massimiliano Gallo, che ha portato stamattina alle dimissioni del direttore Jacopo Tondelli. E riguarderebbe la posizione assunta dal sito sulla vicenda-Cayman, ovvero sul braccio di ferro che, lo scorso novembre, vide Bersani e Renzi contendersi la candidatura a premier. Qualche "socio forte" (Tavecchio?) non avrebbe gradito la verve con la quale il sito affrontò, in particolare, la famigerata cena di Milano di Renzi con gli squali della finanza. La parola d'ordine doveva essere: "Difendere Serra a tutti i costi!".

E così, qualche articolo non "allineato" avrebbe fatto infuriare in particolare i soci più vicini al cerchio tragico di Corrado Passera. Risultato? Massimiliano Gallo licenziato, direttore dimissionario e testata nella bufera. "Non siamo stati abbastanza renziani - commentano dall'interno della redazione in subbuglio - o meglio, evidentemente sollevare dubbi sui paradisi fiscali non è consentito..."

Jacopo Tondelli per "linkiesta.it"

Poi arriva un giorno, e ti accorgi che è il giorno in cui devi - non hai altra scelta, devi - andare via. Quel giorno per me è arrivato oggi in seguito a una decisione degli organi direttivi de Linkiesta.it che non doveva essere presa sopra la mia testa. Succede invece che, a cose fatte e decise, mi viene comunicata verbalmente la decisione "già presa" del licenziamento del condirettore Massimiliano Gallo. Non solo già presa, ma materialmente già irrevocabile. Figurarsi.

Senza neanche entrare, qui, nel percorso decisionale e nell'impianto motivazionale della scelta, mi è parso evidente quale fosse il mio dovere e dove stesse la mia dignità personale e professionale: nelle dimissioni. Perché non si può fondare un giornale come Linkiesta aderendo anche come socio all'iniziativa; non si può pretendere di fare le pulci al potere, ai suoi tic, alle sue arroganze, ai suoi errori di valutazione e gestione, per poi annuire e magari anche ringraziare di fronte a un gesto che sa, palesemente, di esautorazione.

Qualunque altra mia scelta, avrebbe voluto dire accettare e anzi istituzionalizzare, dentro al giornale che ho diretto sin dalla sua fondazione e di cui sono socio, il germe di ciò che più accesamente abbiamo criticato nelle società degli altri.

Quando un rapporto finisce così, il rischio è quello di farsi travolgere dal male e non restituire la gratitudine - immensa - per questa storia. La gratitudine per aver potuto dirigere in questi due anni una squadra di professionisti eccezionali. Proprio con Massimiliano Gallo, tante volte, ci siamo trovati ad osservare le evoluzione personali e professionali, provando a guidarle e a valorizzarle.

Ci siamo sorpresi nel vedere la crescita di autorevolezza e audience, abbiamo sempre sorvegliato la tentazione di pensare che fosse fatta e anzi ci siamo rimproverati a vicenda quando sopravvenivano entusiasmi troppo accesi o delusioni troppo profonde. Con il mio infaticabile compagno di cayenna Jacopo Barigazzi, socio de Linkiesta.it e caporedattore encomiabile, gayser perenne di idee e visioni che arrivavano da paesi più civili del nostro, abbiamo dato sempre materiale concreto al sogno di un giornale nuovo, che guardasse lontano e a lungo.

Che facesse dell'indipendenza un faro sempre acceso a sorvegliare ogni tentazione, che neutralizzasse l'ipocrita confusione tra comunicazione e informazione, che provasse a tenere alta la tensione intellettuale rispondendo alla sacrosanta domanda di chi - in internet - cercava profondità e qualità.

Con l'altro socio fondatore, Lorenzo Dilena, abbiamo condiviso il peso e la responsabilità di descrivere per numeri il capitalismo italiano e quella strana cosa che è il "mercato" in un sistema allergico a competizione, regole, dove persino le autorità preposte fanno fatica a rendere conto, e figuriamoci se lo fanno volentieri i sorvegliati... Abbiamo condiviso l'eccitazione per gli scoop e il fastidio per quando arrivavano primi gli altri: perché non abbiamo mai giocato per partecipare.

Con Paolo Stefanini, tra un reportage profetico e l'altro sul "comico in politica", abbiamo cercato lungamente la strada che porta il miglior giornalismo a parlare la lingua di internet. Coi nostri pochi, pochissimi mezzi, abbiamo fatto per lungo periodo miracoli: ma sarebbe più corretto dire i miracoli li hanno fatti lui e il nostro grafico Carlo Manzo. Con Fabrizio Goria, mentre un uccellino che cinguetta 300 volta al giorno ci sbatte in faccia come cambia il mondo, abbiamo guardato da dentro la crisi finanziaria e dell'euro, abbiamo spiegato e documentato il default greco prima che fosse una hit.

Abbiamo aiutato l'Italia a sorvegliare la sua situazione di malata d'Europa. Con Alessandro Da Rold abbiamo raccontato, passo a passo, il deflagrare di un sistema decennale, e abbiamo guardato fin nel dettaglio come il mitico "asse del Nord" si era innamorato degli stessi difetti che rimproverava al sud: o forse, li aveva sempre avuti. Con Marco Sarti, eroicamente abbandonato da solo in parlamento e nei ministeri, abbiamo guardato con dovizia di particolari il lavoro della politica, e quello dei politici.

Abbiamo spulciato le carte delle commissioni, annodato i fili delle alleanze, visto mutare il clima politico e intuito l'emergere di nuovi personaggi. Con Antonio Vanuzzo abbiamo messo l'entusiasmo al servizio dell'informazione economica, del dettaglio tecnico che è importante non perdere, del lavoro più minuzioso e noioso che però rende servizio al cittadino, risparmiatore e consumatore.

Con Michele Fusco abbiamo adoperato l'antidoto del cinismo e dei sentimenti, del sarcasmo e della caciara: ad alcuni, con lo stomachino delicato, le sue parole spesso non piacevano; a noi sembravano talora le uniche possibili per guardare in faccia un'Italietta immarcescibilmente simile ai propri peggiori difetti. Lungo la strada, poi, abbiamo incontrato giovani professionisti alla prima esperienza, come Marco Braghieri che è stato con noi quasi un anno, e poi Dario Ronzoni e Lidia Baratta con ancora lavorano nel seminterrato di Via Brocchi e smazzano tanto lavoro senza fiatare, perché a Linkiesta si lavora parecchio.

Con Giuseppe Alberto Falci, uno che ha iniziato a frequentare queste redazioni grazie alla tenacia di chi davvero vuole fare questo lavoro, abbiamo raccontato la Sicilia e la sua classe politica: uno specchio, troppo spesso snobbato, che restituisce la forma di altre latitudini. Con Marco Alfieri, firma importante del giornalismo italiano e ultimo arrivato in redazione, avevamo invece sognato, un tempo, di riannodare i fili di un ormai antico percorso professionale comune, ed è davvero un peccato che il tentativo debba abortire prima ancora di poterci provare.

Il pezzo di cammino che ha portato fin qui Linkiesta, naturalmente, non è avanzato solo sulle spalle della redazione. Abbiamo incontrato nuove intelligenze e - Dio li benedica - ci siamo portati dietro diversi maestri. Penso anzitutto a David Bidussa, il maestro che ringrazio sempre ogni volta che devo dire un grazie. A lui voglio aggiungere il nome di un grande giornalista politico, Peppino Caldarola che con la generosità del ragazzino che inizia e l'esperienza di quello che le ha viste tutte non ha mai fatto mancare la sua nota politica quotidiana, un piccola perla che mi riempiva sempre di onore.

Un grazie strano e sincero lo devo a Giulio Sapelli: nei turbinii che capitano con le personalità spigolose, ha regalato a Linkiesta un grande ritratto, quasi profetico, dell'Italia dei tecnici e del suo declino. E poi penso al lavoro puntuale e originale sulle istituzioni europee svolto da Giovanni Del Re, ai consigli di saggezza di Giuseppe Baiocchi, alla puntualità di Alessandro Marzo Magno, agli obituaries di Andrea Jacchia, al santo del giorno disegnato da Jean Blanchaert, a Paolo Bottazzini, che ci insegna che l'informatica è una scienza umana, ai tanti talenti incontrati sulla nostra strada, come Valerio Bassan, Luca Rinaldi, Stefano Casertano, Edoardo Petti, Antonio Aloisi, Gabriele Catania, Stefania Divertito, Alberto Crepaldi, Andrea Moizo, Laura Lucchini e a tanti altri che mi vorranno scusare se non li menziono.

Abbiamo fatto degli errori qua dentro, naturalmente. Del resto, le cose nuove non sono notoriamente le più facili, e dovendo scegliere ogni giorno cento volte che passo fare, può capitare di sbagliare. Dalle nostre parti, tra l'altro, quando si sbaglia lo si ammette. Ma non abbiamo mai perduto di vista l'obiettivo di provare a raccontare la realtà economica, politica, sociale del paese.

Con numeri, dati, inchieste, notizie esclusive, analisi di altissimo profilo per il panorama italiano, e anche qualche riconoscimento. Abbiamo giocato con le opinioni? Certo, e ci mancherebbe altro che privarsi della forza inquirente della provocazione. Soprattutto, abbiamo sempre diffidato dalle formule magiche, e a questa cosa abbiamo dato il nome di libertà e dovere.

Nel congedarmi da chi ha frequentato Linkiesta negli anni della sua fondazione, cioè i lettori, voglio ringraziarli per ultimi, ben sapendo che sono stati i primi. I primi a credere davvero alla nostra capacità di dare informazione indipendente; i primi a stimolarci e a migliorarci; e sopratutto i primi a darci l'unica vera grande soddisfazione di un giornalista: accorgersi di fare un lavoro prezioso, utile, di servizio e adrenalina, insomma un lavoro bellissimo. A tutti voi, dunque, un grazie di cuore, e un auguro di ogni bene. Lo stesso augurio che, certo di aver sempre voluto il bene per questo giornale e per questa azienda, rivolgo alla storia editoriale e imprenditoriale de Linkiesta.it.

 

Jacopo Tondelli inkiesta Massimiliano gallo jpegJacopo Tondelli linkiesta Giulio Sapellilogo LINKIESTA

Ultimi Dagoreport

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…