brexit

MAY DIRE BREXIT – I NEGOZIATORI HANNO RAGGIUNTO L’ACCORDO PER L’USCITA DEL REGNO UNITO DALL’UE – THERESA MAY HA CONVOCATO UNA RIUNIONE STRAORDINARIA DEL GOVERNO PER DOMANI MATTINA – NIENTE VISTI PER VIAGGI BREVI, ANCHE LA QUESTIONE DEL CONFINE IRLANDESE SAREBBE RISOLTA. MA I BREXITEERS SONO ANCORA SCETTICI E NESSUNO CREDE CHE SIA VERO

1 – Brexit: bozza d'accordo, May convoca governo domani

Da www.ansa.it

brexit

 

La premier britannica Theresa May ha convocato per domani mattina una riunione straordinaria del governo per esaminare una bozza d'accordo dei negoziati di divorzio dall'Ue sulla Brexit. Lo rende noto la Bbc, confermando la notizia della tv pubblica irlandese Rte sul testo concordato a livello tecnico delle ultime ore anche sull'ultimo nodo ancora aperto della trattativa, quella del mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord

 

2 – Brexit:Ue, niente visti per viaggi brevi

Da www.ansa.it

 

theresa may

In vista della Brexit, la Commissione Ue propone di modificare il regolamento sui visti. Questo significa che quando il diritto dell'Ue non si applicherà più nel Regno Unito, in caso di mancato accordo o alla fine del periodo di transizione, i cittadini britannici verranno esentati dall'obbligo del visto per permanenze brevi nell'Unione. Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, chiarendo che l'iniziativa è subordinata al fatto che il Regno Unito faccia altrettanto con cittadini Ue.

 

3 – L'accordo sulla Brexit è a un passo, ma a Londra non piace a nessuno

Sabrina Provenzani per “EastWest”

 

FRANS TIMMERMANS

Count-down su Brexit. Mentre scriviamo i due capo-negoziatori esecutivi delle due parti, Sabine Weyland per l’Unione Europea e Olly Robbins per il Regno Unito, sono impegnati in una maratona estenuante per risolvere gli ultimi nodi dell’accordo di divorzio. La notizia della tarda serata di lunedì, diffusa da Michel Barnier, è che il testo finale sarebbe quasi chiuso e che mancherebbe l’assenso dei ministri britannici.

 

«I negoziatori hanno lavorato instancabilmente per raggiungere un accordo durante tutto il fine settimana», avrebbe detto Barnier a una cerchia riservata di ministri, come riferito al Financial Times da un testimone. «Al momento l’accordo non è ancora stato raggiunto. Tuttavia, sulla base di uno sforzo comune, i parametri di un possibile accordo sono stati definiti a grandi linee. Il governo britannico si riunirà martedì per valutarli. È un momento molto delicato».

 

JO E BORIS JOHNSON

Tanto delicato che, al contrario di molte altre occasioni, stavolta sui dettagli del compromesso non ci sono, per ora, fughe di notizie. Ma dal lato britannico della Manica, proprio nei giorni cruciali per la chiusura di un negoziato difficilissimo, cresce lo scetticismo sull’accordo che si va profilando.

 

Il nodo gordiano, ormai è noto, è stato fin dall’inizio la gestione del confine fra le due Irlande, ora di fatto inesistente grazie all’implementazione degli accordi del Good Friday. L’invisibilità pratica di questo confine ha avuto una funzione cruciale nella lenta, sofferta e tuttora delicata ricomposizione delle ferite dei Troubles.

 

THERESA MAY

Oggi sui circa trecento chilometri fra Ulster e Eire non ci sono posti di blocco, i controlli sulle merci sono limitatissimi e il passaggio di persone totalmente fluido. Questa fluidità è uno dei benefici collaterali dell’appartenenza di Regno Unito e Eire all’Unione Europea: l’uscita di Londra, e quindi di Belfast, dall’Ue significherebbe automaticamente la necessità di ristabilire una barriera anche fisica fra la giurisdizione europea ancora vigente in Eire e il nuovo Regno Unito extracomunitario. Un esito da evitare ad ogni costo, su questo Uk e Ue sono concordi.

 

theresa may balla sul palco 2

Il dissenso è su come evitarlo e le soluzioni praticabili non sono molte. Due anni di negoziati le hanno ridotte fondamentalmente a due. La prima è che tutto il Regno Unito resti nell’unione doganale fino a che non sia trovata o sviluppata un’altra soluzione. La seconda è che, considerata l’unicità delle circostanze, a restare nell’unione doganale e, in parte, nel mercato unico e sotto la giurisdizione della Corte di giustizia europea sia solo Belfast. Si chiama Backstop solution, una sorta di assicurazione o clausola di salvaguardia degli accordi del Venerdi Santo su cui l’Ue non è disposta a cedere.

 

BORIS JOHNSON

È una soluzione di riserva, da attivarsi solo in caso in cui il negoziato sugli accordi commerciali non partorisca, alla fine dei quasi due anni del periodo di transizione già concordato, alternative migliori. Ma Londra vuole un limite temporale o la possibilità di ritrarsi unilateralmente dalla clausola di salvaguardia. Richiesta che Bruxelles non vuole inserire nel trattato di divorzio in discussione.

 

I Brexiteers rifiutano la prima soluzione, perché temono che il Regno resti vincolato all’Ue e all’odiata Corte di Giustizia a oltranza e addio al recupero della sovranità. La seconda ipotesi è respinta in blocco dagli unionisti irlandesi del Dup, che nei giorni scorsi hanno accusato Theresa May di tradimento e hanno minacciato di far mancare il loro essenziale supporto al governo al momento del voto parlamentare sull’accordo, previsto per i primi di Dicembre.

 

È solo una delle spine nel fianco della May. Così com’è - e usando un eufemismo da eastenders - the deal sucks, cioè l’accordo fa schifo un po’ a tutti. Al Dup, ai Brexiteers ma anche, è questa è una novità preoccupante, al drappello di conservatori a lei leali del cui voto la May ha assoluto bisogno per superare lo scoglio parlamentare.

brexit Irlanda

 

L’ultima clamorosa defezione è quella, pochi giorni fa, di Jo Johnson, il fratello sensato di Boris. Jo è un convinto Remainer che si è dimesso dalla carica di sottosegretario per Londra con un video visto già da due milioni di persone in cui dice, in sintesi, che la scelta offerta è fra un accordo che lascerà il Regno Unito «economicamente indebolito e senza possibilità di decidere le regole europee che dovrà seguire» o «un no deal che infliggerà alla nazione un danno incommensurabile, un fallimento dello Stato comparabile solo con la crisi di Suez. Un danno politico ed economico così grande da lasciare nella mente del pubblico una indelebile impressione di incompetenza”.

 

jo johnson 9

È evidente che la May, messa alle strette, sta giocando il bluff della vita: mettere i parlamentari di fronte alla scelta impossibile fra un accordo difficile da sostenere e la prospettiva ancora più spaventosa di un’uscita senza accordo. È probabile che conti proprio sulla paura dell’abisso e delle sue conseguenze, effettivamente gravissime secondo le più autorevoli previsioni, per ottenere un voto favorevole.

 

Ma di fronte a un bivio così radicale si fa sempre più insistente un’altro scenario: quello del ricorso ad un secondo referendum. Lo ha chiesto Jo Johnson, lo hanno chiesto i quasi 700mila in marcia a Londra lo scorso 20 ottobre, lo invocano padri del New Labour come Gordon Brown e Tony Blair. E, attenzione, lo ha votato a maggioranza il parlamento scozzese, mentre i partiti nord-irlandesi alternativi al Dup per fermare Brexit hanno formato un inedito blocco unitario che potrebbe sostenere una campagna nazionale per tornare al voto.

 

LONDRA - MANIFESTANTI CONTRARI ALLA BREXIT

È una via d’uscita dall’impasse ma è molto insidiosa, perché nessuno può avere la certezza che un nuovo referendum invertirebbe davvero la rotta.

 

Theresa May ha sempre escluso categoricamente un secondo referendum, dicendo che la gente si è già espressa.

 

Ma il caso di studio è quello di Jeremy Corbyn che, in un l’intervista a Der Spiegel pubblicata nel fine settimana, alla domanda “Se potesse fermare Brexit lo farebbe?” ha risposto: «Non possiamo fermarla. C’è stato un referendum. È stato invocato l’articolo 50. Quello che possiamo fare è prendere atto delle ragioni per cui la gente ha votato Leave».

 

THERESA MAY

Posizione coerente con la storia del segretario del Labour ma in contrasto con la volontà dei delegati del suo partito che, all’ultimo congresso di settembre, hanno votato a maggioranza per una mozione “aperta a ogni opzione”, inclusa quella di una nuova consultazione popolare.

 

Mozione che Corbyn ha sottoscritto, come gli ha ricordato piccato il suo ministro ombra per Brexit e strenuo europeista, Sir Keir Starmer, in una intervista pubblica.

 

Corbyn è però decisamente contrario ad un secondo referendum. Ha le sue ragioni. Dal suo punto di vista gettare il suo peso politico in una campagna per un secondo voto non avrebbe senso, considerando che non ha speso il suo appoggio per restare in Europa nemmeno ai tempi del primo referendum e che il Sì non ha alcuna certezza di vittoria in caso di nuova consultazione popolare.

LONDRA - MANIFESTANTI CONTRARI ALLA BREXIT

 

Meglio lasciare che esplodano le contraddizioni fra i conservatori e contemporaneamente imporre a suoi di bocciare il deal. In quel caso, uno degli esiti possibili sarebbero le elezioni anticipate. E, per lui, la possibilità di sbarcare a Downing Street.

LONDRA - MANIFESTANTI CONTRARI ALLA BREXIT LONDRA - MANIFESTANTI CONTRARI ALLA BREXIT

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…