COSA HANNO IN COMUNE TRA UNA SPIA INGLESE, UNA DONNA D’AFFARI CINESE E GLI INTERESSI ECONOMICI DEGLI USA? LA RISPOSTA È BO! - DIETRO L’EPURAZIONI DELL’ASTRO NASCENTE DEL NEOMAOISMO CINESE, BO XILAI, CI SAREBBE UNA CONGIURA INTERNAZIONALE DEGNA DI UNA SPY-STORY: LONDRA, WASHINGTON E PECHINO SONO ACCUSATE DI AVER CERCATO DI INSABBIARE L’OMICIDIO DELLA SPIA INGLESE NEIL HEYWOOD PER NON DANNEGGIARE LA LORO TRIADE POLITICO-COMMERCIALE…

Giampaolo Visetti per "la Repubblica"

Due mesi fa sembrava il copione classico di un'epurazione politica, ambientata nel solo regime comunista di successo nella storia del capitalismo. Poi è andata in scena una spy-story con risvolti finanziari, girata nella nuova megalopoli dell'Asia. La tragedia si è trasformata quindi in una commedia piccante, con la moglie trascurata che fa uccidere l'amante che si è stancato di lei.

Questo mix esplosivo di potere, denaro e sesso, senza precedenti nella storia post-rivoluzionaria cinese, si rivela infine qualcosa di ben più vasto e decisivo: un intrigo globale che può sconvolgere, oltre che la successione politica a Pechino, i precari rapporti tra la Cina e l'Occidente. Anche Stati Uniti e Gran Bretagna precipitano infatti ora nello scandalo più imbarazzante che scuote la Città Proibita dopo il 1989. La Casa Bianca finisce sotto accusa per non aver concesso asilo politico a Wang Lijun, ex capo della polizia di Chongqing che il 6 febbraio si è rifugiato nel consolato Usa di Chengdu.

Downing Street è invece sul banco degli imputati per aver ignorato, fino a pochi giorni fa, la morte misteriosa dell'uomo d'affari Neil Heywood, vicino ai servizi segreti inglesi, trovato morto il 15 novembre scorso proprio a Chongqing. L'accusa è pesante sia per Washington che per Londra: aver cercato di insabbiare un omicidio eccellente per non danneggiare le relazioni politiche, e dunque gli interessi commerciali, con la seconda potenza economica del mondo.

Al centro del mistero, che minaccia di svelare trame inconfessabili tra i governi più influenti del pianeta, c'è infatti colui che fino a poche settimane fa stava per diventare uno dei leader più potenti della scena internazionale: Bo Xilai, 62 anni, ex segretario del partito comunista di Chongqing, ex ministro, ideologo del neomaiosmo cinese, figlio di uno dei compagni di rivoluzione di Mao Zedong, candidato ad uno dei nove seggi nel comitato permanente del politburo di Pechino.

Per salvare lui, quando ancora era considerato l'astro nascente del potere cinese, Usa e Inghilterra avrebbero chiesto la complicità interessata della Cina, tesa a impedire lo scoppio pubblico delle divisioni interne al partito comunista nell'anno del passaggio decennale del potere.

Tutto sarebbe filato liscio, compreso il depistaggio sulla morte causata dall'abuso di alcool, se Wang Lijun, detto "lo sceriffo", non avesse pensato di salvare se stesso tradendo infine il suo capo Bo Xilai e affidando la sua verità proprio ai diplomatici di Washington e Londra. Solo allora la Cina non ha più potuto affrontare il "giallo di Chongqing" come un semplice delitto concluso con una doppia rimozione politica.

La transizione del potere cinese diventa così un caso internazionale e le diplomazie dell'Occidente risultano informate sui retroscena più scabrosi della lotta per la successione a Hu Jintao e a Wen Jiabao.

Ma il punto che in queste ore suscita maggiore allarme, in Cina e all'estero, è che la leadership comunista è consapevole che Stati Uniti e Gran Bretagna sono entrati in possesso dei segreti che celano i legami tra politica, economia, corruzione e criminalità organizzata tra i successori del Grande Timoniere. Se insabbiare il caso Heywood-Bo poteva consentire ieri di aumentare gli interscambi commerciali, andarvi a fondo oggi minaccia di rompere i faticosi equilibri con la Cina sui più scottanti dossier internazionali: la repressione in Siria, la corsa atomica di Iran e Corea del Nord, il valore dello yuan e gli investimenti asiatici a sostegno di dollaro ed euro.

Per questo, di ora in ora, la scomparsa di Wang Lijun e di Bo Xilai, l'arresto della moglie di quest'ultimo Gu Kailai per l'omicidio di Neil Heywood, il misterioso ritiro da Harward di Bo Guagua, figlio della coppia incriminata, assume sempre più il profilo di una crisi dall'esito imprevedibile. Le opinioni pubbliche di Usa e Gran Bretagna non chiedono solo di sapere quale sarà la posizione dei loro governi nei confronti di quello della Cina, qualora i tre protagonisti principali dello scandalo venissero condannati a morte per alto tradimento, corruzione e omicidio.

Pretendono di sapere prima di tutto quali siano i rapporti politici ed economici effettivi con la Cina, pubblicamente censurata per la violazione dei diritti umani e le pratiche commerciali scorrette. Ma pure che venga chiarito cosa facesse a Chongqing e per conto di chi agisse Neil Heywood, avvelenato dopo aver chiesto una maxitangente per portare all'estero quasi un miliardo di dollari in contanti consegnatigli dalla moglie di Bo Xilai. E come possa accadere che il figlio di uno dei leader più potenti di Pechino, Bo Guagua, si presenti in Ferrari per portare fuori a cena la figlia dell'ex ambasciatore americano a Pechino, Jon Huntsman.

Anche a Pechino però l'imbarazzo è senza precedenti. I leader politici e i generali dell'armata di liberazione, sempre più forti e più inquieti, si chiedono per quali ragioni uno degli esponenti comunisti di punta fosse da anni il confidente di un uomo dei servizi segreti di Sua Maestà, al punto da cedergli la moglie, il suo patrimonio e pure la carriera universitaria del figlio. Da ieri poi la tensione montata dai primi di febbraio sembra prossima ad esplodere. Fonti americane hanno ammesso il patto segreto tra Wang Lijun e i diplomatici del consolato Usa di Chengdu. A negare l'asilo politico al capo della polizia in fuga dal suo capo Bo Xilai, sarebbe stato lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Barack Obama il 6 febbraio si apprestava a ricevere alla Casa Bianca il prossimo presidente cinese Xi Jinping. Una crisi Washington-Pechino avrebbe fatto saltare la visita, pregiudicando il sostegno cinese a dollaro e debito Usa. Nel corso di 36 ore drammatiche, venne così ideato l'accordo che è all'origine della crisi all'orizzonte.

I diplomatici statunitensi avrebbero restituito lo "sceriffo" pentito non agli agenti di Bo Xilai, ma ai funzionari del governo di Pechino. In cambio avrebbero preteso però una deposizione e un faldone di documenti riservati che, oltre a risolvere l'omicidio Heywood, restituiscono un profilo esatto delle lotte dentro il partito comunista cinese e della corruzione politica che rischia di travolgerlo.

Fonti americane affermano inoltre che Londra era a conoscenza dell'omicidio già da novembre, all'indomani dell'improvvisa cremazione del suo uomo d'affari vicino ai servizi. E che la stessa Casa Bianca si sarebbe risolta a consegnare le prove dell'omicidio Heywood a Downing Street, facendo precipitare la posizione del "principe rosso" Bo Xilai, solo dopo il faccia a faccia tra Barack Obama e Xi Jinping.

Non basta questo per concludere che la leadership riformista di Pechino si è vista costretta a chiedere la complicità di Usa e Gran Bretagna per fermare il ritorno del neo-maoismo in Cina, epurandone il profeta che minacciava di bloccare privatizzazioni e aperture al mercato. Cresce però il fronte degli analisti che si domandano se il clan dei Bo sia l'unico corrotto tra i nuovi potenti della Cina, l'unico dentro il partito a ricorrere ad arresti, torture e omicidi per arrivare al vertice del partito, l'unico ad avere figli che viaggiano in fuoriserie e che se la spassano tra Europa e Stati Uniti.

Pechino ieri ha negato che la fine di Bo Xilai abbia origini politiche e ha promesso un'inchiesta «rapida e trasparente» sull'assassinio Heywood. Anche il Quotidiano del Popolo ha però ricordato le tre inevase domande essenziali. Perché realmente è stato posto in isolamento il primo e ucciso il secondo? Perché solo la defezione di Wang Lijun ha costretto Washington e Londra a invocare la verità? Perché paga solo il neomaoista Bo Xilai? Da queste riposte dipende il futuro della Cina, ma anche il destino del resto del mondo.

 

GU KAILAI - BO XILAI - BO GUAGUA DURANTE UN'ESCURSIONEBO XILAIBO XILAI bo xilai Bo Xilai Gu KailaiBO XILAI hu jintao WEN JABAO

Ultimi Dagoreport

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?