TRUMP SI È DIMENTICATO DELLA GUERRA IN UCRAINA - NEL GIORNO DEL 35ESIMO ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA DALL'UNIONE SOVIETICA, GLI UNICI RAPPRESENTANTI DEGLI USA A KIEV SONO MIKE PENCE, EX VICE DEL TYCOON, E KEITH KELLOGG, EX INVIATO SPECIALE - IL PRESIDENTE AMERICANO CONTINUA A NON DARE L'OK A ZELENSKY PER COSTRUIRE IN PATRIA I MISSILI PATRIOT E NON PERMETTE ALL'ESERCITO UCRAINO DI UTILIZZARE LA RETE STARLINK PER COLPIRE OBIETTIVI RUSSI - MENTRE TRUMP SE NE FREGA DELLE SORTE DI KIEV, IL GOVERNO BRITANNICO CONDIVIDE CON L'UCRAINA INFORMAZIONI RISERVATE SUI COMPONENTI BRITANNICI DEL MISSILE A LUNGO RAGGIO SCALP
UCRAINA: GB AUTORIZZA CONDIVISIONE DATI PRODUZIONE MISSILI SCALP
volodymyr zelensky e donald trump alla casa bianca
(AGI) - Roma, 24 ago. - Il governo britannico ha autorizzato il gruppo della difesa Mbda a condividere informazioni riservate sui componenti britannici del missile a lungo raggio Scalp, per permettere a Ucraina e Francia di avviare linee di assemblaggio del sistema sul territorio ucraino. L'annuncio sara' fatto dal primo ministro britannico Andy Burnham, arrivato oggi a Kiev per la sua prima visita internazionale da capo del governo, in occasione del 35mo anniversario dell'indipendenza ucraina.
Lo Scalp e' la versione francese del missile britannico Storm Shadow e utilizza tecnologie condivise tra Francia e Regno Unito. L'autorizzazione britannica consentira' a Parigi e Kiev di procedere con l'assemblaggio locale del missile. La misura segue la decisione di Londra di fornire nel 2023 armi a lungo raggio all'Ucraina per scopi difensivi e si aggiunge al progetto britannico Brakestop, per lo sviluppo rapido di sistemi d'attacco avanzati a lungo raggio e a basso costo destinati a Kiev.
TRA KIEV E TRUMP È STALLO E PER L'INDIPENDENZA DISERTANO KUSHNER E WITKOFF
Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”
L'Ucraina celebra il trentacinquesimo anniversario dell'indipendenza dall'Unione Sovietica e gli unici rappresentanti degli Stati Uniti sono gli ex, Mike Pence che nel primo mandato era stato il vice del presidente Trump, e Keith Kellogg che nel secondo era stato il suo inviato a Kiev.
Già questo basterebbe a confermare lo stallo del coinvolgimento di Washington nel tentativo di mettere fine all'invasione russa, ma bisogna aggiungerci che pure i negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff hanno cancellato o rimandato la missione prevista nelle due capitali in guerra.
volodymyr zelensky donald trump vertice nato ankara foto lapresse2
Resta solo da capire se questa frenata è temporanea, legata all'imminenza delle elezioni midterm e la distrazione dell'Iran, oppure è un ritorno di fiamma per Vladimir Putin, che potrebbe incontrare nuovamente il capo della Casa Bianca a margine del vertice Apec di novembre in Cina.
Quando Zelensky aveva visitato gli Usa, in occasione dei funerali dell'alleato senatore Graham, Trump aveva riconosciuto che in sostanza sta vincendo la guerra, o comunque è riuscito a congelarla, e si era spinto a dargli il permesso di costruire i missili intercettori Patriot a casa.
marco rubio volodymyr zelensky donald trump g7 evian, francia foto lapresse
Considerando quanto è riuscita a fare Kiev con i droni, il successo era piuttosto garantito, e avrebbe tolto al Cremlino l'arma di ritorsione di bombardare gli obiettivi civili nelle città, proprio mentre gli ucraini raggiungono le sue infrastrutture energetiche, logistiche e militari sempre più dentro il territorio nemico.
Nelle stesse ore, sempre per onorare la memoria di Graham, il Congresso aveva fatto progressi per approvare le sanzioni più dure che il senatore della South Carolina predicava da anni.
La svolta sembrava a portata di mano, ma è durata poco. Nei giorni seguenti Trump ci ha ripensato, allontanando la concessione per costruire i Patriot a Kiev, a cui ha negato anche il permesso di usare i satelliti Starlink di Elon Musk per poter colpire meglio gli obiettivi strategici in Russia.
volodymyr zelensky donald trump vertice nato ankara foto lapresse7
[...] Magari il capo della Casa Bianca, distratto dall'Iran, ha deciso di non rilanciare anche il secondo fronte, quello dove in campagna elettorale aveva promesso la pace nel giro di 24 ore. Forse le difficoltà incontrate con Teheran, contro cui oggi l'amministrazione annuncerà nuove misure economiche, gli hanno suggerito di non prendere altre iniziative internazionali non proprio popolari tra la sua base Maga, mentre si avvicinano elezioni midterm assai minacciose per la maggioranza repubblicana al Congresso.
E' possibile poi che Putin abbia in qualche modo dissuaso l'ex amico Donald dalla tentazione di lanciare un'escalation, oppure l'antica "bromance" per l'uomo forte di Mosca sia tornata a scaldare il cuore del collega di Washington, che potrebbe avere in mente di riannodare i fili del bilaterale di Ferragosto ad Anchorage con un nuovo incontro a margine del vertice Apec di novembre, o anche il G20 di dicembre a Miami.
MEME SU ZELENSKY CHE NON HA LE CARTE MA GLI INTERCETTORI CONTRO I DRONI IRANIANI
Qualunque sia la risposta giusta a queste domande, l'ex vice Pence, pur caduto in disgrazia, cerca di rimettere il suo capo sulla retta via: «L'Ucraina - ha detto da Kiev - sta vincendo la guerra grazie alla determinazione del proprio popolo e questo è il momento di sostenerla». È vero che la guerra in Iran ha dimezzato le scorte americane di Patriot, ma a Zelensky basterebbe «il 5% del nostro arsenale, per sopravvivere ai bombardamenti che Putin lancerà in inverno, anche per distruggere le infrastrutture energetiche ucraine e condannare i cittadini al gelo». [...]

