enrico letta giuseppe conte carlo calenda

“L’ALLEANZA PD-M5S È GIÀ MORTA, SAREBBE ORA CHE ENRICO LETTA SE NE RENDA CONTO”- CALENDA TUMULA IL CAMPO LARGO DI ENRICHETTO: "NON È MAI ESISTITO. SEMMAI È UN CAMPO STRETTO, I CINQUE STELLE SI STANNO LIQUEFACENDO IN TUTTO IL PAESE. EPPURE SEMBRA QUASI CHE IL PD VOGLIA MORIRE CON LORO. AL NAZARENO COMANDANO I POPULISTI (ZINGARETTI, BETTINI, BOCCIA, PROVENZANO), NON LETTA. NOI VOGLIAMO ESSERE IL PERNO DI UNA COALIZIONE CHE SOSTENGA UN "DRAGHI-BIS" - E RENZI? QUELLA DEL TERZO POLO CREDO NON SIA PIÙ LA LINEA DI ITALIA VIVA…"

A. Bul. per “il Messaggero”

 

carlo calenda a l'aria che tira

Ventiquattro ore di stop per il voto e poi via, di nuovo in giro per l'Italia. Ieri a Bologna a presentare il suo libro, oggi a Milano, per «spiegare il nostro progetto alternativo ai populismi». È vulcanico, Carlo Calenda.

 

Galvanizzato dai risultati delle amministrative, che vedono Azione in doppia cifra praticamente ovunque, all'Aquila a un passo dal ballottaggio contro il candidato del centrodestra Pierluigi Biondi. E che dimostrano «quello che abbiamo sempre sostenuto: il campo largo Pd-Cinque stelle non è mai esistito. Quell'alleanza è già morta: sarebbe ora che Enrico Letta se ne rendesse conto». Onorevole Calenda, a Palermo Fabrizio Ferrandelli sfiora il 15%, a Parma Dario Costi è al 13.

 

Soddisfatto?

carlo calenda

«Nelle città in cui corriamo da soli si conferma quel che era già accaduto a Roma: Azione e Più Europa insieme valgono dal 10 al 22-23%. Vuol dire che c'è un'area pragmatica e riformista che non si sente più rappresentata dal bipopulismo della destra e dei Cinque stelle, che può puntare al 15% e salvare il Paese. È questo il nostro schema per le politiche».

 

Vuole fare l'ago della bilancia della prossima maggioranza?

«No, tutto il contrario. Quella è la vecchia idea del centro che si allea una volta con la destra una volta con la sinistra. L'obiettivo è diventare il perno centrale di una nuova coalizione formata da tutti i partiti europeisti, dal Pd alla parte più seria della Lega, che guardi all'esperienza Draghi».

 

Ai ballottaggi del 26 giugno rischiate di essere decisivi in molte città. Darà indicazioni di voto?

«Valuteremo le qualità dei singoli candidati e decideremo. A Verona già sostenevamo Damiano Tommasi del centrosinistra. In altri casi valuteremo l'affinità sulle nostre proposte».

 

conte letta

Secondo lei c'è qualche lezione da imparare dal voto di domenica, in particolare dal flop sul referendum?

«Il referendum è stato un errore, a forza di usarlo per qualunque cosa si rischia di usurare uno strumento prezioso. L'astensione però c'è stata anche sulle comunali, e questo deve lanciare un messaggio ai politici: il populismo fatto di rumore, che chiama i tecnici quando le cose vanno male, non funziona più. E poi una lezione dovrebbe impararla il Pd».

 

Quale?

«Il campo largo coi Cinque stelle voluto da Enrico Letta non è mai esistito. Semmai è un campo stretto, e il voto di domenica ne ha decretato la morte. Sarebbe ora che Letta se ne rendesse conto, ma dubito lo farà».

 

Il Pd farebbe meglio a lasciare Giuseppe Conte al suo destino e a guardare ad Azione?

«I Cinque stelle hanno dato pessime prove di governo ovunque e si stanno liquefacendo in tutto il Paese. Eppure sembra quasi che il Pd voglia morire con loro. Mi sono augurato per molto tempo che si accorgessero dello sbaglio. Ormai non ci spero più».

carlo calenda

 

Giuseppe Conte però sostiene Mario Draghi: non può far parte anche lui di quell'area europeista che lei indicava?

«Noi lavoriamo per presentarci come terzo polo, un polo di serietà e riformismo. Non per fare la stampella del centrosinistra a trazione grillina. In molte delle città in cui si votava il Pd ha ritenuto di andare coi Cinque Stelle prima ancora di sedersi a un tavolo con noi».

 

E allora chi vede, in questo terzo polo?

«Una parte del Pd sicuramente, quella liberale e democratica. Ma anche le componenti di Forza Italia più pulite e pragmatiche, insieme a quelle europeiste della Lega. E poi sindaci e società civile».

 

E Matteo Renzi?

«Alle amministrative ha fatto la sua scelta, rimanendo saldamente dove gli faceva più comodo, un po' con la destra un po' coi grillini. Quella del terzo polo credo non sia più la linea di Italia Viva. O almeno non lo è stata domenica».

 

2 - CARLO CALENDA

Alessandro Di Matteo per “la Stampa”

 

carlo calenda

Carlo Calenda è contento, le comunali - assicura - dimostrano che c'è spazio tra i due poli, abbastanza per una forza «europeista, riformista che va dal 10% al 20%». Il leader di Azione dà per finito il M5S e chiude la porta al Pd: «Andremo da soli, perché al Nazareno non comanda Letta ma Zingaretti, Bettini, Boccia, Provenzano E loro hanno il populismo nel Dna. Noi invece vogliamo essere il perno di una coalizione senza populisti e sovranisti che sostenga un "Draghi-bis"».

 

Ma Letta e il Pd dicono che così farete vincere la destra...

«Non basta dire: "Sennò vince la destra". Non concepisco la politica come non far vincere ma come fare una proposta per governare. E non si può governare con il M5S. Punto».

 

Andrete soli alle Politiche?

«Come dicono i numeri a L'Aquila, a Catanzaro, a Palermo, c'è un'area che va dal 10% al 20% che si è stancata di poli che hanno dentro tutto e il contrario di tutto. Elettori che vogliono una proposta per governare, non per non far vincere l'altro. Dove il M5s non presenta il simbolo - come a Verona - noi siamo disponibili, se il candidato è di qualità.

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

Come siamo disponibili a lavorare con le forze di centrodestra europeiste e non sovraniste, se si sganciano dai populisti».

 

Insomma volete scomporre i due schieramenti così come sono ora?

«Sì, non vogliamo fare l'ago della bilancia ma il perno di una coalizione senza populisti e sovranisti. L'unica è andare avanti con un Draghi-bis in un governo di larga coalizione. Se noi prendiamo dal 10% in su questa cosa avverrà».

 

Il no al campo largo è definitivo insomma.

«Per me il campo largo non è mai esistito. Il Pd non ha mai voluto un'interlocuzione con me: arrivano, dicono "questo è il candidato, ci sono anche i Cinque stelle, si ti va bene ok, sennò ti attacchi". Così non si va da nessuna parte».

 

Zingaretti Bettini

Lei è contento dei risultati ottenuti a L'Aquila e Palermo. Il Pd dice che avete solo fatto vincere la destra.

«La verità è che è stato tragicamente sconfitto il "campo largo" e i 5 stelle si stanno dissolvendo. Boccia ha un'idea un po' vetero comunista, pensa che l'elettorato lo sposta lui, che se non ci fossero stati i nostri candidati gli elettori avrebbero votato per i loro. Non funziona così. Esiste un'area di centro, liberale, che non ci pensa proprio a votare quei candidati. E a L'Aquila il nostro candidato ha preso più della Pezzopane, era Boccia a dover dire "veniamo con voi"».

 

Sono andati bene i vostri candidati sindaco, ma la vostra lista non ha ripetuto il risultato di Roma...

renzi calenda

«A Roma c'era una sola lista e non era Azione. I candidati sindaco sono espressione di Azione e Più Europa. Andremo da soli. Inutile continuare a parlare di "campo largo". Il Pd andrà con il M5s, è nel Dna di chi controlla il partito, che non è Letta ma Zingaretti, Bettini, Boccia, Provenzano Comandano loro e preferiscono i populisti ai riformisti».

CARLO CALENDA FUMA

 

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