matteo renzi e carlo calenda

CARLO E MATTEO, DUE EGO-BALLE - VERDERAMI: “LA PRIMA SCOMMESSA SARÀ CAPIRE COME CALENDA E RENZI SUPERERANNO LA QUOTA DI SBARRAMENTO NELLE URNE. LA SECONDA, SE DOPO LE ELEZIONI RESTERANNO INSIEME IN PARLAMENTO. LA TERZA, SE AVRANNO LA FORZA DI REALIZZARE IL LORO DISEGNO: SCARDINARE GLI EQUILIBRI DI UN SISTEMA CHE NON È GIÀ PIÙ BIPOLARE. MA CONVINCERE L'OPINIONE PUBBLICA A VOTARLI IN NOME DI UNA NUOVA CASA DEL RIFORMISMO SARÀ UN'ALTRA COSA…”

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

carlo calenda dopo l accordo con renzi 4

Come due viaggiatori costretti a cambiare itinerario, Carlo Calenda e Matteo Renzi si ritrovano oggi sullo stesso volo last minute nonostante avessero programmato destinazioni diverse. Ed è questa narrazione che il leader di Azione e il capo di Italia viva dovranno far dimenticare in campagna elettorale, sapendo che gli avversari ricorderanno la loro inconciliabilità (anche caratteriale) per additarli come i fautori di un patto di necessità e senza prospettiva.

 

MATTEO RENZI E CARLO CALENDA

Ma se è vero che sembrano due galli finiti loro malgrado nello stesso pollaio, è altrettanto vero che su una cosa non potranno mai litigare: sulle idee, sulle linee programmatiche, sulla visione del Paese. Perché la pensano allo stesso modo. Fin da quando stavano al governo insieme e ovviamente si accapigliavano nelle discussioni. «Perché tu, Carlo, non capisci un (bip) di politica». «E tu, Matteo, non capisci un (bip) di economia».

 

CARLO CALENDA E MATTEO RENZI

Ora la prima scommessa sarà capire come supereranno la quota di sbarramento nelle urne. La seconda, se dopo le elezioni resteranno insieme in Parlamento. La terza, se avranno la forza di realizzare il loro disegno: scardinare gli equilibri di un sistema che non è già più bipolare. Potenzialmente sono un ordigno a orologeria piazzato sotto Forza Italia e il Pd. Agli azzurri hanno sottratto due ministri, ai democratici i voti di un pezzetto di classe dirigente che sta per annunciare di non sentirsi più rappresentato «da un partito dove si parla solo di sinistra e non più di centro».

 

carlo calenda matteo renzi 1

Ma convincere l'opinione pubblica a votarli in nome di una nuova casa del riformismo sarà un'altra cosa, per quanto i sondaggi li accreditino fino al 10%. Il grazie e prego di queste ore tra Calenda e Renzi, non inganni. Tra i dirigenti che hanno assistito alla trattativa tra i due, c'è ancora chi deve riprendersi: «Ci vuole tanta pazienza con loro...». Prima la guerra psicologica sul simbolo elettorale, poi le voci messe in giro ad arte su un leader al femminile e infine il braccio di ferro sui collegi. Non si contano le volte in cui l'uno ha detto all'altro: «Carlo, chiudiamola qui». «Per una volta ti do ragione, Matteo. Non si può fare».

 

matteo renzi carlo calenda

Ma la politica ha le sue regole, che non sono solo legate a ragioni di bottega, come la storia che Azione non avesse le firme per presentare le liste: «E tu non le hai, non ci prendiamo per il (bip)», ha urlato Renzi a Calenda. Il punto è che uno spazio da conquistare potrebbe anche esserci «e questa intesa - spiega il leader di Italia viva - non è il gioco delle coppie ma un seme gettato in un campo incolto». Chi è chiamato al ruolo di front runner, cioè Calenda, si dice «certo di arrivare al dieci per cento» per impedire a Giorgia Meloni di entrare a Palazzo Chigi.

 

Chi ha deciso di fare un passo di lato, cioè Renzi, guarda già alle situazioni di breve medio e lungo periodo: al ruolo iniziale di opposizione e al momento in cui «fra un paio di anni ci sarà da far cadere un governo per tenersi in forma». Questo tema è oggetto di continui messaggi con Meloni, che oppone alle frecciate del fiorentino salaci risposte in romanesco.

 

carlo calenda matteo renzi

Lo scambio «epistolare» - al di là delle gustose battute - è rivelatore di come i partiti già guardino alle mosse successive. Renzi, per esempio, ritiene che «di qui a pochi mesi il dibattito si polarizzerà nelle famiglie europee, FdI entrerà nell'orbita del Ppe, e noi dovremo essere pronti a rappresentare l'area macroniana in Italia. Perciò mi sono battuto con Calenda perché il simbolo di Renew Europe fosse nel simbolo».

 

Questo sguardo proiettato così avanti è il segno che leader politici di provenienza politica si rimpossessano della politica. È vero, Azione e Italia viva si apprestano a chiedere il voto teorizzando il ritorno del messia tecnico a Palazzo Chigi, cioè Mario Draghi. E non si sa se i due sono suoi autentici discepoli o se sfruttano quel nome per conquistare consensi. Ma se c'è un'area che oggi può rivendicare l'agenda del premier, questa è il terzo polo. Non il centrodestra, visto che Salvini e Berlusconi hanno lasciato le loro impronte sulla crisi di governo.

CARLO CALENDA MATTEO RENZI

 

E nemmeno la sinistra, dato che il Pd ha scelto di allearsi con chi non ha mai votato la fiducia alle larghe intese. Calenda e Renzi potranno essere un flop di cui nessuno parlerà più dal 26 settembre o potranno rivelarsi una novità politica con cui tutti dovranno fare i conti. Dipenderà prima dall'appeal che susciteranno nell'elettorato con le loro proposte e poi dalle capacità manovriere in Parlamento. Non dovevano andare insieme, «è stato il segretario del Pd a unirli», dice Ettore Rosato: «Forse avremmo dovuto ricordarlo nel simbolo con un "Grazie Enrico"». Storie tese.

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?