IL CARO PETROLIO PESA E IL REGIME DI TEHERAN NON CROLLA. TRUMP RISCHIA DI FINIRE IMPANTANATO IN IRAN E NEL SUO STAFF AUMENTA IL PRESSING PER CHIUDERE LA GUERRA - L'AUMENTO DEI PREZZI DEL PETROLIO, ARRIVATO ANCHE A SFONDARE LA SOGLIA DEI 100 DOLLARI AL BARILE, SONO CONDIZIONATE DALLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ, CHE L’IRAN AVREBBE INIZIATO A MINARE – IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA CHIEDE LA RIMOZIONE DELLE MINE E MINACCIA “CONSEGUENZE MILITARI MAI VISTE” (IL SUO PIANO NON E’ LIBERARE GLI IRANIANI DAL REGIME TEOCRATICO MA PRENDERSI IL GREGGIO) – NELLO STRETTO PASSA CIRCA UN QUINTO DEL PETROLIO E DEL GAS NATURALE LIQUEFATTO MONDIALE. E L’EUROPA? NON SUONA CON UN SOLO SPARTITO. GIORGIA MELONI, CHE TROVA UNO SPONDA IN MERZ, FRENA: “NON È IL MOMENTO DI SPEDIRE FREGATE ITALIANE A HORMUZ, SERVE UNA DE-ESCALATION” - DUE NAVI CARGO SONO STATE ATTACCATE NELLO STRETTO...
Seconda nave cargo attaccata nello stretto di Hormuz: equipaggio in salvo
Un'altra nave cargo è stata attaccata nello stretto di Hormuz: l'Ukmto, l'agenzia britannica per la sicurezza marittima, ha ricevuto la segnalazione relativa ad un'imbarcazione colpita da un proiettile non meglio identificato lungo la rotta di navigazione al largo della costa di Dubai. L'equipaggio è sano e salvo. Si tratta della seconda segnalazione di un incidente del genere nel giro di sole due ore: stamattina, un'altra nave cargo era stata colpita da un proiettile sconosciuto nello stretto
TRUMP
Dichiarare vittoria e chiudere la guerra contro l'Iran. Il pressing su Donald Trump diventa più intenso ora dopo ora. Il presidente degli Stati Uniti dice e ripete che "la guerra è praticamente finita" ma non basta. Nell'amministrazione si fanno sentire le voci che sollecitano una reale exit strategy per porre fine al conflitto e archiviare una pratica che rischia di avere effetti negativi per il presidente e per il partito repubblicano.Ufficialmente, tutto va secondo i piani.
donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran
Anzi, meglio. "Quando il presidente dice che l'Iran si trova in una condizione di resa incondizionata, intende che le minacce iraniane non saranno più supportate da un arsenale di missili balistici che li protegge nella costruzione di armi nucleari nel loro Paese", dice la portavoce della Casa Bianca,
Karoline Leavitt, aggiungendo che "sarà il presidente Trump a determinare quando l'Iran non rappresenterà più una minaccia credibile e diretta per gli Stati Uniti e i nostri alleati. Per quanto riguarda le truppe di terra, il presidente ne ha parlato ripetutamente.
Saggiamente, non esclude nessuna opzione in qualità di comandante in capo".
Nello scacchiere, pesa un fattore. L'aumento dei prezzi del petrolio, arrivato anche a sfondare la soglia dei 100 dollari al barile, ha reso più costosa la benzina anche in America. "I prezzi scenderanno", la rassicurazione di Trump.
Con le quotazioni del greggio condizionate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che l'Iran avrebbe addirittura iniziato a minare, gli annunci della Casa Bianca rischiano di non bastare: servono fatti.
LA MISSIONE HORMUZ
donald trump - isola di Kharg in iran
Anais Ginori e Antonello Guerrera per repubblica.it
La “missione Hormuz” prima annunciata, poi smentita, resta sul tavolo. Donald Trump la evoca come garanzia per «mantenere il flusso di petrolio», ma il dispositivo non è ancora finalizzato.
La Casa Bianca ha dovuto smentire che la Marina statunitense abbia già scortato una petroliera nello Stretto di Hormuz, dopo che il segretario all’Energia Chris Wright aveva pubblicato su X un post, cancellato pochi minuti dopo, nel quale rivendicava la «prima scorta» conclusa «con successo». Il messaggio, rimosso in fretta, ha inciso sui mercati, accelerando la discesa del greggio, con prezzi in calo di oltre il 15 per cento.
Poco dopo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha corretto la versione, negando l’inizio di scorte alle navi commerciali, ma ribadendo l’impegno a difendere il «libero flusso di energia».
ROTTE ALTERNATIVE ALLO STRETTO DI HORMUZ -
È esattamente quello che il regime di Teheran vuole impedire. Un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione ha avvertito che «qualsiasi movimento» della flotta americana nello Stretto verrebbe fermato da missili e droni. Secondo l’intelligence Usa, l’Iran starebbe già minando la rotta. «Nelle ultime ore abbiamo colpito e completamente distrutto dieci imbarcazioni e/o navi posamine», ha annunciato in serata Donald Trump, minacciando «conseguenze militari mai viste» se Teheran continuerà.
donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran
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Ieri sera Emmanuel Macron ha riunito all’Eliseo un nuovo Consiglio di Difesa per discutere tra l’altro della partecipazione a una missione navale strutturata nello Stretto. La Francia ipotizza di mettere a disposizione due fregate, avendo già inviato nella zona la portaerei Charles de Gaulle.
La “missione Hormuz” potrebbe seguire lo schema europeo di Aspides nel Mar Rosso contro i ribelli sciiti yemeniti Houthi, alleati di Teheran. Ma se la “zona rossa” in Yemen era di circa 80 chilometri, a Hormuz ci sono da coprire oltre 300 chilometri.
Ne hanno discusso anche i leader di Regno Unito, Germania e Italia in un nuovo colloquio telefonico. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha riferito al cancelliere Friedrich Merz e alla premier Giorgia Meloni la necessità di difendere le navi commerciali e riaprire uno snodo vitale.
navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz
Londra spera nell’ingresso nella “coalizione Hormuz” di altri alleati.
Come per la coalizione dei Volenterosi, però, gli americani sono fondamentali e per Londra nessuna operazione potrà essere messa in pratica senza la guida Usa.
Intanto perché scortare le imbarcazioni commerciali a Hormuz è un’impresa estremamente complessa, perché lo stretto è esposto a minacce di un raggio di 270 gradi, anzi 360, contando attacchi possibili di mini-sottomarini iraniani.
(...) E poi questa polveriera è stata innescata da Stati Uniti e Israele, e i britannici, contrari all’attacco preventivo, non vogliono e non possono prendersi una responsabilità così pesante.
MELONI
Lorenzo De Cicco per repubblica.it - Estratti
Non è il momento di spedire fregate italiane a Hormuz. Non adesso, senza una de-escalation. Giorgia Meloni lo ripete ai leader europei con cui è in contatto da 48 ore. Keir Starmer, Friedrich Merz.
E pure a Emmanuel Macron, che è il primo a proporre la mossa. Per la premier sarebbe «rischioso» esporre i militari italiani mentre dall’Iran continuano a piovere razzi. Si metterebbe a rischio la vita dei soldati. Incidente dietro l’angolo, esiti imprevedibili.
Per una scorta ai mercantili nel Golfo, è il ragionamento che circola a Palazzo Chigi, bisogna attendere un allentamento delle tensioni. Meloni condivide la linea con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
E sente pure il titolare della Difesa, Guido Crosetto, che nell’ennesima giornata tribolata riunisce insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano i vertici militari e dei servizi. Un’altalena di discussioni, tra scenari di guerra e tormentate analisi sui contraccolpi economici.
La premier non ha ancora sentito Donald Trump. Spinge adesso, invece, per un coordinamento Ue. Ma, a partire dalla strategia per Hormuz, l’Europa non suona con un solo spartito. Secondo fonti italiane, sulle fregate nello Stretto la posizione di Meloni non sarebbe distante da quella del cancelliere tedesco, che sosterrebbe un approccio graduale.
(...)
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
importanza dello stretto di hormuz nei flussi mondiali di petrolio
EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO
KEIR STARMER TRA I SOLDATI BRITANNICI
STRETTO DI HORMUZ
STRETTO DI HORMUZ
STRETTO DI HORMUZ
STRETTO DI HORMUZ
DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI

