UN CETRIOLO IN CU-RIA - LE VITTIME DEI PRETI PEDOFILI DENUNCIANO IL PAPA ALLA CORTE DELL’AJA CON L’ACCUSA DI AVER COPERTO GLI ABUSI - SECONDO IL RICORSO, RATZINGER, BERTONE E SODANO AVREBBERO TENTATO DI INSABBIARE LE INCHIESTE, TRASFERENDO I SACERDOTI INCRIMINATI, CON L’OBIETTIVO DI OSTACOLARE LA GIUSTIZIA - IL TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE, CHE PERSEGUE CRIMINI DI GUERRA E CONTRO L’UMANITÀ, POTREBBE NON ESSERE COMPETENTE (CONTRO QUESTI REATI PROCEDONO I SINGOLI STATI)…

Giacomo Galeazzi per "la Stampa"

Le vittime dei preti pedofili denunciano all'Aja il Papa «colpevole di crimini contro l'umanità». Un gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili (Snap) e il Centro per i diritti costituzionali hanno depositato alla Corte penale internazionale un ricorso che accusa Benedetto XVI e tre cardinali di aver coperto i reati commessi dal clero contro i minori. Il Vaticano, si legge nel documento, «ha sempre resistito all'idea di essere soggetto alla legislazione di altre autorità governativi, si tratti di leggi nazionali, internazionali o locali».

I vertici della Chiesa cattolica, dunque, vengono direttamente chiamati in causa. Ma dalla Santa Sede filtra solo un «no comment». Una strada scelta per non alimentare polemiche. Dal meeting a Monaco della Comunità di Sant'Egidio, l'arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, liquida la faccenda come «il solito tentativo anti-cattolico».

Perché Ratzinger, Bertone, Sodano e Levada? In qualche misura nel rapporto presentato dalle associazioni si fa leva su una loro responsabilità oggettiva per il ruolo che ricoprivano o ricoprono, sostenendo che tutti e tre, a partire da Joseph Ratzinger, avrebbero incoraggiato politiche e strategie volte a insabbiare i casi di pedofilia, ostacolando la giustizia; avrebbero contribuito a creare un clima di silenzio; avrebbero favorito il trasferimento dei preti pedofili e protetto i colpevoli. «Crimini commessi contro decine di migliaia di vittime, la maggior parte bambini, sono stati coperti da funzionari del Vaticano molto altolocati», sostiene Pamela Spees. La Snap stima che siano «20 mila i preti che hanno perpetrato abusi e che sono ancora in carica».

Accuse molto pesanti. Al di là della loro fondatezza, resta da vedere se l'Aja sia competente. La Corte, il cui statuto è entrato in vigore il primo luglio 2002, ha giurisdizione su crimini di guerra e contro l'umanità, genocidi, crimini di aggressione commessi in uno dei 117 Stati che hanno firmato lo Statuto o da chi vi sia residente. E può intervenire solo nel caso in cui uno di questi Stati non sia in grado o non manifesti la volontà di procedere in base alle proprie leggi o a quelle internazionali. Tra i Paesi firmatati del Trattato costitutivo di Roma non figura la Santa Sede. Gli Stati Uniti lo hanno firmato, ma non ratificato.

Il ricorso è definito dai suoi promotori uno «storico passo» per proteggere «tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili», un'iniziativa clamorosa che «per gli stupri e le altre violenze sessuali commesse nel mondo» presuppone «una diretta e superiore responsabilità del Papa e dei suoi più stretti collaboratori: il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il predecessore e decano del Sacro Collegio, Angelo Sodano e il prefetto dell'ex Sant'Uffizio, William Levada».

Le vittime dei preti pedofili tentano di trascinare all'Aja il vertice della piramide vaticana per cinque vicende portate all'attenzione del tribunale con la richiesta formale di aprire un'inchiesta. Casi avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti da Belgio, India e Usa. Il documento messo a punto dalle associazioni americane (un'ottantina di pagine firmato da Pam Spees, avvocatessa responsabile del Centro per i diritti costituzionali) prende in esame i casi più eclatanti di abuso, passando in rassegna la situazione in Canada, Usa, Irlanda, Belgio, Germania; parla del «rifiuto di collaborare con le autorità civili» da parte di quelle ecclesiastiche; esamina il fenomeno del «priest shifting», il trasferimento, deciso dalle autorità ecclesiastiche «dei religiosi responsabili di abusi in altra sede, dove potevano ancora aver accesso a bambini e ad adulti vulnerabili, continuando così a commettere abusi».

 

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