LA VENDETTA DELLA CIA - IL PRESIDENTE ACCUSA I SERVIZI PER I RITARDI NELLA REAZIONE ALL’ISIS E GLI 007 RIBATTONO: “LE NOSTRE INFORMATIVE RICEVETTERO POCA ATTENZIONE DALLA CASA BIANCA”

Carlo Panella per “Libero Quotidiano

 

barack obama 1barack obama 1

La Cia e i Servizi segreti Usa hanno aperto il fuoco di fila su Barack Obama: non ci stanno a essere da lui accusati di essere la causa dei ritardi indicibili nella reazione al Califfato nero. Con abituale cinismo, nei giorni scorsi durante la popolare trasmissione «60minutes», Obama ha infatti ammesso i ritardi nella reazione al Califfato nero, accampando però una giustificazione di basso profilo: «Non sono stato ben informato ».

 

Pronta le reazione dei Servizi che hanno fatto filtrare - naturalmente in forma anonima - la loro versione dei fatti addensando le responsabilità solo e unicamente al presidente: «Già dalla fine del 2013 abbiamo lanciato l’allarme sulla crescente minaccia dello Stato islamico in Siria e sulla sempre peggiore capacità di risposta da parte delle truppe irachene. Ma queste informative ricevettero poca attenzione da parte della Casa Bianca, alle prese con crisi su diversi fronti e riluttante all’idea di rallentare il ritiro delle truppe americane dall’Iraq.

 

george w bushgeorge w bush

Qualcuno tra noi ha cercato di insistere con queste informative, ma la Casa Bianca semplicemente non prestava attenzione, erano preoccupati da altre crisi, questa non era una grande priorità». Frasi fatte filtrare con tipica perfidia sul quotidiano filo Obama New York Times, che ieri le ha pubblicate con grande rilievo, tanto che il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha dovuto smentire che mai il suo principale avesse voluto scaricare sui Servizi responsabilità che sa bene essere solo sue in qualità di «Commander in Chief».

 

Perfidamente, il Wall Street Journal, da sempre anti Obama, ospita un lungo editoriale in cui lo consiglia «di chiedere subito il parere a George W. Bush», l’unico che può fargli recuperare i suoi fallimenti. D’altronde, che tutta la strategia di Obama sia improvvisata e inefficace è provato ogni giorno dagli obbiettivi fasulli e casuali dei suoi raid. Nonostante che abbia già sperperato un miliardo di dollari nei bombardamenti, il Califfato continua infatti ad avanzare.

 

Solo ieri, con giorni di ritardo, i jet Usa hanno iniziato a bombardare - con scarso effetto - i miliziani dell’Isis che stringono d’assedio la strategica città curda di Kobane in Siria dopo avere conquistato 60 villaggi. Assedio feroce (ieri hanno decapitato 4 pshmerga tra cui 3 donne), sinora totalmente ignorato dal Pentagono. L’unica speranza per Kobane è ora un intervento da terra dei tank turchi, che infatti si sono ammassati al di là della vicina frontiera.

Josh  Earnest Josh Earnest

 

Ma non è sicuro che Erdogan li impegni in un difficile scontro con l’Isis, in territorio siriano, per di più a favore dei curdi, con cui ha un lungo contenzioso dentro i confini della Turchia. Ancora: ieri il Califfato ha conquistato senza problemi - indisturbato dai raid aerei - un’altra base militare irachena nell’Anbar, vicino a Ramadi 60 Km a nord est di Baghdad. È così caduta nelle loro mani la base di Abu Aytha con i suoi 240 militari e la 30ma Brigata Corazzata.

 

Particolare non ininfluente: i militari iracheni si sono arresi dopo che per giorni non erano stati riforniti di cibo e armamenti.Una pura follia. Infuriati con Obama sono naturalmente i repubblicani, che guardano alle imminenti elezioni di mid-term. D’altronde, già il 26 giugno il repubblicano Mike Rogers, presidente della Commissione intelligence della Camera Usa, aveva denunciato l’inerzia della politica di Obama, difendendo la Cia: «Abbiamo ascoltato le intenzioni dichiarate dell’Isis.

 

MIKE ROGERS MIKE ROGERS

Abbiamo osservato i loro campi che venivano costruiti e sviluppati, li abbiamo osservati mentre si procuravano armi, abbiamo osservato mentre ottenevano finanziamenti, abbiamo osservato persone con passaporto occidentale che si presentavano nei loro campi, li abbiamo osservati tutti. Quanto accade è il risultato dell’indecisione, non è un fallimento dell’intelligence, è un fallimento di una politica, perché non reagire è una decisione. Non decidere è una decisione».

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